Milano: buddhisti e cattolici pregano per il Myanmar

Milano: buddhisti e cattolici pregano per il Myanmar

Monaci e credenti buddisti, suore e fedeli cattolici si sono riuniti sabato a Milano con l’arcivescovo Delpini offrendo le rispettive preghiere, mentre la repressione dei militari si fa sempre più dura. Padre Criveller: ” cristiani e i buddhisti sono in strada non con le armi, ma con la corona del rosario, il pa-deé buddhista e cartelli che invocano alla pace”

 

Continuano le violenze e il massacro in Myanmar. Le iniziative politiche falliscono, i credenti – in tanti Paesi del mondo – continuano a pregare.

Dopo la messa celebrata a Roma da papa Francesco, nel Duomo di Milano, sabato 29 maggio, l’arcivescovo Mario Delpini ha presieduto un commovente momento di preghiera. Monaci e credenti buddisti, suore e fedeli cattolici si sono riuniti offrendo le rispettive preghiere. È stato un gesto importante, di reciproca accoglienza e riconoscimento.

Dopo l’intervento della signora Thuzar Linn, presidente dell’Associazione Birmani in Italia, mi è stato chiesto un breve aggiornamento della situazione in Myanmar. L’ho fatto con queste parole:

“Centodiciotto giorni fa i popoli del Myanmar sono tornati nell’incubo della repressione e della violenza. Lo scorso 1 febbraio la criminale giunta militare ha disconosciuto i risultati delle elezioni democratiche del novembre 2020; ha sciolto il governo civile e arrestato la leader Aung San Suu Kyi. La gente è scesa in piazza, opponendosi al colpo di stato, resistendo pacificamente.

833 persone inermi, in gran parte giovanissime e persino una cinquantina di bambini, sono state uccise. Tra di loro numerosi cristiani. Tragica è la situazione dei popoli Kachin, nel nord del Paese, e dei Careni nello stato centrale di Kayah. Lì ci sono le diocesi di Loikaw e Pekhon, fondate dai missionari del Pime, e importanti centri di vita cattolica e di evangelizzazione per tutto il Myanmar.

Due giorni fa c’è stata l’uccisione di Alfred e Patrick, due 18enni cattolici, mentre portavano aiuto agli sfollati nella città di Demoso. La nuova cattedrale di Pekhon è stata attaccata. Nella vicina diocesi di Loikaw, nel villaggio, di Kayan Thayar, hanno attaccato la chiesa, uccidendo quattro fedeli e ferendone molti di più, uomini e donne. Sono decine di migliaia le persone che hanno abbandonato le case e sono in fuga per la loro salvezza. I conventi di suore raccolgono e proteggono molte di loro. In questa chiesa cattedrale sono presenti numerose persone, tra cui sorelle religiose, che mi hanno detto dell’angoscia per la sorte delle loro famiglie.

5500 persone sono state arrestate, quasi duemila si nascondono, ricercate dalla polizia. I militari, gente davvero crudele, vanno a prendere gli oppositori nelle loro case, di giorno e di notte. Criminali comuni sono stati liberati e incitati a provocare violenze e disordine, a dar fuoco e distruggere le case di chi resiste. Feriscono e uccidono tra la folla con lunghi coltelli affilati. Foto e video terribili testimoniano questi e altri crimini.

Il Paese, che stava risollevandosi, è improvvisamente riprecipitato nel 1962, quando i militari hanno preso il potere senza mai veramente lasciarlo. I giovani sono disposti a morire pur di difendere la libertà e fanno testamento prima di scendere in strada. Sanno che può essere l’ultimo loro giorno. Come la giovanissima Kye Zin, l’Angelo della città di Mandalay, una delle eroine martiri di questa orribile tragedia.

Il Myanmar è una terra di fede buddhista. Fratelli e sorelle buddhiste sono qui con noi, inclusi alcuni monaci. Stiamo vivendo un gesto importante di reciproca accoglienza, rispetto e riconoscimento. Nel 2007 molti monaci sono stati impegnati in prima fila per la libertà nel corso della rivoluzione di Saffron, un termine che indica il colore dorato del saio buddhista.

Oggi i cattolici sono accanto a loro. Impegnati pacificamente per la libertà, il cui autore è Gesù, come nei movimenti popolari delle Filippine nel 1986; della Corea del Sud nel 1987 e di Hong Kong in questi ultimi due anni. I cristiani e i buddhisti sono in strada non con le armi, ma con la corona del rosario, il pa-deé buddhista e cartelli che invocano alla pace. La foto di Suor Ann Rose, ritratta davanti al plotone della polizia, è diventata il simbolo del movimento popolare del Myanmar. Disse: “Uccidete me e non la gente”. Come Gesù. Come chi dona la sua vita.”

 

Un video sull’incontro è disponibile a questo link sul canale YouTube della diocesi