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Icona decorativa, Icona decorativa29 Marzo 2017 Anna Pozzi

«Shibu, Maruf e la mia maternità tra il Bangladesh e l’Italia»

Sara Foschi, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, in Bangladesh è diventata madre autentica di molti bambini con disabilità. E per loro e con loro è tornata a Bellaria. Stasera sarà al Pime di Milano per portare la sua testimonianza
  «Maternità per me significa prendersi cura della vita che il Signore ti affida». Sara Foschi ha 37 anni, non è sposata e non è madre naturale. Ma è madre autentica di tanti figli che ha incontrato lungo la sua strada in Bangladesh. Una strada disseminata di molti “sì”. Sì alla vita. I suoi sono tutti “figli” molto speciali, e per questo bisognosi di amore e cure altrettanto speciali. Sono bambini abbandonati, scartati o disprezzati. Spesso disabili e dunque doppiamente penalizzati: dall’handicap e dallo stigma. Due di loro, in particolare, sono diventati parte integrante della vita di Sara: Shibu, che aveva quasi due anni e pesava meno di due chili, segnato da pesante disabilità e grave malnutrizione. E poi Maruf, che ha un lieve ritardo mentale e un grande cuore. È diventato l’altro figlio, ma soprattutto il fratello che Shibu non ha mai avuto. Con loro due – e per rispondere a un bisogno di Shibu che rischiava la vita – Sara è tornata in Italia, dopo dodici anni in Bangladesh. Di nuovo nella sua città, Bellaria, nel Riminese. Con la sua piccola famiglia bangladese e con la famiglia d’origine. E tanti amici intorno. Oltre ai membri della Comunità Papa Giovanni XXIII di cui è entrata a far parte molti anni fa. Per continuare a vivere la sua speciale maternità. La sua storia è raccontata ampiamente in questo articolo in uscita sul numero di aprile 2017 di Mondo e Missione. E questa sera alle 21 Sara Foschi sarà al Centro missionario Pime di Milano (via Mosé Bianchi 94) per portare la sua testimonianza nell’ultimo degli incontri di Quaresima. «Maruf e Shibu mi considerano la loro madre e io con loro ho vissuto autenticamente l’esperienza della maternità – racconta Sara -. Lo stesso con tutti quelli che ho dovuto lasciare a Chalna. Non è stato facile venire via. Mi sono messa nelle mani del Signore. E sono tornata in Italia per rispondere un’altra volta alle esigenze di Shibu, del più debole di tutti. In ospedale in Bangladesh ha rischiato più volte la vita. Non era scontato che andasse bene qui in Italia. Ma ce l’ha fatta di nuovo!».

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