Francesco: “La missione non può essere a distanza”

Francesco: “La missione non può essere a distanza”

Ricevendo oggi in udienza in Vaticano oggi i Clarettiani il Papa ha indicato alcuni tratti dell’annuncio del Vangelo oggi: “Non siate passivi di fronte ai drammi che vivono molti nostri contemporanei, anzi spendetevi nella lotta per la dignità umana e per il rispetto dei diritti fondamentali della persona”

 

“La vostra missione non può essere a distanza, ma deve essere fatta di vicinanza e prossimità”. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto questa mattina ai partecipanti del capitolo generale dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, meglio conosciuti come missionari Clarettiani. “Nella missione non ci si può accontentare di stare al balcone curiosando a distanza – ha proseguito Bergoglio -. Non siate passivi di fronte ai drammi che vivono molti nostri contemporanei, anzi spendetevi nella lotta per la dignità umana e per il rispetto dei diritti fondamentali della persona”.

L’opzione preferenziale per i poveri, tanto cara al Santo Padre, ritorna nelle parole pronunciate di fronte alla delegazione dell’istituto. Un’esortazione a uscire, a farsi coinvolgere e a spendersi per le biografie delle genti che i missionari sono chiamati a servire nel loro ministero. In altre parole: un’esortazione ad essere audaci. Proprio come ricorda il tema – “Radicati e audaci” – scelto dai Clarettiani per il loro capitolo generale che ha confermato alla guida della congregazione l’indiano padre Mathew Vattamattam.

“Radicati in Gesù – ha commentato Francesco -. Se volete che la vostra missione sia veramente feconda, non potete separarla dalla contemplazione e da una vita di intimità con il Signore. Se volete essere testimoni, non potete smettere di essere adoratori”. Ma essere radicati nella fede non basta. Perché la missione sia seme di speranza deve anche essere audace: “La vita consacrata richiede audacia – prosegue il Papa nel suo discorso -. Questa convinzione vi porterà ad uscire, a mettervi in cammino e ad andare là dove nessuno vuole andare, là dove è necessaria la luce del Vangelo, e a lavorare gomito a gomito con la gente”.

Un proposito profondamente consolidato nell’animo dei missionari clarettiani che, per stessa ammissione del loro fondatore, padre Antonio Maria Claret, “ardono di carità” bruciando tutt’intorno al loro passaggio. Un figlio del Cuore Immacolato di Maria “si dà da fare con tutte le forze per infiammare gli uomini col fuoco dell’amore divino” (padre A. Claret). Diffusa in Europa, Asia, Africa, ma soprattutto nelle Americhe, la congregazione dei Clarettiani conta oltre 3mila membri (di cui 24 vescovi) animati dall’impulso missionario del Vangelo.

“Che la Parola e i segni dei tempi ci scuotano da tanta sonnolenza e da tante paure che, se non stiamo attenti, non ci permettono di stare all’altezza del tempo e delle circostanze che reclamano una vita consacrata audace e valorosa” ha concluso il pontefice.