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Etiopia: Debre Damoil, monastero in bilico tra cielo e terra

Fondato nel VI secolo, è uno dei più antichi e importanti monasteri dell’Etiopia e conserva preziosi manoscritti e pergamene. Accessibile solo agli uomini, vi si arriva tramite delle funi

Arroccato a più di 2.200 metri d’altezza, raggiungibile solo con l’aiuto di una corda – e accessibile soltanto agli uomini – il monastero di Debre Damo in Etiopia è un luogo di grande suggestione. Ed è testimonianza di una storia antichissima. Si erge su un altopiano di arenaria (amba), nella regione settentrionale del Tigray, una terra segnata in questi anni da guerre e catastrofi umanitarie, ma che resta ancora oggi il cuore spirituale del cristianesimo etiope.
Secondo la tradizione, il monastero fu fondato nel VI secolo dal Abuna Aregawi, uno dei “Nove Santi” provenienti dalla Siria per diffondere la fede cristiana in Etiopia. Si racconta che l’abate sia salito fin lassù grazie a un serpente miracoloso che gli tese la propria coda come una corda: da allora, l’unico modo per raggiungere Debre Damo è proprio quello di aggrapparsi a una fune di pelle di capra e arrampicarsi lungo una parete di quindici metri.
In questo luogo in cui il tempo sembra sospeso, viene custodito un patrimonio inestimabile di antichi manoscritti miniati e pergamene scritte in ge’ez, la lingua liturgica della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo. Attorno al monastero, in piccole celle di pietra vivono circa 150-200 monaci, che coltivano orti, allevano capre e pregano tra le campane del vento che risuonano in un paesaggio vasto e aspro. Tutt’intorno, si innalzano montagne color ocra e si stendono vallate aride che si perdono all’orizzonte, solcate da strade polverose e disseminate di villaggi di fango e paglia. È un mondo che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, ma che ancora oggi, dopo 1.500 anni, continua a mantenere viva e feconda una grande e lunga tradizione di fede e di vita monastica. Un luogo sacro e prezioso, in bilico tra cielo e terra.

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