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Centrafrica: la banca dal basso

Quello delle tontine è un sistema di credito tradizionale basato sulla fiducia reciproca. In Repubblica Centrafricana, nonostante le pesanti ripercussioni della guerra, ci riprovano ora con una versione “migliorata”. L’esperienza di Grace che potrebbe ispirare anche l’Europa…
BANGUI, Centrafrica. «Contribuire, risparmiare e guadagnare. Negli affari è molto meglio fare tutto ciò in gruppo invece di provarci da soli». Grace Ouaboy ne è convinta. Da due anni fa infatti parte di una tontine “migliorata” dopo aver lasciato la tontine tradizionale, ovvero quel sistema secondo cui un gruppo di persone – spesso donne, ma anche piccoli o grandi imprenditori (25 nel caso di Grace) – decide di gestire insieme il proprio denaro, facendosi credito a vicenda. Sebbene le dinamiche siano varie, la tontine funziona come una cassa di risparmio basata sulla fiducia e il legame sociale tra le diverse persone che la compongono. Per esempio: un gruppo di dieci donne decide di versare nella cassa un euro a settimana. Alla fine dei sette giorni, i dieci euro vengono distribuite a rotazione a un solo membro del gruppo, il quale li investirà in ciò di cui ha più bisogno: in nuovo materiale per il proprio business oppure in questioni personali come il pagamento della retta scolastica dei figli o delle medicine per la famiglia. «La tontine “migliorata” ha però alcuni importanti vantaggi rispetto a quella tradizionale – spiega Grace, 31 anni, studentessa universitaria e commerciante di sapone prodotto con olio di palmisti -. Abbiamo una piccola cassaforte rossa per il regolare contributo, una nera per l’eventuale risparmio, un libretto in cui documentiamo tutti i movimenti, e alla fine del mese o dell’anno riceviamo una percentuale sui soldi avanzati». Inoltre, nella versione “migliorata”, viene nominato un capo della tontine, un segretario, un tesoriere, una persona che ha la cassa e un’altra che possiede la chiave. Nel sistema tradizionale, invece, cassaforte e chiave vengono spesso date a un solo individuo, i soldi risparmiati possono essere spesi subito, e raramente si documentano le varie transazioni monetarie, che siano di un dollaro o di somme più importanti. «Quando facevo parte di una tontine tradizionale, formata da sole cinque donne, la persone con la cassa si permetteva di tutto», ammette Grace, oggi all’ultimo anno di Legge presso l’Università statale della capitale centrafricana, Bangui. «A un certo punto questa persona è sparita e io ho perso 60 mila franchi, circa 100 euro. Andare dalla polizia sarebbe stato inutile – continua -, non avevamo prove a sufficienza per reclamare i soldi perduti». È proprio per questo che nel concetto di tontine – o kélemba nella lingua locale sango – la fiducia tra le persone è un principio fondamentale. «Sono stati gli antropologi ha scoprire e studiare per primi le tontine, non gli economisti – spiega Davide Stefanini, rappresentante del Fondo fiduciario “Bekou” presso la delegazione dell’Unione europea in  Centrafrica -. Questo modello di risparmio è presente soprattutto in Africa, Asia, Sudamerica e Oceania. Inoltre, esiste anche nelle comunità di migranti in Europa, Stati Uniti e Canada. La tontine è nata con la storia dell’uomo e abbatte il pregiudizio rispetto al quale i poveri non risparmierebbero». Nonostante la guerra civile centrafricana abbia avuto un grave impatto sulle tontine nel Paese durante gli ultimi quattro anni di violenze, tale sistema viene utilizzato da gran parte della popolazione, oltre a essere studiato dagli economisti e sostenuto dai progetti di diverse agenzie umanitarie. «Il conflitto civile a volte non permette alle persone di muoversi e lavorare come vorrebbero – conclude Grace, che è stata formata insieme agli altri membri della sua tontine “migliorata” dall’organizzazione non governativa danese, Danish Refugee Council (Drc) -. Ma quello della tontine è un sistema che funziona. Dovreste provarlo anche voi occidentali, sebbene abbiate uno stile di vita molto più individualistico rispetto al nostro».

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