Sisma in Venezuela: emergenza aiuti
È salito a quasi 5.300 il numero dei morti provocati dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno. A un mese di distanza, migliaia di persone sono ancora sfollate. Senza nulla e a rischio epidemie. Anche il Pime sostiene la campagna di aiuti della rete di Caritas internazionalis
Il 24 giugno scorso, due devastanti terremoti, di magnitudo 7.2 e 7.5, a pochi secondi di distanza l’uno dall’altro, hanno provocato morte e distruzione soprattutto nelle regioni settentrionali e nord-occidentali del Venezuela, un Paese già segnato da gravi problemi politici, sociali e umanitari.
A un mese di distanza si vedono, in tutta la loro drammaticità, le conseguenze, di questo evento catastrofico. Secondo un nuovo bilancio provvisorio diffuso nei giorni scorsi dal presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, le vittime accertate sono 5.208, mentre il numero dei feriti rimane stabile a 16.740 e quello dei senzatetto è pari a 17.907. Le autorità non hanno ancora diffuso dati sul numero dei dispersi, ma alcune proiezioni suggeriscono una cifra vicina ai 10.000.
Secondo i dati ufficiali, oltre 850 edifici sono stati danneggiati e 190 sono completamente crollati.
Finora si sono registrate 1.388 scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo 3, verificatasi nelle prime ore del 19 luglio a 9 chilometri di distanza da La Guaira, epicentro del terremoto del 24 giugno, e a una profondità di 3,9 chilometri, secondo il rapporto della Fondazione venezuelana per la ricerca sismologica (Funvisis).
Intanto, c’è grande apprensione anche per il rischio concreto che si diffondano epidemie come il colera e le epatiti, a causa della distruzione delle infrastrutture idriche e fognarie, che va ad aggiungersi al sovraffollamento nei rifugi e al collasso di un sistema sanitario già fortemente compromesso prima del sisma creano. Secondo gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), il rischio epidemico è concreto e richiede interventi tempestivi e coordinati. Il Venezuela «era già un contesto fragile dal punto di vista sanitario, con grave carenza di farmaci, servizi ospedalieri in difficoltà, personale sanitario ridotto e un sistema di sorveglianza epidemiologica indebolito. Un evento catastrofico come questo può trasformare malattie già endemiche in vere epidemie».
Di fronte al dramma di migliaia di famiglie che hanno perso tutto e che vivono in condizioni estremamente precarie, la rete internazionale della Caritas si è subito mobilitata per raccogliere l’appello della Chiesa e della Caritas locali. Particolarmente grave è la situazione nel Distretto della capitale Caracas e soprattutto negli stati di La Guaira, Falcón, Carabobo, Yaracuy, Aragua, Miranda, Trujillo e Lara. Il vescovo di La Guaira, monsignor Pablo Modesto González Pérez, ha inviato una testimonianza angosciante: «Siamo senza elettricità e siamo stati tutti colpiti. Molti edifici della città, e il seminario e molte chiese hanno subito danni critici».
Fin dalle prime ore successive al sisma, Chiesa locale e Caritas parrocchiali hanno aperto le porte delle strutture non danneggiate. Lo ha confermato l’arcivescovo di Caracas, monsignor Raúl Biord Castillo, spiegando che diverse «comunità parrocchiali hanno accolto persone affinché potessero trascorrere la notte» con un minimo di protezione e supporto.
Caritas Internationalis ha annunciato uno stanziamento iniziale di 100 mila euro per sostenere i primi interventi di emergenza, in collaborazione con Caritas Venezuela e la sua rete di circa 30 mila volontari. Anche Fondazione Pime ha deciso di fare proprio questo appello e di rivolgerlo ai propri amici e sostenitori per sostenere non solo gli interventi d’urgenza, ma anche l’opera di accompagnamento sociale, di ricostruzione e di sviluppo comunitario che sarà condotta nel medio-lungo periodo, sulla base di progetti che verranno definiti e comunicati. Aiutaci anche tu!
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