Messico, al crocevia dei popoli
«I migranti mi hanno insegnato a essere grata per le cose che do per scontate: un tetto sulla testa, la libertà di parola, la possibilità di essere ciò che desidero». La testimonianza di Michela Ghidini, studentessa dell’Università Cattolica di Milano che ha preso parte all’esperienza estiva del Mex presso gli Scalabriniani di Città del Messico
L’esperienza estiva di Mission Exposure mi ha permesso di trascorrere un mese, con un’altra ragazza, a Città del Messico, svolgendo diverse attività all’interno di due strutture che accolgono migranti: il Centro Scalabrini e la Casa del Migrante Arcángel Rafael. Gli ospiti, provenienti dal Sud America – soprattutto dal Venezuela -, dall’Africa e dal Medio Oriente, ci hanno accolte con entusiasmo, ci hanno raccontato le loro storie, cosa li ha spinti a lasciare il proprio Paese e, in alcuni casi, il motivo per cui vogliono tornare, il viaggio, i sacrifici fatti, chi hanno dovuto abbandonare e le speranze per il futuro. Ciò che mi ha colpito di più è stata la loro grande fede: erano consapevoli del difficile periodo che stavano vivendo, ma allo stesso tempo fiduciosi che Dio li protegge e li ama.
Le missionarie scalabriniane, di cui eravamo ospiti, ci hanno permesso di superare la barriera linguistica e le difficoltà iniziali nell’interagire, sono state un valido supporto nei momenti difficili, nel riflettere e comprendere le nostre emozioni, nonostante spesso ciò risultasse molto complicato. Le nostre attività quotidiane erano sia con gli adulti sia con i bambini, con i quali alternavamo momenti di studio – esercizi di lettura, scrittura e calcolo matematico – ad altri di puro svago: giochi con la corda o con la palla, lavoretti e disegni. Nonostante parlassimo lingue diverse riuscivamo a capirci: bastavano qualche gesto e qualche sguardo. A loro non importava chi fossimo e da dove venissimo, volevano solo giocare e ridere insieme. Con gli adulti svolgevamo per lo più lezioni di inglese, per i migranti del Sud America, o di spagnolo per chi proveniva dall’Africa o dal Medio Oriente. Sono rimasta stupita dalla volontà di alcuni di mettersi in gioco per adattarsi al nuovo contesto.
Queste persone mi hanno insegnato a essere grata alla vita per le piccole cose che ho sempre dato per scontate: un tetto sulla testa, un Paese che permetta la libertà di parola, la possibilità di essere ciò che desidero in futuro, una famiglia che mi supporta. Porterò sempre con me i sorrisi sinceri, gli abbracci dei bambini, le storie di speranza e di fede, un semplice saluto o un grazie detti con il cuore. Questo non è stato solo un viaggio ricco di momenti piacevoli, è stata un’esperienza che mi ha permesso di essere più consapevole della persona che sono e di quella che voglio essere in futuro. E se devo ancora riflettere appieno su ciò che ho appreso e su ciò che mi è stato trasmesso, il mio grazie va alle missionarie che ci hanno permesso di vivere insieme un mese fantastico e in particolare ai migranti, che hanno arricchito il mio bagaglio culturale e soprattutto il mio cuore
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