Skip to main content
Icona decorativa, Icona decorativa12 Ottobre 2026 Redazione

La Papua Nuova Guinea celebra Mazzucconi

Grandi celebrazioni nella diocesi di Alotau-Sideia per i duecento anni dalla nascita del beato Giovanni Mazzucconi, ucciso sull’isola di Woodlark nel 1855, primo martire del Pime

In occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Giovanni Mazzucconi (nato a Lecco il 10 marzo 1826), anche la Chiesa della Papua Nuova Guinea, i missionari del Pime tuttora presenti nel Paese e le missionarie dell’Immacolata, hanno celebrato l’importante ricorrenza, ricordando una figura che è ancora molto conosciuta e amata anche in questa terra. Il beato Mazzucconi era partito con il primo gruppo di missionari dell’allora Seminario Lombardo alla volta dell’Oceania, dove trovò ben presto il martirio sull’isola di Wodlark il 7 settembre 1855.

Pubblichiamo di seguito l’omelia prounciata dal nunzio apostolico Maurizio Bravi, ad Alotau, lo scorso 27 settembre, in occasione della commemorazione.

Fratelli e sorelle nel Signore,

Sono molto contento di essere tra voi, come Rappresentante del Santo Padre Leone XIV, e di presiedere questa celebrazione, con la quale ricordiamo i 200 anni della nascita del Beato Giovanni Battista Mazzucconi. Era un giovane sacerdote, missionario del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (PIME), martire della fede in questa terra di Papua Nuova Guinea, ucciso in un giorno di settembre dell’anno 1855. All’ingresso di questo centro diocesano vi è una statua che ricorda lui ed il suo sacrificio. Per l’autorità apostolica di San Giovanni Paolo II, egli è stato dichiarato beato il 19 febbraio 1984 e la Chiesa lo venera come autentico martire di Cristo.

Il Beato Giovanni è nato il 1° marzo 1826, in un piccolo villaggio dell’Italia del Nord, a Rancio, in provincia di Lecco, nell’archidiocesi di Milano. È nato in una famiglia che i suoi genitori, Giacomo e Anna Maria Scuri, hanno fondato sui principi e i valori del Vangelo e della tradizione cattolica. Giovanni era il nono di 12 figli: due suoi fratelli divennero sacerdoti come lui (Michele e Ubaldo) e 4 sorelle entrarono nella vita religiosa. Una famiglia molto religiosa, unita, devota, di solidi principi morali, da tutti riconosciuta come una “famiglia di santi”.

All’età di 14 anni (1840), Giovanni entra in seminario. È deciso a voler diventare sacerdote. Si dedicherà con entusiasmo agli studi e nel rispondere ogni giorno con gioia alla chiamata che il Signore gli ha rivolto. Conclusi gli studi nel seminario milanese, il 25 maggio 1850, con appena 24 anni di età, viene ordinato sacerdote. Il suo cuore e la sua vita sono consacrati decisamente a Cristo e all’esercizio del  ministero sacro.

Egli, però, non viene destinato in una parrocchia: nel suo cuore vi è da sempre un desiderio che lo anima e che si fa sempre più preciso. Qualche giorno prima dell’ordinazione chiede di entrare nel nuovo Istituto del PIME, dichiarando al Superiore Mons. Angelo Ramazzotti: “le missioni sono il segreto desiderio del mio cuore già da alcuni anni e questo è il voto che io voglio presentare a Dio la prima volta che discende nelle mie mani”. In questo modo traccia quello che sarà il cammino della sua futura vita. Unisce l’essere sacerdote con l’essere un missionario, sentendo dentro di sé l’urgente appello di Gesù a diffondere ovunque il Vangelo della salvezza. A questo ideale di vita egli si consacra senza riserve!

Il Beato Giovanni potrà esercitare il sacerdozio per soli cinque anni e saranno tutti dediti alla missione. Infatti, dopo una preparazione di due anni (forse non del tutto sufficiente), nel 1852 egli è tra i primi missionari del nuovo Istituto. Per l’occasione ha composto una preghiera che ancora oggi è recitata nella “funzione di partenza” dei missionari del PIME. Vi si legge anche questa invocazione: “Beato quel giorno in cui mi sarà dato di soffrire molto per una causa così santa e così degna, ma ancor più benedetto il giorno in cui sarò trovato degno di versare il mio sangue per questa causa e per essa morire”. È una dichiarazione coraggiosa di colui che è disposto a tutto, anche al martirio del sangue, pur di portare il Vangelo ovunque.

La vita apostolica del Beato Giovanni ha conosciuto solo la primavera. Era giovanissimo quando ha risposto alla chiamata di Dio. Era giovane quando si consacrò alla missione. Era giovane quando affrontò l’oceano. Era giovane quando incontrò la morte, all’età di 29 anni. E questo ci ricorda una verità importante: la santità non è il compimento di una vita lunga; ma è il compimento di una vita donata. Non conta quanti anni viviamo. Conta per chi viviamo. Non conta quanto tempo ci viene concesso. Conta che cosa facciamo del tempo che ci è donato.

Immaginate quel gruppo di giovani che, per la prima volta, lasciano le loro terre verso un mondo del tutto sconosciuto. Erano 5 sacerdoti e 2 catechisti. Perché si misero in viaggio verso queste terre? Non fu una loro idea. Fu piuttosto un atto di obbedienza verso il Papa Leone XIII e la Congregazione romana per l’Evangelizzazione dei Popoli che decisero di inviarli in Oceania. I padri Maristi che avevano iniziato la missione a Rook e Woodlark due anni prima chiesero di essere sostituiti. Ebbene, tutti quei cinque sacerdoti ricevettero il titolo di “missionari apostolici”, insieme con alcune istruzioni  circa il loro campo di missione. Uno di loro, Paolo Reina fu anche nominato Prefetto Apostolico per la Melanesia e la Micronesia.

Così,  dopo più di 7 mesi di viaggio difficile e faticoso, iniziato il 16 marzo 1852, dal suo villaggio natale di Rancio, il Beato Giovanni e i suoi  compagni arrivano in questa parte del mondo. Fanno sosta a Sidney e a fine settembre si rimettono in mare per raggiungere le due isole che sono state loro assegnate. Alla fine di ottobre 1852 Padre Giovanni arriva sull’isola di Rook (oggi Umboi Island) e vi rimarrà fino a gennaio 1855. In totale 2 anni e 2 mesi di vita missionaria. Non furono tempi facili, sia per le ardue condizioni di vita, sia per il sopraggiungere di malattie e febbri alte, sia per un atteggiamento ostile degli abitanti verso i missionari. Uno dei due catechisti, Giuseppe Corti, morirà  in quell’isola (17 marzo 1855). Gli altri due sacerdoti lasceranno anch’essi l’isola. P. Giovanni vive tutto con gli occhi della fede. Un giorno domanderà a se stesso quanto sia riuscito a fare e scriverà: “Io vi potrei dire che abbiamo fatto molto, perché molto abbiamo sofferto e credo che questo, unito alla preghiera, sia l’unico mezzo per chiamare la misericordia di Dio su questi popoli che hanno bisogno di una misericordia veramente grande”.

Finalmente, a gennaio 1855, Giovanni viene trasportato a Sydney, dove arriverà il 19 aprile (il capitano della piccola nave non voleva prenderlo a bordo, temendo che sarebbe morto durante il viaggio, tanto era in assai precarie condizioni). Il Beato Giovanni riuscirà a rimettersi in forze e deciderà di ripartire per Rook il 18 agosto 1855: sarà il suo ultimo viaggio, quello che si concluderà con il martirio, davanti all’isola di Woodlark, intorno all’inizio di settembre 1855.

Mi fermo qui nel raccontare la sua storia di vita, perché c’è tutto quello che è necessario sapere per noi che lo veneriamo come vero martire di Cristo. La sua giovane vita fu un esempio di risposta alla chiamata che Dio rivolge a tutti i battezzati: la chiamata alla santità. Sì, bisogna proprio riconoscere che il Beato Giovanni, prima di essere martire, fu un santo: per come ha esercitato il sacerdozio; per come ha vissuto la fede e l’ha quotidianamente nutrita; per come ha esercitato le virtù della vita cristiana. Potremmo dire che egli è giunto al martirio preparandosi ad essere santo. E quell’atto finale della sua esistenza terrena è il coronamento di una vita donata a Cristo, al Vangelo, alla Chiesa, alla missione.

A lui si possono riferire le parole di San Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Né la vita, né la morte… né presente, né avvenire… né alcun’altra creatura, niente potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore” (Romani 8,35-39). Egli fu come un chicco di grano, come nella parabola di Gesù: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Queste parole sembrano scritte per la vita di ogni missionario. Mazzucconi è stato un chicco di grano gettato lontano. Lontano dalla sua terra, dalla sua famiglia, dalle sue amicizie. È stato un chicco di grano che Dio ha voluto nascondere nella terra dell’Oceania e farlo germogliare laddove sembra ci sia solo la morte. Il sangue dei martiri non è mai sterile. La vita donata non è mai perduta. L’amore consumato per Cristo non scompare. Diventa seme a sua volta. Diventa memoria viva. Diventa vocazione. Diventa missione. Diventa speranza. Ecco perché, duecento anni dopo la nascita di Giovanni Battista Mazzucconi, noi siamo qui. Il chicco è morto; ma il frutto che ha fatto germinare continua nel tempo.

Il martirio dei cristiani ci ricorda quanto Cristo sia necessario alla nostra vita di fede. Tanto che il martire arriva a perdere la vita stessa, piuttosto che viverla senza quel suo centro di valore, che è Cristo. Pensiamo ai tanti cristiani che ancora oggi, in diverse parti del mondo, soffrono e muoiono per il nome di Gesù, ma non vogliono rinnegare la loro fede ed il loro amore verso il Signore. È questo il cuore del martirio cristiano: non morire contro qualcuno, ma rimanere nell’amore di Cristo anche davanti a chi fa del male. Qui comprendiamo la forza soprannaturale dei martiri: essi non vincono perché sono più forti dei loro persecutori; vincono perché l’amore che hanno ricevuto da Cristo non riesce a essere spento dall’odio.

Cosa insegna a noi il Beato Mazzucconi? Dal momento che è stato dichiarato beato, egli è offerto a tutta la Chiesa come un modello e un esempio di vita cristiana. In che cosa noi possiamo imitarlo?

Cari fratelli e sorelle, egli ci dice anche oggi che si è fedeli al battesimo solo se si fa crescere la fede donataci e si diventa così testimoni credibili. La vocazione comune di tutti i cristiani non è il martirio. Nessuno cerca la propria morte. La nostra vocazione è la santità, è la vocazione a essere santi, a essere testimoni dell’amore più grande che è quello di Dio per l’umanità. Forse, nessuno di noi è chiamato al martirio; ma è vero che siamo chiamati ad essere santi! A cominciare dalla nostra vita quotidiana. Ci sono persone che nessuno chiamerà mai martiri, ma che ogni giorno donano la propria vita nel silenzio e sono veri testimoni di Cristo: una madre affettuosa, un padre premuroso, un sacerdote santo e zelante, un consacrato nei voti di povertà, obbedienza e castità, una persona misericordiosa che assiste un malato. Ecco a cosa il Beato Mazzucconi ci incoraggia: ad essere testimoni! Ma testimoni veri! Testimoni credibili della fede ricevuta e vissuta nella quotidianità.

Duecento anni dopo la nascita del Beato Giovanni Battista Mazzucconi, il suo esempio di vita interpella anche oggi tutti noi. Penso, in particolare, ai sacerdoti missionari del PIME e ai seminaristi che si preparano per la missione.

Il Beato Giovanni non ci direbbe: “Guardate ciò che ho fatto io”. Ci direbbe, invece: “Guardate ciò che Cristo può fare quando trova un cuore che si affida a Lui”! La sua vita ci insegna che Dio può prendere una giovane esistenza e trasformarla in una luce brillante per la Chiesa. Può prendere un uomo fragile e renderlo forte. Può prendere un piccolo seme e farne germogliare molto frutto. Può prendere persino una morte e trasformarla in vita.

In questa celebrazione invochiamo per tutti noi l’intercessione del Beato Mazzucconi. Ma ancora più con insistenza chiediamo la grazia di essere santi come lui. Chiediamo il suo coraggio, la sua passione missionaria, la sua trasparente testimonianza. E soprattutto chiediamo che ciascuno di noi, secondo la propria vocazione, sia un vero testimone di Cristo e del Vangelo, laddove il Signore ci ha messi: nella famiglia; nella comunità; nella Chiesa; tra le persone che incontriamo ogni giorno.

Il Beato Giovanni, alla viglia del ritorno nell’Isola di Rook scrisse: “Non so che cosa il Signore mi prepari nel viaggio che incomincio domani. So una sola cosa, so che Egli è buono e mi ama immensamente; tutto il resto, la calma e la tempesta, il pericolo e la sicurezza, la vita e la morte non sono che espressioni mutabili e momentanee del caro amore, immutabile, eterno”.

“Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Davvero nella vita del Beato Giovanni ha brillato la luce della grazia e della bontà divina e per questo dono noi oggi rendiamo grazie a Dio Padre! Amen! +

Articoli correlati

| Redazione | ,
A 800 anni dalla morte, lo stile missionario di san Francesco – uno stile disarmato, fatto soprattutto di ascolto…
| Giorgio Licini | , ,
Non è il cambio di rito a minare la genuinità della celebrazione eucaristica, ma la superficialità. Servono cura delle…
| Franco Cagnasso | , ,
Pochi giorni fa la piccola comunità che fa parte di “JoyJoy” ha festeggiato “solennemente” il quarto anniversario della…