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Arcipelago vivo

Al Centro Pime di Milano la nuova mostra interattiva dedicata alle Filippine, “mosaico di storie di forza e fragilità” raccontato attraverso alcuni volti simbolo

Le Filippine, un arcipelago di oltre 7.000 isole, offrono paesaggi affascinanti e ospitano una delle aree più ricche di biodiversità al mondo. Tuttavia, il Paese vive un equilibrio fragile tra crescita economica, disuguaglianze sociali e disastri naturali. Il 26% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, mentre sovraffollamento e instabilità politica ne aggravano le difficoltà. Le comunità indigene, private delle loro terre e discriminate, lottano per il riconoscimento dei diritti ancestrali, mentre nelle città milioni di persone abitano in baraccopoli prive di servizi essenziali. In alcune aree, poi, le tensioni religiose tra cristiani e musulmani alimentano divisioni.

Racconta tutto questo “Arcipelago Vivo. Le Filippine: un mosaico di storie di forza e fragilità”, una mostra interattiva visitabile fino al prossimo 6 settembre al Museo Popoli e Culture del Centro Pime di Milano. L’iniziativa si inserisce all’interno della Campagna “Filippine25. Un ponte per ogni isola” e racconta una realtà complessa anche attraverso le storie e le voci di chi quotidianamente si impegna per promuovere la pace. Come Maria Ressa, giornalista Premio Nobel per la Pace, che nonostante i ripetuti arresti e le vessazioni politiche conduce la lotta per la libertà di stampa e denuncia gli abusi di potere, l’uso della violenza e il crescente autoritarismo (lo abbiamo raccontato nel numero di marzo). O come Miriam Coronel-Ferrer, la prima donna al mondo a guidare una negoziazione di pace con un gruppo ribelle. Nei suoi viaggi nel Sud delle Filippine Coronel-Ferrer incontra comunità lacerate dove sono le donne a ricucire i legami: il suo team opera perché vengano incluse nei negoziati, elevandone il ruolo e incoraggiando il riconoscimento dei loro diritti.

Ma c’è anche il volto di padre Peter Geremia, missionario del Pime da oltre quarant’anni in prima linea nella difesa dei poveri e delle minoranze. Grazie al suo lavoro nella ricerca della verità sull’omicidio di padre Tullio Favali (vedi pp. 36-37), l’esecutore di quel crimine, Norberto Manero, ha subito un processo e scontato una pena di 22 anni di carcere: da quando ne è uscito, nel 2005, Manero è impegnato per la pace a fianco dei missionari del Pime e del vescovo di Kidapawan, José Colin Mendoza Bagaforo.

Accanto a queste storie più eclatanti, ci sono quelle quotidiane di alcuni testimoni incontrati dalla delegazione del Centro Pime nel corso del suo recente viaggio nelle Filippine, che forniscono dei flash su temi specifici, dalla povertà urbana al dialogo interreligioso fino alla situazione delle comunità indigene: tasselli che contribuiscono a comporre quel “mosaico” a cui fa riferimento il sottotitolo della mostra. Un’esposizione che intende coinvolgere il pubblico in una riflessione più ampia sul concetto di pace, da costruire ogni giorno ognuno nel proprio contesto di vita.

Per tutte le informazioni scrivi a: museo@pimemilano.com

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