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Il Papa in Algeria: «Un sogno che si è realizzato»

Padre Constant, missionario del Pime e coordinatore della visita del Papa in Algeria, racconta l’emozione di accogliere il Santo Padre, mentre padre Marco analizza l’impatto di questo storico viaggio, che ha lasciato un segno profondo nei cuori di tutti

«Abbiamo sognato a lungo e poi ci siamo accorti che questo sogno si è avverato». A poche ore dalla partenza di Papa Leone dall’Algeria è ancora forte l’emozione in padre Constant Kouadio Koffi, missionario del Pime, vicario dell’arcidiocesi di Algeri e coordinatore di questa visita del Pontefice. Un lavoro enorme, ma soprattutto un’enorme commozione e gratitudine. «In quel “grazie” reciproco che ci siamo scambiati con Papa Leone è detto tutto».

Padre Constant ha ancora la testa e il cuore pieni di tante emozioni. «È stata una grande responsabilità quella che mi hanno affidato, ma anche un grande segno di fiducia per un lavoro che ho condiviso con tante persone». La giornata più impegnativa è stata quella di Algeri, dove la pioggia battente ha creato non pochi problemi e ha impedito alle tantissime persone che stavano sul sagrato della basilica di Notre Dame d’Afrique di seguire l’incontro perché schermi e audio non funzionavano. «Mi è spiaciuto molto – dice padre Constant -. Per me è stata una giornata particolarmente intensa. Ma forse proprio per questo, all’interno di quella basilica, mi sono sentito avvolto da una grazia. Ero davvero emozionato».

Un altro momento particolarmente forte è stata la visita in moschea. «Il fatto di richiamarsi figlio di Agostino è un segno forte, un segno di apertura e dialogo, che è stato accolto molto bene qui in Algeria – sottolinea il missionario -. Dice che siamo insieme in questa terra che ci accoglie tutti, nativi e stranieri. Come se fossimo sulla stessa barca, stiamo viaggiando insieme, cercatori di verità e cercatori di Dio, come ha detto il Papa, riconoscendo la dignità di ogni essere umano e l’importanza di costruire la pace. Il tema della pace, del resto, è stato centrale in tutto il viaggio ed è presente nel nostro motto “La pace sia con voi” e nel nostro inno, realizzato insieme da giovani cristiani e musulmani».

Ad Annaba, padre Constant è stato particolarmente toccato dall’abbraccio di Papa Leone a una bambina: «Un gesto molto bello, semplice, umile. Un Papa che si china su una bimba. Un segno di tenerezza che mi ha molto colpito»

E adesso? «Il nostro augurio è che questa visita possa avere ricadute positive. Se lo aspettano soprattutto i cristiania algerini che sperano di poter essere finalmente riconosciuti e percepiti positivamente, come figli di questa terra a cui vogliono bene come tutti».

Padre Constant è fiducioso: «Nei giorni della preparazione e della visita c’è stata grande disponibilità da parte delle autorità e di tutti. Questo incontrarsi ha permesso di conoscerci meglio. Ci sono state aperture che erano inimmaginabili. Speriamo di non tonare indietro. Il Signore ci guida, sa dove ci vuole portare. Ho fiducia nel futuro, anche perché il Papa ha lasciato davvero un’immagine molto positiva».

Padre Constant Houadio Kossi, primo a sinistra, sull’aereo papale in viaggio verso Annaba

«Un uomo mite, ma non debole». È così che definisce Papa Leone un altro missionario del Pime, padre Marco Pagani, che vive dal 2017 in Algeria, prima a Touggourt nel deserto, e dallo scorso novembre a Orano. «Con pacatezza, ha tenuto discorsi dai contenuti molto forti, che sono arrivati al popolo algerino, alle autorità e anche a noi, comunità cattolica».

Sottolinea tre punti padre Marco: «Innanzitutto, ha molto valorizzato la storia dell’Algeria, sottolineando però che comincia molto prima dell’arrivo dell’islam». La figura di Sant’Agostino, anche in questo senso, aiuta a riscoprire un passato dove si possono trovare temi ed esempi che uniscono. «Mi pare di veder crescere – dice il missionario, che si occupa tra l’altro delle attività culturali della diocesi di Orano e del Centro di documentazione economica e sociale – un movimento di riappropriazione di Agostino sia da parte di storici, che di laici, ma anche di musulmani, che rileggono Agostino a partire dalla mistica sufi e dal concetto di Grazia. Si realizzano, inoltre, incontri, conferenze, seminari e lo stesso governo promuove pellegrinaggi sulle orme di Agostino. Un segnale interessante».

Un secondo aspetto riguarda i discorsi alle autorità. «In uno spirito di grande cordialità reciproca, il Papa ha ricordato che il potere non deve arricchire chi lo detiene, ma deve essere esercitato per il bene comune». Un messaggio molto forte che, ovviamente, varca i confini dell’Algeria.

Infine, sottolinea padre Marco, ha spronato la nostra comunità cattolica all’unità. Durante l’omelia della Messa celebrata ad Annaba, in particolare, ha parlato di “concordia”: «parola che significa bene la comunione di cuori che palpitano insieme, perché unito a quello di Cristo. La Chiesa nascente non si basa dunque su un contratto sociale, ma su un’armonia nella fede, negli affetti, nelle idee, nelle scelte di vita che ha al centro l’amore di Dio, fatto uomo per salvare tutti i popoli della terra».

«Questo richiamo all’unità – fa notare padre Marco – non riguarda solo il dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane, ma ci riguarda anche al nostro interno. Pur essendo pochi, viviamo spesso lontani gli uni dagli altri, un po’ isolati, e non sempre siamo capaci di fare unità, di fare comunità e, in ultima istanza, di fare Chiesa». Per riuscirci, secondo il missionario, occorre seguire «la via della preghiera, come indicato dal Papa, e quella della carità, che è l’unica possibilità di espressione che abbiamo».

Padre Marco Pagani

Che cosa resterà di questa visita? «Innanzitutto un’impressione molto positiva nel cuore di tutti, non solo di noi cattolici. Ovviamente il Paese è grande e ha milioni di abitanti, quindi ci saranno sicuramente opinioni diverse. Ma quello che abbiamo “respirato” è che questa visita del Papa sia stata vissuta molto bene. Erano tutti contenti e tanti ce lo hanno fatto sapere, dagli insegnanti, ai giovani, alle persone che incontriamo per caso… Persino il responsabile religioso della zaouia di Temacine, un importante centro di culto della confraternita della Tidjania, ci ha tenuto a farci sapere che erano molto grati per questa visita e molto contenti di come il Papa è stato accolto Presidente algerino». Se questo poi avrà ripercussioni positive anche nei rapporti più quotidiani, sulle questioni più concrete (come il rilascio dei visti) o su quelle più di principio, come la libertà di espressione e di culto, si vedrà… Inshall’allah! – “Se Dio vuole” – direbbero in Algeria.

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