L’Azerbaijan e il drone suicida pop

L’Azerbaijan e il drone suicida pop

Un video musicale svela che negli arsenali di Baku ci sono anche i «droni suicidi» di fabbricazione israeliana. Armi sofisticatissime vendute a un Paese in conflitto con la vicinia Armenia per la questione del Nagorno Karabakh

 

Non capita tutti i giorni di ottenere le prove di una compravendita di armi guardando un videoclip musicale. Ma è quanto successo in questi giorni in Azerbaijan con un video della cantante locale Narmin Karimbayova.

Va detto che la canzone è certamente un po’ sui generis: il ritmo pop scandisce in realtà un inno il cui scopo è esaltare le gesta dei militari che difendono le frontiere. E fin dalle prime immagini compare il presidente Ilham Aliyev, al potere dal 2003 (dopo dieci anni di «regno» del padre) e oggi fresco di rielezione con l’86% dei consensi. Chi ha fornito le immagini delle prodezze dell’esercito non si è però preoccupato troppo dei segreti militari; così – guardando una sequenza – un giornalista del quotidiano israeliano Haaretz in uno dei potentissimi dispositivi bellici lanciati da una nave l’avanzato «drone suicida» IAI Harop prodotto dall’Israel Aerospace Industries.

 

 

Si tratta di una sorpresa fino ad un certo punto: è risaputo che l’Azerbaijan è un ottimo cliente dell’industria bellica israeliana (oltre che uno dei principali fornitori di petrolio per il Paese). Inoltre l’asse tra Tel Aviv e Baku ha anche una ragione geopolitica: l’Azerbaijan confina con l’Iran e dunque un’allenza cementatata a suon di armi può risultare molto preziosa a Benjamin Netanyahu anche per le operazioni di intelligence contro gli ayatollah. Va però ricordato che l’Azerbaijan è da decenni al centro di un conflitto politica e militare con la vicina Armenia, per la questione della sovranità sulla regione contesa del Nagorno Karabakh. Una guerra dimenticata che non più di due anni fa ha conosciuto una nuova fiammata di violenza. Uno scontro messo ultimamente in stand-by dal riavvicinamento tra la Russia e la Turchia, gli alleati di riferimento dei due Paesi. Ma nei giri di valzer sempre in corso in Medio Oriente non la si può certo considerare una pace duratura.

In questo contesto, dunque, Israele vende all’Azerbaijan i suoi «droni suicidi», dispositivi soprannominati così perché non si tratta di vettori che trasportano una carica esplosiva; l’arma è il drone stesso, programmato per andare a schiantarsi contro strutture nemiche come ad esempio radar o sistemi anti-missile.

Un’arma che ora la propaganda di Stato in Azerbaijan presenta come rock. Icona quanto mai eloquente di che cosa sia oggi quel mercato degli armamenti nel mondo che papa Francesco non si stanca di denunciare come la vera causa di tanti conflitti nel mondo.