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Icona decorativaIcona decorativa20 Ottobre 2026 Chiara Zappa

La casa delle fedi

Ad Assisi è nata la “Casa globale dell’amicizia e della speranza”, un museo dedicato al dialogo interreligioso per la pace. A idearlo il rabbino Goshen-Gottstein

Sale che raccontano le storie di grandi leader spirituali e svelano i valori condivisi dalle tradizioni religiose, ma anche uno spazio in cui immergersi tra voci che recitano preghiere di credo diversi. E, in filigrana, un interrogativo che suona come una sfida: in un mondo dove ogni giorno di più sembra dettare legge il linguaggio della guerra e della violenza, esistono parole comuni di pace che le diverse fedi possono insegnarci?

A proporre risposte possibili prova la neonata Global House of Friendship and Hope, la “Casa globale dell’amicizia e della speranza”, un museo da poco inaugurato ad Assisi e dedicato al dialogo interreligioso per la pace. Un progetto divenuto realtà grazie all’esperienza trentennale dell’Elijah Interfaith Institute di Gerusalemme, rete di istituzioni accademiche ebraiche, cristiane e musulmane animata dal rabbino Alon Goshen-Gottstein. La lunga collaborazione tra leader religiosi, teologi e studiosi si trasforma ora in un’esperienza aperta al pubblico a due passi dalla basilica di Santa Maria degli Angeli: un’iniziativa che, nell’ottavo Centenario francescano, rilancia l’eredità del santo che nel mezzo della quinta Crociata ebbe l’audacia di presentarsi alla porta del sultano a Damietta. E incarna alla perfezione lo “Spirito di Assisi”.

Non a caso, il primo momento in cui si articola l’esperienza museale (in attesa di un grosso ampliamento nel 2028), è la mostra multimediale dedicata all’incontro voluto da Giovanni Paolo II nel 1986. La visita prosegue nel Giardino della preghiera e della meditazione, con i suoi totem dedicati a profeti e santi di diverse tradizioni, mentre la terza tappa è l’installazione immersiva “An Instrument of Your Peace”, firmata dall’artista Massimiliano Siccardi, che intreccia immagini, musica e voci in ebraico e sanscrito, pali e arabo, gurmukhi e bosniaco. Così, alla celebre “Preghiera semplice” francescana – “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace” – fanno eco i versi del mantra Pavamana indù – “Guidami dall’oscurità alla Luce” – o le parole del rabbino Nathan di Breslavia: “Che io possa giudicare ogni persona favorevolmente, anche coloro che entrano in conflitto con me”.

Ma a risuonare è anche la Preghiera di Srebrenica recitata dal Grande muftì Mustafa Cerić in memoria del genocidio del 1995: “O Dio, insegnaci che la tolleranza è il grado più alto del potere e il desiderio di vendetta è il primo segno di debolezza”. D’altra parte – spiega Goshen-Gottstein – «la Global House vuole essere un luogo capace di mettere le diverse tradizioni spirituali al servizio delle più urgenti questioni sociali del nostro tempo».

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