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Riconoscenza

Pochi giorni fa, da un numero telefonico che non conoscevo ho ricevuto un sms, la cui insolita introduzione mi ha incuriosito: «Oggetto: Riconoscenza». Seguiva un breve messaggio che riporto con parole mie: «Padre, qualcuno le aveva chiesto di pregare per me, gravemente ammalato, e mi aveva informato che lei lo avrebbe fatto, insieme alla sua comunità. Si vede che in Paradiso hanno ascoltato, e sono guarito. Grazie!».

Mi sono emozionato… È comune sentire lamentele e dubbi sul perché «Dio non mi ascolta», ma non è altrettanto comune ricevere un grazie esplicito perché «Dio ha ascoltato la vostra preghiera per me». Nel Vangelo secondo Luca (17,12-19) si legge che Gesù disse a dieci ammalati che lo imploravano di liberarli dalla lebbra di andare a presentarsi ai sacerdoti incaricati di certificare la guarigione; mentre stavano andando, sentirono di essere perfettamente guariti, ma uno solo ritornò per ringraziare, dando lode a Dio. «E gli altri?», chiese Gesù, aggiungendo che la riconoscenza di questa persona era l’atto di fede che lo salvava.

San Paolo fa una riflessione interessante a proposito della riconoscenza. Pur viaggiando e predicando instancabilmente, lavorava come tessitore di tende per non dipendere da nessuno, evitando così ogni sospetto che la sua missione fosse motivata da interessi personali. Aveva però accolto una richiesta particolare: sollecitare, nei suoi viaggi, offerte per i poveri della comunità cristiana di Gerusalemme. Invitando i cristiani di Corinto a partecipare alla colletta, Paolo li incoraggia a essere generosi: «L’adempimento di questo servizio non provvede solo alle necessità dei santi (cioè dei nuovi cristiani), ma deve anche suscitare molti ringraziamenti a Dio (…). Essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione  del vangelo di Cristo, e per la generosita’ della vostra comunione con loro e con tutti. Pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi» (IICorinti 9, 11ss). In altre parole, la vostra offerta non solo aiuta la vita dei poveri, ma ha un valore in più: suscita il loro ringraziamento a Dio… Quando da un atto di solidarietà umana nasce la riconoscenza di chi è beneficato, questa può far risalire a Dio il merito del bene ricevuto. La riconoscenza nasce da un cuore attento e sfocia nella fede.

L’sms ricevuto mi ha fatto ricordare un semplicissimo episodio di qualche anno fa, quando un amico che era venuto a trovarmi in Bangladesh vide un’anziana mendicante che conoscevo. Gliela presentai e scambiammo qualche parola. Più tardi – in disparte – mi diede una somma relativamente alta, pregandomi di darla proprio a lei. Il giorno dopo tornai sul posto e gliela consegnai dicendo: «Oggi puoi fare festa, il mio amico che hai visto ieri ti dà questo!». La donna guardò la somma con stupore e disse subito: «Al hamdu Lillah» («Sia lode a Dio!»). Le dissi scherzosamente: «Ma questo regalo te lo fa il mio amico!». «Certo – mi rispose – ma è Allah che lo ha ispirato!».

Questo ricordo e il messaggio di ringraziamento per la mia preghiera mi hanno fatto pensare che questo atteggiamento interiore di grande valore è da applicare anche a dei due “fronti” della missione: da un lato, la chiesa, la comunità che manda e sostiene i missionari e, dall’altro, i missionari stessi che operano, anche grazie al sostegno che continuano a ricevere dalla loro comunità di origine.

Soprattutto dalla seconda metà del 1800, alcune comunità cristiane, specialmente degli Stati Uniti d’America, del Canada e dell’Italia, hanno mandato missionarie e missionari in quest’area che ora è il Bangladesh, e li hanno sostenuti. Messaggeri di una fede che veniva da Paesi lontani, hanno potuto lavorare e annunciare. Oggi c’è una Chiesa in Bangladesh che non solo riceve, ma manda missionari altrove. Sono molti i membri di minoranze etniche che hanno accolto e stanno accogliendo il Vangelo, dando vita a realtà interculturali vive, che non vanno idealizzate, ma neppure considerate poco significative. Come risulta chiaramente dalle sue lettere, difetti anche gravi e gravissimi non mancavano nemmeno nelle comunità create da Paolo, che ne parla chiaramente, anche con durezza, ma rimanendo ancorato alla certezza che la loro esistenza e le loro opere sono opere di Dio, di cui essere grato. Non i sapienti «di questo mondo» hanno accolto la Parola, ma i piccoli, coloro che agli occhi del mondo contano poco o nulla (cfr. I Corinti 1, 26ss). D’altra parte questa è la scelta di Dio: Gesù, pensando ai suoi uditori e seguaci, non si è detto deluso perché le persone importanti non solo non lo ascoltavano, ma lo rifiutavano; al contrario, è “esploso” in un inno di ringraziamento: «Esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”» (Lc 10, 21).

Ciò che Paolo scrive riguarda non solo i missionari, ma le Chiese che hanno inviato e sostengono i missionari, e le Chiese che sono nate dalla loro attività, che ancora vengono aiutate in vari modi. Molti dei loro fedeli ringraziano, e lo fanno proprio lodando Dio, spontaneamente e sinceramente. Questa lode può venire anche da credenti non cristiani, i quali non si fanno tante domande, ma istintivamente sentono che “sopra” queste persone che li aiutano c’è Qualcuno che li ha mandati.

Il «grazie» appena letto sull’sms, mi fa pensare che non solo il nostro servizio in Bangladesh, ma la missione di tutta la Chiesa è all’origine di una lode continua, che lungo le 24 ore di ogni giornata percorre il mondo e i vari popoli che lo abitano. Lodiamo noi che siamo aiutati, lodano coloro che vengono aiutati da noi, e lodano coloro che aiutano: vedono i frutti del loro aiuto e sanno che così opera la Provvidenza, realizzando silenziosamente la promessa di Gesù: «Io sarò con voi». La Chiesa ha questo compito, essere espressione dell’amore di Dio per tutti, “coniugando” i vari motivi e modi in cui questo amore si esprime, portando l’annuncio a chi non lo ha ancora sentito, per lodare Dio insieme: chi aiuta e chi viene aiutato.

E allora mi permetto di invitare chi mi legge: ringraziate il Signore per ciò che – grazie a voi – possiamo essere e fare, e noi vi ringraziamo per ciò che siete e che fate per noi. «A maggior gloria di Dio» avrebbe aggiunto San Ignazio!

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