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Icona decorativaIcona decorativa12 Aprile 2026 Pietro Piga

In missione nell’America profonda

Negli Stati Uniti una società di vita apostolica domestica opera nelle aree rurali dove i cattolici sono minoranza e buona parte degli abitanti non professa alcuna fede. La testimonianza di padre Tom Charters, parroco a Erwin, in Tennessee

Il 13 settembre 2011, a Erwin, Tennessee, chi sfogliò The Erwin Record e si soffermò sulla pagina 2-B del quotidiano locale lesse anche un annuncio particolare. In quattro righe si invitava la comunità cattolica della città, appartenente alla contea di Unicoi, a riunirsi la sera del 21 in un centro anziani «per costituire una parrocchia cattolica» e «dare il benvenuto al nuovo parroco, padre Tom Charters». A contattare il giornale per pubblicare la notizia fu proprio il sacerdote citato nell’avviso, che giunse il primo giorno del mese.

«Ci arrivai in auto, e mi sistemai nel mio appartamento. Appena entrai nella mia stanza, il telefono squillò. Risposi e sentii una voce forte dall’altra parte: “Qui è fratello Garland di Erwin. Voglio darle il benvenuto”. Era il pastore di una delle piccole Chiese metodiste della contea. Aveva sentito che un sacerdote cattolico si stava trasferendo e mi chiamò», ricorda padre Tom. In città proseguì il suo ministero, cominciato il 17 maggio 1975 nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di Cincinnati, Ohio, e il suo mandato da missionario della Glenmary Home Missioners, iniziato nel 1985 nelle contee di Butler e Ohio, Kentucky. Erwin, fino al suo arrivo, era una di quelle «terre senza preti» che contraddistinguono gli Stati Uniti meridionali: qui i cattolici sono minoritari e non sono riuniti in una parrocchia, le confessioni protestanti sono maggioritarie (metodista, presbiteriana, battista), il 62,5% della popolazione della contea di Unicoi non si identifica in nessuna religione e la povertà attanaglia gli abitanti il doppio che nel resto del Paese.

Il comune presentava le peculiarità delle aree della nazione che nel 1939 portarono un sacerdote dell’arcidiocesi di Baltimora, William Howard Bishop, a chinare lo sguardo verso le regioni del profondo Sud e dell’Appalachia: l’1% dei suoi residenti si professava cattolico e il 40% non aveva alcuna affiliazione religiosa. Per portare e annunciare il Vangelo alle minoranze cattoliche delle zone più remote degli Stati Uniti, il sacerdote fondò la Glenmary Home Missioners, un’organizzazione missionaria cattolica che, dal 1962, è anche una società di diritto pontificio. Alla quale padre Tom si unì nel 1967, entrando nel programma di formazione e poi svolgendo il noviziato. «All’ultimo anno di liceo riflettei sul sacerdozio ed ero affascinato dai missionari – racconta – perché una suora della mia scuola elementare era stata missionaria francescana in Cina negli anni Trenta. Poi lessi della Glenmary Home Missioners in un libro sulle vocazioni. Operava nelle regioni montuose e nelle aree rurali del Paese dove mio papà mi portava per visitare le sue due sorelle domenicane che insegnavano in Tennessee».

Dal suo approdo a Erwin, dove oggi è parroco di San Michele Arcangelo, Tom ha la missione di innestare una presenza cattolica ufficiale, istituendo e sviluppando una parrocchia da consegnare alla diocesi. Ma sta anche accanto a lavoratori, migranti e poveri offrendo loro pasti e vestiti, e sopperendo – tramite donazioni – al pagamento di utenze e affitti. «È il ministero della presenza, che parla forte alle persone e se ne prende cura – aggiunge – perché un missionario non aspetta che qualcuno bussi alla porta, ma esce di casa ed entra nella comunità. È una persona tra la gente: nei negozi, alle partite di football delle scuole superiori, alle parate locali».

Ed è il ministero che condivide con gli altri 29 parroci missionari della Glenmary Home Missioners (statunitensi, camerunesi, indiani, kenioti) sparsi tra Carolina del Nord, Georgia e Tennessee, gli Stati federali dove si trovano 73 delle 180 contee, abitate da circa 400 mila persone, prive di una presenza organizzata e stabile della Chiesa cattolica. Padre Tom è in missione da quarant’anni, solo gli ultimi quindici trascorsi a Erwin. La mappa delle sue esperienze pastorali ricalca quella dell’organizzazione missionaria: dopo l’iniziale incarico nelle contee di Butler e Ohio, Kentucky, dove «imparai che cosa fare come missionario e feci volontariato in una casa di riposo», si stabilì a Commerce, Texas, dove «insegnai teologia all’università, diventai cappellano universitario e quando lasciai quel luogo la missione venne elevata a parrocchia nella diocesi di Dallas e io ne fui nominato parroco». Poi, salì a Crossett, Arkansas: sul giornale locale curò «una rubrica su ciò che credono i cattolici» e contribuì a rafforzare il rapporto tra la diocesi cattolica e quella episcopale.

Nelle due successive missioni si confrontò con temi cari alle comunità, apparentemente distanti dal suo mandato missionario. Il primo fu lo sciopero nelle miniere di carbone nella contea di Richmond, Virginia: «Un giorno, mentre visitavo le manifestazioni dei minatori – afferma padre Tom – uno di loro, non cattolico e a me sconosciuto, mi disse che i predicatori non avrebbero dovuto essere coinvolti nella faccenda. Ascoltai, ma sapevo che non era l’insegnamento cattolico. Così, una domenica parlai della dottrina morale cattolica sulle questioni di giustizia sociale e sui diritti dei lavoratori». Qualche anno più tardi, appena approdato nella contea di Todd, Kentucky, ci fu una sparatoria a sfondo razziale: «Dopo il fatto, mi venne chiesto di essere presente a un incontro con gli studenti – prosegue – ma non sapevo che mi avrebbe coinvolto nel sistema scolastico locale e portato a trascorrere quattro anni e mezzo lavorando per contrastare il razzismo insieme al sovrintendente delle scuole della contea».

Dopo essere passato per Logan, Virginia occidentale, padre Tom giunse a Erwin. La comunità cattolica rispose all’annuncio sul quotidiano e gli diede il benvenuto quella sera di settembre del 2011: al primo incontro nel centro per anziani parteciparono 43 persone, compreso un fedele battista. «Iniziai con quattro settimane di formazione sull’istituzione della Chiesa – spiega – e dissi alla gente che prima sarebbe venuta la missione e poi la Chiesa e che, in virtù del battesimo, erano missionari. La loro responsabilità fu raggiungere le persone e invitarle a venire. E lo fecero anche gli adolescenti». Così, il passaparola si fece impetuoso, le sedi delle celebrazioni cambiarono di continuo e i santuari furono provvisori e improvvisati: per un periodo, padre Tom disse Messa nell’armeria della Guardia Nazionale; per i due anni e mezzo seguenti, all’Elks’ Club, una sala nella quale in settimana si organizzavano partite di biliardo e bingo, karaoke, e feste il sabato. Lì il parroco missionario della Glenmary Home Missioners celebrò anche battesimi, comunioni e matrimoni, con alle spalle una testa di alce fissa sulla parete. «Ogni domenica dovevamo togliere bottiglie di birra e piatti usati la sera precedente. Avevamo tre ore per la Messa. Portavo tutto il necessario e un fratello si occupava delle sedie. Dopo la Messa, offrivamo ciambelle e caffè».

Oggi che i parrocchiani sono oltre 400, la celebrazione eucaristica si tiene nel centro parrocchiale, inaugurato nel 2018, che ospita anche la quinceañera, rito di passaggio latino-americano. Una parte della comunità di padre Tom, infatti, è ispanica. «Una volta che si sentirono accolti, arrivarono sempre più ispanici la domenica – aggiunge – e fu allora che iniziai a celebrare la Messa bilingue. Le persone si siedono accanto ad altre che non parlano inglese o spagnolo e trovano qualcuno che traduce. Ognuno di loro ascolta la Parola di Dio nella propria lingua».

Due anni fa, la parrocchia di San Michele Arcangelo si è rinsaldata davanti alla devastazione e al lutto provocati dalla furia dell’uragano Helene a Erwin. Morirono sei abitanti, tre dei quali erano parrocchiani di padre Tom: officiò tre funerali in otto giorni e un altro il mese successivo, al ritrovamento dell’ultimo corpo. «La parrocchia divenne un importante centro di soccorso per nove mesi – racconta – e abbiamo assistito centinaia di persone con cibo, acqua, riparazioni abitative, vestiario e unito gli sforzi con il servizio sociale ecumenico locale, la scuola superiore e il centro della Guardia Nazionale». In quei giorni, l’auditorium della scuola superiore fu messo a disposizione per la comunità ispanica affinché potesse recitare il rosario per coloro che erano ancora dispersi. Parteciparono anche credenti di altre confessioni. Vedendoli, padre Tom si stupì. Oggi, ricordando quei momenti, esclama che a Erwin e nella contea di Unicoi «la Chiesa cattolica è una benedizione». 

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