Dalla Guinea-Bissau, un augurio e una speranza
Padre Franco Beati, missionario del Pime, condivide con noi le sofferenze della popolazione guineana che, una volta di più, è stata tradita dai potenti e vive una situazione di grande instabilità politica e di incertezza. Ma nonostante tutto si prepara al Natale con la speranza nel cuore
Pubclichiamo di seguito la lettera di padre Franco Beati, missionario del Pime a N’Loren .
Il mio ritorno in Guinea-Bissau, dopo un periodo di vacanza in Italia, è stato piuttosto faticoso e diciamo “colorito”. Ritornare con i soliti problemi della luce che non c’è, delle batterie che si scaricano, della macchina e della moto che sempre hanno un guaio perché le strade non sono tanto buone… Per non parlare della fatica di seguire il lavoro dei muratori per i bagni della scuola, il foro dell’acqua, il gazebo per le famiglie del Catechistato. E infine, la triste situazione politica che di nuovo affligge questo Paese.
Quest’anno, come non mai, mi sto immedesimando con i conterranei di Gesù, i pastori, la gente comune, che aspettavano un Messia, un Salvatore, qualcuno che li liberasse dal dominio dell’impero romano. Erano nella loro terra, a casa loro, ma altri erano i padroni e dominatori. Qualcuno ormai pensava che per liberarsi da quella situazione occorresse prendere le armi e riconquistare con la forza quello che gli apparteneva. In questi giorni la tentazione è pure la mia, la nostra, quella di tanti. Per questo, benvenuto il Natale che ci inspira buoni e santi pensieri: «Vieni, Signore Gesù!».
Mi immedesimo in quella gente perché qui in Guinea-Bissau siamo in una situazione simile. Siamo nella nostra terra, ma sono altri e pochissimi – questa volta, incredibilmente dello stesso sangue – a fare da padroni e a fare esclusivamente quello che vogliono. Sono gli interessi personali e i propri affari a comandare, schiacciando spudoratamente i diritti fondamentali dell’uomo e tutto ciò nel silenzio quasi totale di tutto il mondo e dei media.
Domenica 23 novembre, il popolo della Guinea-Bissau è stato chiamato alle urne per votare il nuovo presidente e decidere il proprio futuro. Leggi dall’alto hanno stabilito che il risultato sarebbe stato annunciato solamente quattro giorni dopo, il giovedì. Un’anomalia prevista, dal momento che già domenica notte si sarebbe potuto conoscere il risultato con tanto di documentazione. Dico anomalia prevista, perché purtroppo era tutto calcolato e questo tempo eccessivo per arrivare alla proclamazione del vincitore era solo una strategia perché i perdenti mettessero in campo il loro piano e avessero il tempo per inquinare i risultati. E, nel caso non ci fossero riusciti, potessero far scoppiare un colpo di Stato teatrale, in cui si sparasse solo in aria per far paura, tanto bastava per interrompere il processo elettorale. Esattamente questo si è verificato. Proprio quel giovedì, i militari appoggianti del presidente sconfitto hanno preso il potere e formato un governo tutto loro. Una macchinazione per non perdere il potere e continuare i propri interessi nel narcotraffico. Altre spiegazioni razionali non esistono. La prova l’abbiamo avuta settimana scorsa a Lisbona, dove su un aereo privato proveniente da Bissau, su cui volava la moglie del presidente uscente e il suo uomo più fidato, sono stati trovati e sequestrati 5 milioni di euro. No comment!
Ora, immaginate il dolore, la delusione e lo sconforto del popolo della Guinea-Bissau, che ancora una volta vede traditi i suoi sogni e il suo futuro. Pensate soprattutto ai giovani che già non pensano ad altro che all’emigrazione per continuare a sperare e sognare. Che tristezza! Cosi in questi giorni penso a quella gente del tempo di Gesù che aspettava un liberatore. Come cristiani non possiamo mai ricorrere all’uso delle armi e della violenza. In questi giorni, predicando, l’ho detto spesso alla mia gente. Gesù Cristo, quando gli apostoli volevano difenderlo con la spada, comandò di rimetterla al suo posto. Quale la via e quale la speranza allora? Quale la salvezza?
Mai come questo Natale, qui in Guinea-Bisssu, sento che la salvezza, la giustizia e la pace si possano sperare solo da Dio e da questo Bambino Gesù che ogni giorno ci visita nella celebrazione eucaristica e ci riempie del suo spirito d’amore e di pace. Più che mai, vivremo con fede e speranza il Natale e la sua Messa in questo momento buio della nostra storia democratica, sperimentando che la luce vera viene solo da Dio. Questo ci spinge a vivere e a bramare di più il frutto del Natale, che è innanzitutto quello del rinnovamento del nostro cuore e della nostra vita. Chiediamo al Bambino Gesù di farci rinascere con lui, di ripartire ancora da zero. Chiediamogli di venire ad abitare nel nostro cuore, e in quello di coloro che hanno potere su di noi, dei governanti e dei militari, perché anche dal loro cuore possano uscire solo pensieri e azioni buone e pacifiche. Questa è la nostra preghiera e il regalo più grande che imploriamo a Dio in questo Santo Natale.
Un sereno Natale a tutti voi e un migliore anno nuovo.
Padre Franco Beati,
N’Loren, 23 dicembre 2025

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