La missione quotidiana
Dall’Italia all’India, da Hong Kong al Brasile, la Comunità laiche e laici MdI riunisce singoli, coppie e famiglie che condividono il cammino delle suore attraverso formazione e impegno di vita. «Teniamo lo sguardo aperto al mondo», dice Roberta
A Hyderabad, in India, visitano ospedali e carceri e fanno lezione d’inglese agli studenti dei villaggi poveri, a Macapá, nell’Amazzonia brasiliana, accompagnano le comunità dell’entroterra mentre a Pozzuoli, nel Napoletano, sono impegnati nell’animazione missionaria a livello parrocchiale e diocesano. Tutti quanti sono uniti dall’adesione al carisma delle Missionarie dell’Immacolata, che approfondiscono in regolari incontri e momenti di formazione: i laici e le laiche MdI sono una realtà poco nota quanto vivace, in Italia e nei vari Paesi del mondo in cui la congregazione opera.
«Siamo singoli, coppie, famiglie che condividono il cammino delle missionarie nella nostra vita quotidiana, attraverso la testimonianza in casa, sul lavoro o in parrocchia e l’impegno a mantenere uno sguardo aperto al mondo», spiega Roberta Corbetta, che vive a Inverigo, nella Brianza comasca, e lavora come cuoca. Il suo incontro con la Comunità laiche e laici MdI risale all’inizio degli Anni 2000, quando era una giovane alla ricerca della sua dimensione sul fronte della fede. «Avevo fatto due esperienze missionarie in Brasile, frequentato il cammino Pime di Giovani e missione e poi quello vocazionale, grazie al quale ero partita per un’esperienza estiva in Camerun. Fu in quell’occasione che ebbi modo di conoscere lo stile delle suore dell’Immacolata». Fu amore a prima vista: «L’apertura e l’accoglienza verso tutti, la loro disponibilità, l’essere sempre in mezzo alla gente, il parlare la lingua locale, il grande impegno nella promozione umana: capii che quello era proprio l’ambiente che faceva per me. Una volta tornata a casa non mi sarei accontentata di iniziare un cammino a settembre e concluderlo a giugno, come avevo fatto fino ad allora: avrei cercato qualcosa che coinvolgesse tutta la mia vita».
Quando arrivò la proposta di entrare a far parte di quello che al tempo si chiamava Gruppo Laici MdI, Roberta rimase perplessa: «All’epoca, non sapevo dell’esistenza di comunità laicali legate a Istituti missionari, mi sembrava un’idea un po’ strana. Però accettai di partecipare a uno degli incontri e, con mia grande sorpresa, pur non conoscendo nessuno dei membri e non avendo ben chiaro che cosa stessero facendo, mi sentii finalmente a casa».
L’esperienza che avrebbe conquistato Roberta per tanti anni a venire era nata nel contesto del Capitolo generale delle Missionarie dell’Immacolata del 1994, che diede mandato ad alcune religiose di esplorare una modalità formale di partecipazione all’Istituto da parte di amici e simpatizzanti che da tempo ne accompagnavano il cammino, per esempio nelle feste e ricorrenze particolari. A partire dal febbraio 1998, così, a Monza e Pozzuoli cominciarono a svolgersi incontri di preghiera e riflessione per studiare l’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Christifideles Laici e riflettere sull’identità e sul ruolo dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo. «I partecipanti a quel cammino divennero i primissimi membri del nostro gruppo in Italia». Ancora oggi, la formazione è il cuore delle attività della Comunità: «I nostri appuntamenti sono una boccata d’ossigeno per poi affrontare le sfide del nostro tempo nella vita di tutti i giorni, sempre con un’attenzione particolare agli ultimi e uno sguardo accogliente verso chi arriva da Paesi lontani. Personalmente, è un momento di “ricarica” anche per l’impegno nel gruppo missionario parrocchiale, dove si fa sempre un po’ fatica. Altri di noi svolgono servizi sociali, mentre al Sud alcuni accompagnano le suore nelle parrocchie per la lettura del Vangelo».
A fianco dei laici che gravitano interno a Monza e Pozzuoli – attualmente una trentina di persone – da pochi anni è nato un piccolo gruppo anche a Roma. Tutti, seguiti dalla referente nazionale suor Luigia Mindassi, per quarant’anni a Hong Kong, si ritrovano annualmente nella capitale per un weekend di convivenza e assemblea generale.
Ma la rete degli “amici” delle MdI va molto oltre i confini nazionali e tocca numerosi Paesi in Asia, America Latina e perfino Oceania. I pionieri a livello globale furono in India, nell’Andhra Pradesh: la partecipazione laicale al carisma delle religiose fu uno dei temi discussi già durante l’Assemblea provinciale del 1993 a Vijayawada, e tre anni dopo vide la luce il primo gruppo. Oggi i laici associati nella Provincia sono 115, da Vegavaram a Srungavruksham, da Gudivada a Bhimavaram. Oltre ai momenti comuni di formazione e condivisione, animano iniziative di preghiera con taglio missionario, accompagnano le sorelle nelle visite alle famiglie, ai carcerati, alle case per anziani, assistono i poveri e gli ammalati e affiancano bambini e giovani in situazioni di necessità, sostenendoli negli studi. Negli anni l’esperienza si è allargata a Hyderabad, Delhi e Siliguri, dove i membri della comunità di Kalchini, West Bengal, sono soliti visitare le famiglie cattoliche e hindu che vivono in condizioni di bisogno. E mentre un nuovo gruppo si sta formando a Ranchi, a Goa trenta “colonne spirituali” accompagnano le missionarie soprattutto con la preghiera.
Una modalità di vicinanza, quest’ultima, sperimentata secondo lo schema suggerito dalla cofondatrice della congregazione madre Maria Igilda – anche a Hong Kong. Qui la comunità di laiche e laici unisce, dal 2004, persone provenienti dalle parrocchie in cui operano o hanno operato le suore. Un legame rinsaldato anche attraverso alcuni pellegrinaggi alla scoperta della storia e del presente della congregazione: in Cina, in India e anche in Italia, dove i partecipanti hanno avuto modo di incontrare i gruppi di Monza, Pozzuoli e Roma. «Per noi è stata un’occasione molto bella!», racconta ancora Roberta Corbetta. «Grazie all’aiuto di suor Luigia e suor Sandra Covini, che hanno fatto da interpreti, abbiamo potuto scambiarci le nostre esperienze e creare legami che ci piacerebbe coltivare anche a distanza, per esempio attraverso una formazione comune. Rafforzare il coordinamento a livello globale, che già esiste attraverso il ruolo di suor Annamaria Panza, è un’idea che coltiviamo già da un po’, ma non è facile vista la fisionomia specifica di ogni comunità locale».
Nel contesto dell’Amazzonia brasiliana, per esempio, i membri dei cinque gruppi tra Macapá (il primo, nato nel 2004), Belém, Manaus, Parintins e Maués sono spesso coinvolti nelle visite alle comunità dell’entroterra. Nel periodo della Settimana Santa e del Triduo Pasquale c’è chi da Manaus si sposta nelle aree periferiche per supplire alla mancanza di un sacerdote. Un po’ più simile a quella delle nostre latitudini, improntata all’animazione missionaria in parrocchia e nelle diocesi, è l’attività nella provincia del Brasile Sud, iniziata a San Paolo 26 anni fa e allargatasi poi ad Antônio Gonçalves e Bragança Paulista.
Sfaccettato e pieno di sfide è l’impegno in una terra remota e per tanti versi estrema come la Papua Nuova Guinea. Qui i 90 laici MdI operano a fianco di famiglie, bambini e malati in città come la capitale Port Moresby, Alotau nella Baia di Milne o Mount Hagen, nella regione delle Terre Alte, ma anche sull’isola di Goodenough (la prima presenza, nel 2006, fu a Watuluma) e nell’arcipelago delle Trobriand. Un contesto ad anni luce di distanza, non solo geografica, rispetto alla Brianza di Roberta. Ma poco importa: «Il nostro carisma è lo stesso e non guarda alle frontiere». Oggi, tuttavia, in Italia la sfida più grande è trasmetterlo alle generazioni più giovani: «Ai ragazzi che non ci conoscono direi che ai nostri incontri non si partecipa principalmente per svolgere qualche servizio, ma per respirare la missione quotidiana».
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