Cambiare per rimanere noi stessi
L’EDITORIALE. Il Sostegno a distanza del Pime cambia formula. Ma le linee guida che ci ispirano continuano a essere quelle del rispetto della dignità di ciascuna persona, a cominciare dai bambini. Ascoltalo in podcast
Il Sostegno a Distanza è nato, qui in Italia, grazie ai missionari del Pime che a Milano e a Napoli hanno promosso questa forma di solidarietà fin dagli anni Sessanta del secolo scorso. L’idea era pionieristica: il futuro dell’umanità e il riscatto dalle condizioni di subalternità e povertà si fondano innanzitutto sulla formazione scolastica dei bambini e dei ragazzi. In quegli anni, molti educatori, tra cui don Lorenzo Milani, hanno mostrato che non esiste giustizia sociale finché non si offrono a tutti i giovani le stesse opportunità di studio.
I missionari, grazie al contributo di migliaia di generosi benefattori, hanno sostenuto decine di migliaia di bambini in tutto il mondo, comprese le ragazze, spesso ingiustamente escluse dai percorsi scolastici. Una volta adulti, molti di loro sono diventati protagonisti nel campo civile, ecclesiale ed economico dei loro Paesi, contribuendo al progresso di famiglie, comunità e nazioni.
Oggi continuiamo a sostenere migliaia di persone nel mondo per assicurare loro condizioni di vita dignitose, dalla salute all’istruzione. In questi anni ci siamo resi conto che occorre rilanciare il Sostegno a Distanza, considerando anche i mutati contesti culturali, sociali ed ecclesiali, sia nei Paesi di missione che alle nostre latitudini. Anche il Pime è cambiato, diventando un Istituto internazionale.
Le linee guida che ci ispirano continuano a essere quelle del rispetto della dignità di ciascuna persona, a cominciare dai bambini. È importante che i sostenitori possano conoscere sempre meglio il contesto a cui questi piccoli appartengono e in cui crescono insieme alle loro famiglie. La nostra ambizione è individuare interventi di carattere comunitario e sostenibili, che abbiano una ragionevole durata per favorire l’autonomia di coloro che aiutiamo, così che possano emanciparsi da ogni forma di povertà e dipendenza. Il rispetto della dignità di chi riceve impone inoltre che i bambini e le loro famiglie abbiano il diritto alla privacy e alla discrezione per quanto riguarda l’uso delle immagini. A guidarci è anche il rispetto dell’intenzione di chi dona, che a sua volta deve sentirsi parte della nostra missione e dei suoi obbiettivi.
Non cambia tuttavia l’ispirazione più profonda: la solidarietà che nasce dall’amore di Gesù è essa stessa evangelizzazione. I missionari donano “non a uno ma a ognuno”, lo fanno gratuitamente, testimoniando Gesù buon pastore, che dona la sua vita. Il Vangelo di Matteo ha una parola fortissima che per noi discepoli è un programma di vita: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. L’impegno per la giustizia ispirato dalla Parola di Gesù è inerente alla pratica della fede, non un di più. Davvero “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
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