Apriamo il cuore al Vangelo della bellezza
L’EDITORIALE. La bellezza suscita lo stupore e la meraviglia dai quali, insegnano i filosofi greci, nasce la conoscenza. Ignazio di Loyola insegnò a pregare esercitando la facoltà dell’immaginazione per gustare con i sensi la bellezza delle cose di Dio. La bellezza è possibile perché è il linguaggio con il quale il Creatore ci raggiunge e si rivela
La poetessa Cristina Campo scrive che c’è una domanda urgentissima che nessuno può eludere: «Perché sei qui e cosa devi fare? Testimoniare la bellezza, ecco, questo sì, mi sembra». È la bellezza che suscita lo stupore e la meraviglia dai quali, insegnano i filosofi greci, nasce la conoscenza. Gli artisti attivano l’immaginazione partecipando così all’opera di Colui che della bellezza è l’origine. Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, insegnò a pregare esercitando la facoltà dell’immaginazione per gustare con i sensi la bellezza delle cose di Dio. La bellezza è possibile perché è il linguaggio con il quale il Creatore ci raggiunge e si rivela.
Noi stessi, donne e uomini, siamo sua immagine – il fondamento della nostra straordinaria dignità – e dunque tutto di noi è bello. Caterina da Siena ha un’espressione commovente: «Tu sei Creatore ed io creatura. E tu sei innamorato della bellezza della tua creatura». Caterina, e Francesco d’Assisi come lei, sono testimoni di una stagione di profonda unità – nel segno dell’armonia – tra il Creato, gli esseri umani e il loro Creatore. Era un tempo in cui il nostro mondo, non ancora minacciato dall’opera predatoria dell’uomo, suscitava spontaneamente stupore per la grandezza di Dio.
Oggi la vita quotidiana è abbruttita dai ritmi incalzanti del materialismo capitalista e dalla devastazione dell’ambiente. Il tempo della vacanza è una opportunità quanto mai preziosa: rinunciarvi è ammettere la sconfitta della qualità della vita per sottomettersi all’imperialismo del denaro e dello sfruttamento. C’è il diritto al tempo interiore per un dialogo con Dio; dobbiamo vivere gli spazi offerti dall’arte e dalla natura che ci fanno ritrovare la dimensione del cuore e dell’anima. Viviamo invece in un tempo in cui cresce a dismisura il numero dei lavoratori a cui questo diritto fondamentale, iscritto nella nostra dignità di figli di Dio, viene negato.
C’è stata una stagione in cui la predicazione missionaria si appellava a un’immagine di Dio che suscitava più paura che stupore per la bellezza del Vangelo. La religione della paura non ha cittadinanza nel tempo della libertà dei figli di Dio, creati a sua immagine. Questo numero della nostra rivista racconta anche del santuario della Montagna Spaccata di Gaeta, da cento anni affidato ai missionari del Pime. Recenti restauri l’hanno reso ancora più suggestivo. Qui storia, spiritualità, accoglienza e bellezza sono armoniosamente unite. In questo luogo speciale, e ovunque nel mondo, i missionari annunciano il Vangelo della bellezza. Come gli artisti, vedono oltre, hanno uno sguardo che sa scrutare i segni della presenza di Dio. In un mondo devastato dalla distruzione e da ogni sorta di bruttura, mi sembra un prezioso messaggio di speranza.
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