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Halima la ragazza schiava

Rubrica 150 anni MeM
Alla fine dell’Ottocento la tratta di esseri umani in Africa era ancora una realtà: qui riportiamo la corrispondenza di un missionario sulla vicenda della giovane Halima, razziata dai trafficanti nel 1892, portata a Zanzibar e poi in Egitto, dove riesce infine a fuggire e a raggiungere una colonia antischiavista gestita da alcune suore italiane
Halima, figlia d’una povera famiglia di negri della tribù dei Niam-Niam, era stata presa da trafficanti di schiavi, insieme con Acucu sua madre e con un gran numero di altri infelici, e la si trascinava alla Costa, per esservi venduta. Però quella spedizione era stata acconciata in modo da non sembrare quello che era, bensì un giro di esplorazione scientifica e militare: a capo c’era un ufficiale con la moglie. Lungo il viaggio, alla madre riuscì di fuggire, cosi Halima rimase nelle mani della padrona. Nella metà dell’anno 1892 il governo egiziano fece venire in Egitto su una sua nave i soldati che avevano servito sotto Emin Pascià nella provincia equatoriale, insieme alle loro famiglie. In questa nave partì pure da Zanzibar Halima, seguendo i suoi padroni. I soldati negri furono poi traslocati alla Gezirah, dove hanno una colonia agricola ed antischiavista alcune ottime suore italiane. Halima aveva visto coi propri occhi tutta la colonia, come anche le fanciullette negre quando uscivano accompagnate dalle suore, in belle file. Un bel dì Halima, stanca dei maltrattamenti e delle battiture, decise di fuggirsene da quella padrona senza cuore. Alcuni negri della missione passeggiavano lungo un viottolo, si videro venire incontro alcuni fellah (contadini), i quali loro raccontarono che da tre giorni stava nascosta nel campo del mais una ragazza nera, che piangeva molto. I buoni negri cercarono nel suo nascondiglio la povera fanciulla, e avendo poi sentito il motivo della sua fuga e del pianto l’invitarono a seguirli alla casa delle suore. Le si portò subito di che sfamarsi. E appena si trovò in mezzo allo stuolo delle fanciulle negre, osservando la loro contentezza cessò in lei tosto ogni timore, e si stimò ben fortunata di trovarsi colà. Le Missioni Cattoliche, aprile 1894

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