Quando piccola sorella Luisa da Haiti scriveva: «Missionari lo si è insieme»

Quando piccola sorella Luisa da Haiti scriveva: «Missionari lo si è insieme»

Suor Luisa Dell’Orto, piccola sorella del Vangelo originaria di Lomagna (Lc), è stata uccisa ad Haiti, probabilmente in una rapina. Missionaria italiana da vent’anni nella tormentata isola caraibica, qualche mese fa scriveva alla sua comunità: «Perché restare qui? Perché esporsi al ‘rischio’? Non sarebbe meglio che la gente risolvesse da sola i suoi problemi? Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato»

 

La Chiesa ambrosiana piange questa sera insieme ai suoi ragazzi ad Haiti la morte di suor Luisa Dell’Orto, piccola sorella del Vangelo uccisa oggi verosimilmente in una rapina in quella Port-au-Prince che come su questo sito abbiamo raccontato tante volte è abbandonata alla violenza delle bande locali. Suor Luisa, che avrebbe compiuto 65 anni tra due giorni, era l’anima di Kay Chal, “Casa Carlo”, sorta in un sobborgo della capitale haitiana per offrire una speranza ai ragazzi di strada. Originaria di Lomagna – in quella stessa Brianza lecchese da cui proveniva anche padre Fausto Tentorio, missionario del Pime ucciso nelle Filippine nel 2011 – suor Luisa era ad Haiti dal 2002, dopo aver già svolto il suo apostolato prima in Camerun e poi in Madagascar. Nell’ottobre scorso da Haiti aveva scritto al gruppo missionario che sosteneva la sua opera questa lettera sul situazione drammatica nel Paese, ma anche sul senso della sua presenza e dell’essere missionari. La proponiamo qui sotto sottolineando come la sua morte giunga ad appena un mese dalla canonizzazione di fratel Charles de Foucauld, alla cui spiritualità le Piccole sorelle del Vangelo si ispirano: come fratel Charles anche suor Luisa ha donato fino in fondo la sua vita per i piccoli che ha amato  nel nome di Gesù. 

Carissimi,
in molti vi siete preoccupati per ciò che sta succedendo ad Haiti e per come ho potuto riprendere le attività rientrando nel paese. Vi ringrazio per tanta attenzione e sollecitazione e ne sono certa, di tanta preghiera e intercessione. Qui è fine pomeriggio e sono rientrata da poco dalla spesa al supermercato che si trova sull’arteria principale, non lontano da dove sono, una decina di minuti in macchina, quarantacinque a piedi e dai lontani tempi del terremoto ho dovuto fare la strada a piedi perché… non c’è né benzina né diesel nelle pompe di distribuzione. Ho comperato qualche scatolame di scorta visto che nella zona non stanno dando corrente e quindi non si può conservare niente in frigo.

Mi direte che sono un po’ folle, visto la situazione di insicurezza, a uscire cosi ma vi assicuro che eravamo quasi tutti a piedi e che lo spostamento era ‘obbligatorio’ perché dei sindacati e dei gruppi della popolazione hanno proclamato tre giorni di sciopero ‘duro’ dal 25 al 28 ottobre con manifestazioni, blocco di strade e poi quattro giorni di blocco delle attività; una pausa per il 1 e 2 novembre per onorare i morti e poi riinizio del blocco se il governo non prenderà delle decisioni contro l’insicurezza e la mancanza di carburante alle pompe….
Pazzesco…ma questa è la logica in cui il paese è caduto o è stato condotto…anche perché la sola cosa certa è che i sequestri continueranno in quanto le gang non fanno sciopero…

Ecco il paese dislocato che ho trovato! La popolazione è lasciata a se stessa e cerca di trovare il modo di vivere, di fare un po’ di commercio, di lavorare… Una capacità di resilienza che affonda le sue radici in quella sofferenza stravolgente dell’essere stati sradicati dalla propria e trasportati in una terra sconosciuta per lavorare come schiavi…Da parte mia, per ora riesco ad andare a insegnare all’istituto dei padri Salesiani a una mezz’ora di macchina da casa (è il solo spostamento che faccio); il resto degli impegni sono nel quartiere e il centro occupa tutte le giornate.
Se i ragazzi a fine settembre non erano tanti, in queste ultime settimane sono venuti più numerosi per le lezioni e i due ultimi venerdì pomeriggi sono ritornati in tanti (e scatenati) per giocare, segno che i genitori considerano il centro ancora un luogo sicuro per i ragazzi e che si impegnano a proteggerlo.

Questa è la forza e la speranza della nostra zona: tutto l’ampio territorio della parrocchia sembra ancora abbastanza protetto per i sequestri, bisogna fare più attenzione per le manifestazioni e i disordini.
E’ cosi che riesco a essere presente alla gente, a stare con loro e con i ragazzi ai quali, come sempre, vogliamo offrire un luogo di crescita ancora più necessario in questo momento di confusione e di tensione che destabilizza la scuola, chiusa già settimana scorsa e sicuramente la prossima settimana, se si realizza l’annuncio fatto di sciopero.
L’inflazione è grande e tutti i beni di prima necessità sono rincarati… tutto quanto la vostra generosità mi ha donato lo sto ridistribuendo piano piano per l’alimentazione, la scuola e la malattia.

Perché restare qui? Perché esporsi al ‘rischio’? Che senso vivere in tale disagio? Non sarebbe meglio che la gente risolvesse da solo i suoi problemi? “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4, 20) Stamattina, l’impiegato che legge il contatore della corrente elettrica (come una volta da noi) è venuto per la sua lettura e abbiamo parlato un pochino della situazione del paese ,a un certo punto è uscito con questa espressione: “Suor Luisa, tu qui nel quartiere puoi ‘kouche a tè’, cioè dormire in terra in mezzo alla strada tranquillamente e nessuno ti farà niente perché tutti sanno che fai qualcosa per loro e che possono contare su di te in caso di bisogno” …inaspettato e mi sono commossa.

Poter contare su qualcuno è importante per vivere! E testimoniare che si può contare sulla solidarietà che nasce dalla fede e dall’amore per Dio e dall’amore di Dio è il più grande dono che possiamo offrire. Ma quanto il signore dell’elettricità ha detto, non lo ha detto solo per me ma per ciascuno di voi perché siete voi che aiutate, è su di voi che possono contare attraverso la vostra condivisione e il vostro dono.

Si, missionari lo si è insieme, nella quotidianità della vita, nei gesti di presenza e di attenzione, nella preghiera. Che la nostra intercessione aiuti questo popolo a trovare una via d’ uscita degna e piena di umanità. Buona giornata a…noi tutti missionari! Con affetto, ricordandovi nella preghiera,

vostra piccola sorella Luisa