Spose solo maggiorenni, il passo avanti del Pakistan

Spose solo maggiorenni, il passo avanti del Pakistan

Il Senato pachistano ha approvato con una maggioranza schiacciante un provvedimento di modifica della legislazione finora in vigore (16 anni) per portare l’età legale del matrimonio alla pari con quella in cui viene emesso il documento d’identità

 

Ci sono voluti anni di dibattiti accesi, piccoli passi, di retromarce e, infine, nell’ultimo decennio, leggi locali emesse dai governi provinciali prima di arrivare in Pakistan a quello che sembra la mossa finale verso una regolamentazione delle unioni matrimoniali che escluda le donne sotto i 18 anni di età.

Il Senato pachistano ha approvato con una maggioranza schiacciante un provvedimento di modifica della legislazione finora in vigore (16 anni) per portare l’età legale del matrimonio alla pari con quella in cui viene emesso il documento d’identità e in cui i cittadini accedono alla maggiore età. Il dibattito nella camera alta del Parlamento si era avviato a gennaio per iniziativa di Sherry Rehman, giornalista, attivista e senatrice del Pakistan People’s Party (Ppp), tra le donne più attive sulla scena politica e sociale del Paese e per questo finita più volte sotto attacco dei fondamentalisti religiosi.

L’esame della legge è passato all’Assemblea nazionale, con una resistenza già annunciata dai gruppi islamisti che ha coinvolto addirittura due ministri del governo guidato da Imran Khan, il cui partito Pakistan Tehreek-e Insaf ha visto da subito diverse posizioni come del resto tutti gli altri gruppi  nell’aula parlamentare con l’eccezione del Ppp.  L’opposizione punta su due elementi. Il primo, una presunta “non islamicità” dell’innalzamento dell’età matrimoniale, il secondo perché non è stato chiesto alcun parere preventivo al Consiglio degli Ulema.

Resta il fatto che quello dei matrimoni infantili nel Paese è uno dei problemi di punta della condizione femminile, con ampie e gravi conseguenze, ancor più perché associato a abusi, sfruttamento, omicidi per dote o d’onore, alta mortalità, mancanza di autonomia e di prospettive, schiavità discriminazione etnica e religiosa.

Le statistiche sono drammatiche, dato che secondo l’Unicef, il 21 per cento delle donne pachistane ha contratto matrimonio prima dei 18 anni e il tre per cento prima dei 15. In gioco entrano le consuetudini tribali associate a quelle islamiche, che tradizionalmente fanno coincidere l’età utile al matrimonio con l’avvio dell’età fertile e di conseguenza i
matrimoni infantili sono frequenti, se non la norma. In particolare nelle aree rurali e questo nonostante per la legge del paese asiatico ogni rapporto sessuale con donne al di sotto dei 16 anni può essere considerato stupro e quindi reato punibile severamente.

Molto però si gioca sul contrasto permanente tra Diritto e consuetudini, tra legge civile e religiosa. Quest’ultima – che andrebbe applicata, con eccezioni, solo per i musulmani – è sovente interpretata in senso generale. Ancor più utilizzata, con poche possibilità di appello e pochi casi andati a favore delle vittime, come strumento di sopraffazione verso gruppi meno favoriti e ancor più delle minoranze.

Sarebbero un migliaio all’anno le vittime, per i due terzi cristiane, di rapimento, conversione forzata all’islam e successivo matrimonio che – salvo non ci sia un’evidente costrizione o non risultino danni fisici – viene approvato dalle corti islamiche anche nei casi controversi (ad esempio per l’età della donna coinvolta), togliendo alla famiglia originaria
della sposa ogni giurisdizione a favore di quella del marito.

 

Foto: Flikr / uusc4all