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Carcere, una chance a chi non ci pensa più

Che cosa lascia in eredità la giornata giubilare che papa Francesco ha vissuto ieri insieme ai detenuti? La riflessione di un giovane seminarista del Pime
  Bertrand è un giovane seminarista originario del Camerun che nel seminario di Monza si prepara a diventare missionario del Pime. Nel suo percorso di formazione ha avuto la possibilità di entrare in carcere a Pavia per un percorso insieme a un gruppo di detenuti. Sull’eco del Giubileo dei carcerati, celebrato ieri da papa Francesco, ci propone queste riflessioni.

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Immaginare che oltre queste mura c’è la vita, che c’è gente che si muove, ci sono delle cose che si fanno e nutrire nel cuore la speranza sempre più forte di poterli raggiungere e dedicare a loro la nostra vita: sarebbe questo lo scopo di una giornata come questa dedicata ai carcerati. Il Giubileo dei detenuti – voluto da papa Francesco – vuole portare una chance a chi non ci pensa più; una speranza a chi guarda tutto nel buio della delusione o del tradimento. Gesù di Nazaret risorge, risana, risolleva e non ci lascia cadere nel dramma dell’eterna nullità dove siamo stati presi. Egli ci invita a guardare la nostra vita nel suo stato attuale e a intravedere il sollievo, la risurrezione, vivendola già. All’inizio di questa giornata, mi chiedevo: come riuscire a non odiare queste sbarre e queste mura? Come non vivere nell’odio e nell’idea della vendetta contro una società che ci ha scartato, pensandoci inadeguati, incapaci di socializzazione; una società che forse non ci ha aiutato abbastanza nel sapere discernere la libertà e nel sapere scegliere la parola, il gesto, l’atteggiamento giusti per non ferire e per non distruggere l’Amore che ci era regalato? Come trovare nella stessa pena da scontare, una chance per comprendere che non siamo così abbandonati ma siamo come in preparazione, in rieducazione per poter trovare nella società, nella famiglia un posto che sempre esiste per noi? La soluzione si può trovare in quello che sarebbe il fine ultimo di una giornata come questa: riporre semplicemente al centro quell’essere complesso e bello che è l’uomo. Perché quello che il mondo aspetta di noi, che la fonte da cui siamo usciti aspetta di noi, è vivere semplicemente come uomini; come ha fatto Gesù, Cristo e Figlio Dio (Vangelo di Marco 1,1).

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