Skip to main content

Le Missioni Cattoliche: laboratorio di informazione e cultura

Un saggio mette a fuoco il contributo che la rivista “Le Missioni Cattoliche“, poi diventata “Mondo e Missione“, diede al panorama editoriale e culturale italiano

«Durata poco meno di un secolo, questa rivista ha vissuto diverse trasformazioni e riorganizzazioni, ma si è mantenuta vitale nel panorama editoriale cattolico italiano, contribuendo in parte a definire e costruire l’identità cattolica del Paese». Stiamo parlando dell’“antenato” del nostro periodico, ovvero di Le Missioni Cattoliche, fondato nel 1872 e poi diventato Mondo e Missione nel 1969. A scriverlo è la studiosa Valentina Ciciliot all’interno del libro “Laboratori della fede. Religione e cultura popolare in Italia dall’Unità al miracolo economico”, a cura di Giovanni Vian (Carocci editore). L’autrice presenterà l’interessante contributo mercoledì 3 giugno, ore 18, al Museo Popoli e Culture del Centro Pime di Milano, insieme al nostro direttore responsabile Giorgio Bernardelli e al responsabile dell’Ufficio Storico del Pime Alberto D’Incà.

Secondo la studiosa, la rivista Le Missioni Cattoliche «ha contribuito non solo alla definizione del paradigma missionario nella sua evoluzione, ma anche ad arricchire il panorama editoriale nazionale». Questo è stato particolarmente vero e significativo soprattutto nelle sue prime fasi, grazie all’allora superiore generale Giuseppe Marinoni e al primo direttore Giacomo Scurati, figure di primo piano non solo nel mondo missionario, ma anche in quello della comunicazione. Avevano, infatti, intuito il grande potenziale che la stampa missionaria poteva avere: «Tale rivista, come le altre simili, diventavano un possibile strumento di cultura di massa […] attraverso il quale un pubblico “popolare” poteva acquisire nozioni sulle realtà non occidentali».

Il periodico conobbe un secondo momento di grande impulso sotto la direzione del beato Paolo Manna, «che influenzò profondamente la storia non solo della rivista, ma di tutto il Pime» e, potremmo aggiungere, dell’intero movimento missionario italiano. Manna rinnovò profondamente Le Missioni Cattoliche e fondò altre tre riviste: Venga il tuo Regno per l’Italia meridionale; Propaganda Missionaria, che diventerà Missionari del Pime nel 1958 e che arrivò ad avere 170 mila associati; e Italia Missionaria, indirizzata ai ragazzi, che ne ebbe addirittura 250 mila. Manna era convinto che «se la stampa languisce, ne risente tutto l’Istituto». Il suo successore, Gian Battista Tragella, si impegnò con un’infinità di iniziative a diffondere la “cultura missionaria” in tutta la Chiesa e il Paese, anche attraverso strumenti nuovi e più “popolari”, come «romanzi missionari, opuscoli, strenne, calendari, fumetti, cartoline, anche album di figurine».

Certo, il linguaggio era spesso intriso di etnocentrismo e talvolta di razzismo; quanto al missionario veniva quasi sempre rappresentato come un “soldato di Cristo” che diffondeva l’unica vera religione. Ci vorranno decenni per arrivare a un cambiamento di mentalità oltre che di linguaggio. Ma è certo che, anche attraverso il dinamismo della sua stampa, il Pime è stato per molti anni «un laboratorio di cultura popolare, proprio per la sua capacità di raggiungere un pubblico ampio, diversificato per classe sociale ed età».

Articoli correlati

Il Pime a Gaeta, una presenza amica

Icona decorativa1 Giugno 2026
Icona decorativaGiorgio Bernardelli
Il Pime ha riportato al suo splendore il santuario della Montagna Spaccata, dove lo scorso anno sono passate 80 mila …

Apriamo il cuore al Vangelo della bellezza

Icona decorativa1 Giugno 2026
Icona decorativaGianni Criveller
L’EDITORIALE. La bellezza suscita lo stupore e la meraviglia dai quali, insegnano i filosofi greci, nasce la co…

Montagna Spaccata: dove il mare parla di Dio

Icona decorativa1 Giugno 2026
Icona decorativaGiorgio Bernardelli
Da cento anni i missionari del Pime a Gaeta animano l’accoglienza al santuario della Trinità, frequentato da turisti …