Laici per il mondo
Dal Camerun al Brasile, storie di volontari dell’Associazione Laici Pime: persone e famiglie che scelgono di partire per mettersi al servizio della missione attraverso il lavoro e la costruzione di relazioni autentiche
Partire. Lasciare la propria casa per raggiungere luoghi lontani, portando con sé competenze e voglia di mettersi in gioco al servizio della missione. È questa la scelta che accomuna i volontari dell’Associazione Laici Pime (Alp): persone e famiglie che scelgono di affiancare i missionari del Pime nelle loro opere nel mondo, inserendosi nelle comunità locali e costruendo relazioni autentiche nei luoghi in cui vivono e lavorano.
Oggi uno di questi luoghi è Mouda, Estremo Nord del Camerun, Paese africano in cui l’Istituto è presente dal 1951. Qui il clima arido e la povertà diffusa rendono la vita quotidiana una sfida continua. Il Centro Betlemme, fondato da padre Danilo Fenaroli nel 1997, accoglie e cura bambini con disabilità, malati o orfani provenienti da tutta la regione. In questa realtà complessa e preziosa opera da quattro anni Silvia Derna, impegnata nell’organizzazione della scuola elementare inclusiva che accoglie sia bambini sordomuti che normo udenti. Accanto a lei ha preso servizio lo scorso anno Ornella Gregori, il cui compito è supportare l’accoglienza, i programmi educativi e i servizi di assistenza sanitaria, con un’attenzione particolare all’identificazione di bambini in stato di vulnerabilità che arrivano da tutta la regione e dal Ciad.
Sempre in Africa, ci spostiamo in Guinea-Bissau. Il Pime è presente in questo piccolo Paese dell’Africa occidentale dal 1947, radicato in un territorio segnato da fragilità istituzionale e da profonde disparità, dove la disabilità porta spesso con sé isolamento e abbandono. La Casa Bambaran, nella capitale Bissau, ha l’obiettivo di offrire accoglienza a piccoli in situazioni di fragilità, inclusi bambini orfani, abbandonati e con disabilità fisiche e neurologiche. Nel corso degli anni la struttura si è ampliata, aprendo un asilo inclusivo per allievi con e senza bisogni speciali, una scuola elementare e, dal 2022, una sala di stimolazione sensoriale e cognitiva. È in questo contesto che da un anno lavorano Melissa Pellizzoni e Davide Pietro Carioni. Lei fisioterapista, lui informatico, insieme si occupano della formazione del personale, della gestione organizzativa, della fisioterapia per i bambini con malattie neurologiche e della digitalizzazione dei dati.
Attraversato l’oceano, si arriva in Brasile, dove il Pime è presente dal 1946. In questi ottant’anni di storia i missionari hanno operato principalmente negli Stati del Paraná e dell’Amazonas, affiancando le comunità locali in contesti segnati da profonde diseguaglianze sociali ed economiche.
A Ibiporã, nello Stato meridionale del Paraná, Micol Riva e Giovanni Nassi portano avanti da due anni un progetto che li vede impegnati nel Centro di animazione missionaria e in collaborazione con la Fazenda da Esperança.
Questa realtà, nata oltre quarant’anni fa per favorire il recupero di persone affette da tossicodipendenza, conta oggi 168 centri in tutto il mondo. Nella sede di Ibiporã vengono accolte una quindicina di donne, accompagnate in un percorso di riabilitazione attraverso attività formative. Ed è proprio qui che Micol e Giovanni sono stati da poco raggiunti da una nuova coppia Alp, Marco Greppi e Marta Besana, con il piccolo Elia. La famiglia si inserirà nella Fazenda e si impegnerà in parrocchia nel sostegno dell’attività sociale in risposta alle esigenze delle povertà locali e dell’animazione missionaria del Pime.
Ciò che accomuna tutte queste esperienze, in diversi contesti del mondo, è la qualità dello sguardo con cui i missionari Alp scelgono di abitare i luoghi in cui vengono inviati. Non si tratta di interventi dall’esterno, pensati e calati dall’alto, ma di una presenza che si costruisce nel tempo, attraverso la condivisione della quotidianità con le comunità locali. Imparare la lingua, comprendere le abitudini, rispettare i ritmi di vita di chi si ha accanto: sono questi i passi concreti con cui ogni volontario inizia il proprio percorso. Una formazione continua, umana prima ancora che professionale, che richiede flessibilità, ascolto e la capacità di mettere in discussione le proprie certezze. Le competenze tecniche diventano così strumenti al servizio di relazioni vere, capaci di generare fiducia reciproca. Ed è proprio in quella fiducia che si radica il senso più profondo della missione laica: non fare qualcosa per l’altro, ma costruire qualcosa insieme.
Nel loro complesso, i progetti Alp delineano una presenza articolata e diversificata che si trasforma in una preziosa opportunità di sviluppo e crescita attraverso il contributo diretto dei missionari laici nei diversi territori. Pur nelle differenze geografiche e culturali, emerge un elemento comune: l’inserimento nelle realtà locali, le relazioni quotidiane e il sostegno alle attività promosse dai missionari non sono soltanto contributi operativi, ma un modo di stare nel mondo e di entrare in relazione con l’altro. Un’esperienza che porta a scoprire, spesso con sorpresa, che mentre si prova a generare cambiamento, si cambia a propria volta.
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