Pakistan, ancora un Natale difficile

Pakistan, ancora un Natale difficile

Dopo l’attentato della scorsa settimana contro una chiesa metodista a Quetta rafforzate le misure di sicurezza intorno a tutte le chiese. Ben sedici le stragi in chiesa in Pakistan negli ultimi vent’anni

 

Dopo l’attentato della settimana scorsa è un Natale ancora una volta blindato quello che si preparano a vivere i cristiani del Pakistan. Negli ultimi giorni, in diverse aree della provincia del Punjab, sono state arruolate guardie volontarie a integrazione del servizio di sicurezza garantito dalla polizia ed è in corso un addestramento intensivo. Ma c’è il rischio che iniziative di autodifesa incentivate da recenti attacchi possano essere interpretate come atti ostili verso i musulmani e quindi pretesto per ritorsioni.

Mai come in questo Natale appare difficile un equilibrio tra le necessità di protezione dei cristiani e i limiti della sicurezza garantiti alle minoranze. Secondo fonti d’informazione pachistane, sono almeno 16 le chiese cattoliche e di varie denominazioni cristiane sottoposte a atti terroristici o oggetto di attacchi organizzati dal 1997, ma il numero va crescendo.

Il 17 dicembre, a Quetta, capoluogo della provincia del Balochistan, due uomini armati hanno attaccato l’edificio della chiesa metodista Bethel Memorial dove si trovavano 400 fedeli in preghiera. Hanno fallito nel tentativo di fare esplodere tra la folla dei fedeli l’esplosivo che portavano, ma nella sparatoria e nella deflagrazione sono rimaste uccise 13 persone. Un’azione rivendicata dall’Isis, anche se le autorità non ne hanno confermato l’autenticità.

Due giorni dopo, una cinquantina di individui hanno assaltato la chiesa dedicata a San Paolo nella città di Sambrial, nella provincia del Punjab. In un’azione che ha più le caratteristiche di un atto dimostrativo, ignoti hanno sparato colpi in aria e provocato danni di piccola entità. L’azione è stata denunciata da parte cattolica come un atto intimidatorio da parte di alcuni pastori protestanti che – con l’appoggio al partito islamista Tehreek-e-Insaf – vorrebbero utilizzare l’area della chiesa per loro iniziative. Per padre Victor Sawera, che cerca di mediare nella disputa con i protestanti dal suo arrivo in parrocchia lo scorso luglio, si tratta “di una questione interna (alla comunità cristiana) e i musulmani non dovrebbero essere coinvolti”.

Due eventi diversi per collocazione e per motivazioni, che hanno però alzato la tensione in un tempo di Natale che già risente della situazione complessiva del Paese, con le pressioni dell’estremismo religioso sulla politica, la persistenza del terrorismo islamista e la costante discriminazione delle minoranze religiose che favorisce la loro persecuzione.
Non a caso, dopo l’attacco di Quetta, il presidente della Conferenza episcopale del Pakistan e arcivescovo di Islamabad, mons. Joseph Arshad, ha ricordato come “l’attacco codardo e disumano alla chiesa e ai fedeli innocenti” sottolinei l’urgenza di “rafforzare le misure per la protezione di tutti i cittadini, soprattutto durante questo periodo natalizio”.

Con un intervento inedito, lo stesso capo delle forze armate, il generale Qamar Javed Bajwa, ha parlato di un’attentato che ha avuto come bersaglio “i nostri fratelli cristiani” come di un “tentativo di offuscare le celebrazioni natalizie”. Celebrazioni che già risentono di un più elevato livello di allerta, nel ricordo del doppio attacco terroristico che a Pasqua 2016 ha colpito una chiesa cattolica e una protestante a Lahore, provocando un’ottantina di morti.
Lo stesso capo della polizia del Beluchistan, Moazzam Jah, ha confermato che la chiesa metodista, come altri luoghi di culto cristiani, era stata posta sotto protezione per il periodo natalizio.