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Diario di un corriere a Pechino

Il memoir dello scrittore Hu Anyan racconta la vita dei lavoratori che reggono l’economia cinese, tra impieghi precari e fatiche quotidiane. E dà loro una voce

Tra i grattacieli e le strade di Pechino si muove un esercito silenzioso di lavoratori migranti: corrieri, facchini, commessi, guardiani. Persone che fanno funzionare l’economia della Cina contemporanea ma che raramente trovano spazio nel racconto pubblico. È a queste vite invisibili che dà voce Consegno pacchi a Pechino, memoir dello scrittore cinese Hu Anyan, pubblicato in Italia da Laterza (pp. 256, euro 18).

Nato a Guangzhou nel 1979,  Hu, dopo il diploma, entra subito nel mondo del lavoro e per anni cambia città e mestiere: corriere, scaricatore di merci, commesso in un minimarket, rappresentante di gelati, venditore online, cameriere. Una lunga sequenza di occupazioni precarie e faticose che lo porta a conoscere dall’interno l’universo della classe lavoratrice urbana cinese. Solo nel 2020 un post sul suo blog, in cui racconta la vita quotidiana di un corriere a Pechino, diventa virale e lo spinge a trasformare quelle esperienze in un libro, pubblicato nel 2023 e rapidamente diventato un best seller in Cina.

Il memoir è costruito come un viaggio attraverso diciannove lavori diversi, una sorta di mappa del lavoro precario nella Cina del boom economico. Hu racconta turni massacranti nei centri di smistamento, consegne a ritmo frenetico tra le strade di Pechino, giornate scandite da una fatica quasi automatica. Ma lo fa con uno sguardo che mescola ironia, distacco e una sorprendente attenzione ai dettagli della vita quotidiana.

Ne nasce un racconto che ricorda, per certi versi, le pagine di George Orwell in Senza un soldo a Parigi e a Londra: una discesa nel ventre di un sistema economico che promette prosperità ma spesso lascia milioni di persone sospese nella precarietà. Hu getta una luce sulla condizione di una generazione che passa da un impiego all’altro senza sicurezza né prospettive, in un sistema capitalistico ad alta intensità dove i lavoratori stessi si trasformano in risorse da consumare. Consegno pacchi a Pechino allora è molto più di una semplice autobiografia: è uno sguardo dall’interno sulla Cina contemporanea e sulle vite di chi, ogni giorno, sostiene il ritmo vertiginoso della sua crescita.

Eppure il libro non è nemmeno solo una denuncia sociale. Nel racconto emerge anche una ricerca personale di libertà, che passa proprio attraverso la scrittura. Raccontare la propria vita diventa per Hu un modo per dare senso a esperienze apparentemente irrilevanti e per restituire dignità agli invisibili. 

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