Filippine, la fame torna a livelli record

Filippine, la fame torna a livelli record

La pandemia ha ricacciato nell’insicurezza anche chi negli ultimi anni aveva beneficiato della crescita economica. Per 2,2 milioni di famiglie registrati negli ultimi mesi livelli gravi di sottoalimentazione

 

Le Filippine sono il secondo Paese del Sud-Est asiatico come numero di contagi (quasi mezzo milione) e di vittime (9.000) da Coronavirus, secondo solo all’immensa Indonesia. Dati, inferiori a quelli dell’Olanda, pesanti ma non drammatici. Tuttavia, sempre più famiglie sono costretti alla precarietà della strada e a una sopravvivenza stentata, anche risultato dei provvedimenti di estesi lockdown davanti alla sfida del Covid-19. Una politica necessaria, secondo le autorità, davanti ai rischi di contagio esteso data la concentrazione demografica nelle grandi città e la precarietà dei servizi di controllo e cura, ma anche per garantire una migliore gestione delle limitate risorse disponibili. Questo ha tuttavia accentuato i risultati negativi sul piano produttivo, commerciale e occupazionale, contribuendo a portare milioni di individui in una nuova povertà.

Non è un caso se Jomar Fleras, direttore esecutivo di Rise Against Hunger (Rah) nelle Filippine dichiara di “non avere mai visto un simile livello di fame” nel Paese. In base ai dati raccolti dalla quarantina di organizzazioni coordinate da Rah impegnate a garantire il cibo essenziale a migliaia di famiglie, Fleras aggiunge: “Ovunque andate tutti vi dicono che temono più di morire di fame più che di Covid. Non si preoccupano più del contagio”.

I dati lo confermano: quasi un terzo delle famiglie filippine, 7,6 milioni, non hanno avuto cibo sufficiente tra luglio e settembre e di queste 2,2 milioni hanno sperimentato una grave sottoalimentazione. Una tendenza evidenziata da maggio, due mesi dopo l’inizio dei provvedimenti di chiusura, che ha invertito quella invece positiva iniziata nel 2012. Le riaperture selettive degli ultimi mesi hanno cercato di impedire il collasso dell’economia di cui è comunque prevista una contrazione per quest’anno prossima al 10 per cento.

Per molti filippini, abituati a convivere con condizioni difficili imposte dalla mancanza di opportunità, dai debiti, da eventi naturali funesti, la situazione ha acuito privazioni e rischi. Per molti altri è stato però il ritorno a un condizione di precarietà e povertà che sembrava lasciata alle spalle in anni di crescita, per quanto limitata e non risolutiva nel sollevare il Paese nel suo complesso da un sostanziale sottosviluppo, con 59 milioni di perrsone che tra il 2017 e il 2019 erano state comunque classificate dalla Fao come “colpite da insicurezza alimentare moderata o acuta”.

Nei giorni scorsi il governo ha dato carta bianca all’amministrazione responsabile per i farmaci di reperire ove possibile medicinali e vaccini, ma la scarsità di risorse disponibili a fronte di una popolazione che sfiora i 110 milioni di abitanti rende problematica un’azione incisiva in tempi rapidi. La mano tesa di Pechino sui vaccini di propria produzione resta al momento vuota, per i timori – peraltro condivisi altrove in Asia – che questo crei una dipendenza, ancor più problematica per i rapporti non facili tra i due Paesi che si contendono ampie aree marittime.

Nel tempo è anche cresciuto il ruolo delle organizzazioni di assistenza, molte legate alla Chiesa cattolica, che hanno dovuto moltiplicare gli sforzi per andare incontro alle esigenze di quanti si rivolgono a loro per avere un sostegno alimentare. La coda davanti al centro assistenziale della Società del Verbo Divino a Manila non si esaurisce mai e dai 250 pasti distribuiti quotidianamente ad aprile si è ora superato il migliaio. Molto del cibo destinato alla beneficenza proviene dalle aziende che non sono in grado di smerciare i propri prodotti per il blocco dei normali canali di distribuzione; altro arriva da benefattori e in parte dal sistema pubblico. Un impegno comunque inadeguato davanti all’entità dei bisogni, aggravati da una stagione dei tifoni particolarmente pesante che ha contribuito alla miseria di tanti.

 

Foto: Flickr / ILO Asia-Pacihic