Zuppi al Pime: «Aiutateci a essere la Chiesa dove si è fratelli tutti»

Zuppi al Pime: «Aiutateci a essere la Chiesa dove si è fratelli tutti»

Il presidente della Conferenza episcopale italiana è intervenuto al Centro Pime di Milano al 91° Congressino missionario durante il quale è stato consegnato il crocifisso a quattro missionari del Pime, due suore Missionarie dell’Immacolata e due famiglie dell’Associazione laici Pime in partenza per la missione. «Siete segno della chiamata rivolta a tutti noi a uscire incontro ai fratelli, oltre localismi e chiusure»

 

«Quanto il mondo ha bisogno di fratelli tutti, di persone, di uomini e donne che comincino ad essere fratelli tutti. In un momento in cui ci si rinchiude nei localismi, nelle etnie, nel buio, nel miope e ingannevole pensarsi dei nostri contro i loro (quando in realtà alla fine non capiamo manco più chi sono i nostri, perché solo l’amore ci rende uniti). E l’amore allarga, non chiude; accoglie, non respinge. L’amore cristiano riconosce anche nel nemico il mio prossimo. In questo cammino della Chiesa italiana, aiutateci. Aiutateci a vivere questa dimensione larga, davvero universale, che aiuta a camminare nei luoghi in cui la Chiesa sta».

È l’invito che l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi – presidente della Conferenza episcopale italiano – ha consegnato domenica 18 settembre alla “famiglia” del Pime presiedendo l’Eucaristia del 91° Congressino missionario, il momento che apre le attività al Centro Pime di Milano con la consegna del crocifisso ai missionari e alle missionarie che si apprestano a partire per la loro prima destinazione in missione. Con il cardinale Zuppi a concelebrare nel grande giardino di via Monte Rosa 81 c’era significativamente anche mons. Philippe Abbo, vicario apostolico di Mongo in Ciad, una delle diocesi dove il Pime più recentemente ha iniziato la sua presenza missionaria.

Introdotti dal superiore generale del Pime, p. Ferruccio Brambillasca, a ricevere «il compagno indivisibile delle fatiche apostoliche» sono stati i missionari del Pime p. Arsene Gildas Nemaleu Toussom destinato alla Thailandia, p. Arnaud Toure Pelamifihi destinato nelle Filippine, p. Alan Duarte Dos Santos destinato in Bangladesh e p. Bala Raju Mareboiana destinato in Papua Nuova Guinea; le Missionarie dell’Immacolata sr. Leha Baituma destinata in Guinea Bissau e sr. Valeria Ducatelli destinata in Tunisia; le famiglie dell’Associazione Laici Pime formate da Filippo Gatti e Chiara Goisis destinati in Guinea Bissau e Matteo Righi ed Elisa Saporiti destinati in Thailandia.

Proprio il contributo del mondo missionario a una Chiesa chiamata a “partire” e a vivere “in uscita” anche qui in Italia, è stato al centro dell’omelia del cardinale Zuppi (leggi qui il testo integrale).

Ringraziando per il dono di questi fratelli e sorelle che partono per gli estremi confini, il porporato ha ricordato come anche chi resta qui in Italia sia chiamato dal Vangelo a uscire. «Questa è la bellezza e la forza di questo momento che stiamo vivendo – ha commentato -. Perché alcuni partono e esprimono questa realtà bellissima della vostra famiglia. Ma poi dobbiamo uscire tutti, dal nostro piccolo, per andare verso l’altro. “Gridare il Vangelo con la vita” scriveva Charles de Foucauld. Ecco che cosa significa essere cristiani: comunicare il Vangelo, in un mondo che ne ha un bisogno particolare. Quanto il mondo ha bisogno del Vangelo».

«L’amore cristiano – ha aggiunto ancora Zuppi – riconosce anche nel nemico il mio prossimo. Ecco la missione oggi. E la croce è portare proprio l’amore più grande, annunciarlo, viverlo con la vita. E incontrare e riconoscere nella sofferenza di tanti la domanda di un amore che liberi dalla condanna, che accenda una speranza nella vita delle persone. Così si comunica Cristo. Anche in questo la missione ci coinvolge tutti. E vogliamo, attraverso la nostra vita, che tutti possano riconoscere la bellezza di Cristo».

Il cardinale ha ricordato anche i tanti “miracoli” che è possibile toccare con mano in missione: «Quanti miracoli di umanità, di vita che cambia, di solitudine sconfitta, di persone che trovano se stesse, di dignità restituita – ha elencato -. Quanti miracoli, proprio come quelli di cui Gesù dice a Giovanni “Guarda quello che succede!”. E allora noi, come Giovanni, testimoniamo la verità. Teniamo accesa la lampada della nostra vita, delle nostre missioni: che ardano, che risplendano di amore. Che ha sempre un unico nome, che è anche il nostro: Gesù. E questo è bellissimo. Le opere non si misurano solo con le cose e i numeri. Si misurano con quei tanti piccoli grandi miracoli di amore».