Mozambico: uccisa missionaria comboniana

Mozambico: uccisa missionaria comboniana

Suor Maria De Coppi, 83 anni, è stata colpita a morte durante un attacco terroristico avvenuto ieri sera nella missione di Chipene, in Mozambico. In fuga le sue consorelle e i due missionari fidei donum dalla diocesi di Concordia-Pordenone

«I ribelli hanno assaltato la missione, dando fuoco a tutte le opere parrocchiali. Suor Maria De Coppi, missionaria comboniana originaria di Vittorio Veneto, è stata uccisa durante l’agguato. Tutti i sopravvissuti sono adesso in fuga verso Nacala. Don Lorenzo e don Loris sono vivi!».

È questo il tragico messaggio diffuso dalla diocesi di Concordia-Pordenone a cui appartengono i due fidei donum don Lorenzo Barro e don Loris Vignadel, miracolosamente sopravvissutti all’attacco e alla devastazione della missione di Chipene, nel nord Mozambico.

«Le notizie riguardanti le sorelle lì presenti sono incerte e durante la notte non è stato possibile raggiungerle per averne più precise – conferma un drammatico comunicato delle Missionarie comboniane -. L’unica sorella con la quale abbiamo avuto contatto è suor Eleonora Reboldi, scappata in foresta con alcune ragazze. Siamo preoccupate anche per suor Angeles López Hernández…».

Quel che è certo è che suor Maria – 83 anni, originaria di Vittorio Veneto, una “veterana” del Mozambico, dove era giunta nel 1963 – è stata uccisa con un colpo d’arma da fuoco in faccia, mentre cercava di dare l’allarme alle poche ragazze rimaste in missione. Le altre erano scappate nel pomeriggio con suor Eleonora, mentre i ragazzi erano stati rimandati tutti nei loro villaggi. Questo ha permesso di evitare una vera e propria strage. Anche se sono ancora ore concitate in cui è difficile ricostruire con esattezza l’accaduto.

«Dopo un primo rapidissimo contatto nella notte, in cui abbiamo saputo che erano vivi – ci conferma Alex Zappalà, responsabile dell’animazione missionaria diocesana e segretario particolare del vescovo Giuseppe Pellegrini -, siamo riusciti a parlare con i nostri due missionari solo questa mattina, quando si sono finalmente trovati in una situazione di maggiore sicurezza, dopo essere scappati a piedi. In questo momento, il vescovo di Nacala, monsignor Alberto Vera Aréjula, sta andando a prenderli».

Il fatto che siano sopravvissuti è un miracolo. Gli assalitori, infatti, apparterebbero al gruppo jihadista “al-Shabaab”, che da anni terrorizza e devasta la regione di Cabo Delgado ricca di idrocarburi. Arrivati a Chipene, hanno dato alle fiamme e completamente raso al suolo tutti gli edifici della missione, risparmiando solo le due camere in cui si erano rinchiusi i fidei donum. «Quando si sono resi conto che la situazione era tornata tranquilla – racconta Zappalà – sono usciti fuori e hanno trovato una totale devastazione e purtroppo anche la salma di suor Maria».

Che la situazione potesse precipitare era in qualche modo nell’aria, ma nessuno si aspettava un simile attacco. Lo scorso giugno, i miliziani si erano già spinti oltre il fiume Lurio, provocando la fuga di moltissime persone che si erano rifugiate in missione, ma che poi erano rientrate nei loro villaggi. Nessuno poteva immaginare che il gruppo jihadista arrivassero a fare una tale azione terroristica così a sud, “violando” anche il territorio di Nampula. Un segnale davvero preoccupante – tra l’altro, “firmato” in modo macabro con la decapitazione di due autorità del villaggio di Chipene -, che indica che il gruppo si è ulteriormente rinforzato, nonostante la presenza di militari ruandesi, ingaggiati dal governo, che sembrava aver messo un freno alla sua avanzata. A quanto pare, però, i terroristi mirano ad arrivare sino a Nacala – sede della diocesi a cui appartiene la missione di Chipene – ma soprattutto il porto più profondo dell’Africa australe.

«Vista la situazione – testimonia Zappalà – la scorsa estate abbiamo annullato l’invio in missione di un gruppo di giovani a titolo puramente prudenziale. Tuttavia, io e il vescovo, monsignor Giuseppe Pellegrini, ci siamo recati in visita a fine luglio, anche per inaugurare alcune nuove strutture della missione. Solo qualche settimana fa, nonostante alcuni segnali preoccupanti, era inimmaginabile che potesse realizzarsi un simile attacco e accadere una tale tragedia».

E poi un ricordo di suor Maria: «Ci raccontava, come solo sanno fare gli anziani missionari, di come lei fosse arrivata in Mozambico via mare, dopo tre mesi di navigazione, e di come avesse già vissuto tutta la guerra civile che ha spaccato il Paese. “Ma non hai paura?”. Le abbiamo chiesto. Lei ci ha risposto con un sorriso».