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Reportage ad alta quota

Il festival Geografie sul Pasubio, promosso dall’editore Keller, unisce trekking e incontri con autori nello scenario dell’Alpe Pozza. Per “narrare i luoghi e i popoli”

Cosa c’è di meglio che ascoltare racconti di viaggio e testimonianze da angoli cruciali di questo nostro mondo inquieto dalla viva voce di autori provenienti da tanti luoghi diversi? C’è il farlo circondati dagli scenari suggestivi della montagna, come quelli del Monte Pasubio, sulle Prealpi al confine tra le province di Vicenza e Trento.

È l’originale formula di “Geografie sul Pasubio”, il festival ideato dall’editore Keller e che all’insegna dello slogan “Narrare i luoghi e i popoli” propone incontri ad alta quota sul reportage e il viaggio, uniti ai trekking tra rifugi e alpeggi. Quest’anno la rassegna, giunta all’VIII edizione, si svolgerà dal 17 al 19 luglio (dopo un’anteprima il 16 a Rovereto) nei prati antistanti il rifugio Vincenzo Lancia, a 1.825 metri di altitudine sull’Alpe Pozza, nel comune trentino di Trambileno. Lì si daranno appuntamento autori e appassionati di storie, per parlare di aree “calde” e a volte poco conosciute, guardando soprattutto a Est, tra Balcani e Caucaso fino alla Russia. E con il filo conduttore delle acque, quelle contese dalla geopolitica e quelle messe a rischio da inquinamento, spreco e cambiamento climatico.

Tra i protagonisti dell’evento ci sarà il Mar Nero, raccontato da Marco Ansaldo, di cui è uscito per Marsilio un libro, Mare Nero appunto, dedicato al “grande lago salato” che fu confine sensibile dell’Impero romano e scenario nei secoli di sfide commerciali e scontri armati, oggi area cruciale non solo per il conflitto russo-ucraino ma anche per gli interessi globali di cui è crocevia. Il giornalista, già inviato di la Repubblica in Turchia, guiderà il pubblico da Odessa a Varna, in Bulgaria, dalla georgiana Batumi, dove si va in vacanza all’ombra della minaccia russa, alla Romania, cerniera sottile tra l’Europa e le sue periferie orientali. Fino all’Abkhazia, alla Crimea e a Trebisonda, in Turchia, per conoscere i popoli ma anche  miti e leggende.

Sarà invece il giornalista britannico Oliver Moody, corrispondente da Berlino per il Times e autore di Baltico. Il mare conteso al centro del nostro futuro (Marsilio) a parlare di una regione a lungo ai margini dell’attenzione dell’Occidente, diventata oggi punto nevralgico in cui si scontrano modelli di governo, visioni del mondo e ambizioni di potenza.

Non poteva mancare un’immersione nei Balcani e nel Caucaso, affidata ai francesi Jean-Arnault Dérens e Laurent Geslin, coautori per Keller del reportage Dove si incontrano le acque, Premio Louis Castex de l’Académie Française. Da lì si partirà per raccontare avventure di viaggio e scampoli di storia e parlare di minoranze dimenticate, Paesi che non esistono più o non esistono ancora, migrazioni che non si fermano mai. Attraverso i confini, dall’Adriatico, al Mar Egeo, al delta del Danubio.

Tra passeggiate e pernottamenti in rifugio, dagli altipiani del Pasubio ci si proietterà fino in Russia, per raccontarla da prospettive diverse. Il giovane autore Nicolas Rodigari condividerà il suo lungo viaggio via terra, ripercorso nel libro Appunti di Russia (Ediciclo), in un Paese sempre più isolato e impenetrabile, per provare a capire cosa pensano davvero i suoi abitanti, tra propaganda di regime e distorsioni mediatiche. I giornalisti investigativi russi Andrei Soldatov e Irina Borogan, ora in esilio, parleranno invece della trasformazione della società da cui provengono, partendo dal loro testo più recente, Our Dear Friends in Moscow: The Inside Story of a Broken Generation (edito da PublicAffairs). I due seguono le vite di un gruppo di amici cresciuti dopo il crollo sovietico, raccontando come le speranze di una generazione siano state sostituite da autocrazia e paura, tra esilio e fedeltà al regime di Putin.

E se il giornalista, scrittore e poe­ta bulgaro Dimiter Kenarov accompagnerà il pubblico con uno sguardo originale tra le pieghe del suo Paese (ma anche tra il passato e il presente dell’Ucraina), la spagnola Virginia Mendoza tornerà a parlare di acque. Ma, questa volta, da un punto di vista del tutto particolare, come quello del suo libro La ricerca dell’acqua. Una storia umana della sete (Bompiani). Un viaggio attraverso luoghi ed epoche alla scoperta di come la sete ci condiziona: ha spinto i nostri antenati oltre l’Africa e ci ha convinto a insediarci lungo i fiumi; ha visto l’origine e il crollo delle civiltà; ha dato impulso alla scienza. E anche oggi ci unisce e ci divide, mentre cerchiamo di far fronte alla sfida dei cambiamenti climatici, tra alluvioni e stagioni di siccità.

“Geografie sul Pasubio”, che prevede anche una serie di incontri “off” lungo l’arco dell’anno a Rovereto, è insomma un’occasione fuori dal comune dedicata – come sottolineano gli organizzatori – a «persone curiose, disposte a usare testa e gambe per inseguire le storie». Info e iscrizioni: geografiesulpasubio.it

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