Vescovo nel crocevia di Tokyo

Vescovo nel crocevia di Tokyo

Padre Andrea Lembo è stato chiamato dal Papa ad affiancare come ausiliare l’arcivescovo Kikuchi. «Continuerò a dialogare con la società giapponese per accendere il fuoco della carità tra le solitudini della metropoli»

Ha scelto come motto la frase del Vangelo «Come io vi ho amato» (Gv 15,11). Ma ha voluto che a esprimerlo fosse l’ideogramma giapponese che indica la parola “amore”. «Un kanji che mi è sempre piaciuto molto, perché assomiglia a una fiamma – racconta -. E dice bene quanto ci ha insegnato Papa Benedetto: che l’evangelizzazione, soprattutto in una città come questa, può avere solo il volto dell’attrazione».
Racconta così il suo nuovo ministero padre Andrea Lembo, missionario del Pime di 49 anni che Papa Francesco ha chiamato poche settimane fa a diventare il vescovo ausiliare di Tokyo, accanto all’arcivescovo Tarcisio Isao Kikuchi, il missionario verbita che dal 2017 guida la piccola Chiesa cattolica della più grande metropoli dell’Asia. È stato proprio monsignor Kikuchi a consacrare vescovo padre Lembo il 16 dicembre scorso, in una solenne cerimonia tenutasi nella modernissima cattedrale di Santa Maria nel quartiere di Bunkyo, la chiesa che si slancia verso l’alto come i grattacieli di Tokyo, progettata negli anni Cinquanta dal grande architetto giapponese Kenzo Tange sulle tante macerie lasciate dietro di sé dalla guerra. Un giorno di festa anche per la comunità del Pime che si è stretta attorno al vescovo Lembo, che fino a questa nomina è stato il superiore regionale dell’Istituto per l’Asia Orientale.
«L’arcivescovo Kikuchi mi aveva già scelto da tempo come collaboratore nel consiglio presbiterale, soprattutto per seguire il cammino dei preti giovani – racconta padre Andrea -. Ma non pensavo a un incarico come questo. Con lui ora stiamo vedendo come gestire la presenza di un vescovo ausiliare, una figura che l’arcidiocesi di Tokyo non aveva più da dieci anni. Tra i miei compiti ci sarà il rapporto con i sacerdoti: monsignor Kikuchi non è originario della diocesi e il fatto che io sia qui ormai da tanti anni può aiutare. Anche nella Conferenza episcopale giapponese, inoltre, mi sarà chiesto di seguire la formazione del clero giovane. A Tokyo la diocesi oggi ha solo una sessantina di preti, il 30% dei quali sono sopra i 65 anni. Le vocazioni al sacerdozio sono poche, alcuni hanno anche lasciato il ministero in questi ultimi dieci anni. Il problema della solitudine che attraversa questa società non risparmia neppure i preti: accompagnarli sarà un punto fondamentale del mio ministero».

L’altro impegno pastorale che monsignor Kikuchi aveva già assegnato a padre Lembo riguarda invece la direzione dello Shinseikaikan, il grande centro culturale cattolico che ha la sua sede a Shinjuku, uno dei crocevia da cui ogni giorno passano milioni di persone a Tokyo. «L’arcivescovo lo ritiene una presenza missionaria fondamentale per la nostra Chiesa di Tokyo – racconta Lembo -. E in questi ultimi anni abbiamo fatto un salto di qualità: nel 2021 abbiamo cambiato persona giuridica, siamo stati riconosciuti come una realtà a scopo sociale. Continuiamo a essere un centro basato sulla spiritualità cristiana, ma ora possiamo più facilmente lavorare in rete con le altre associazioni presenti a Shinjuku, che è una realtà molto viva. Concretamente: i volantini con le nostre proposte ora si trovano anche nelle biblioteche comunali, molte persone non cristiane frequentano i nostri programmi. Continuiamo a proporre tante conferenze culturali sulla spiritualità, l’arte, le tematiche sociali, ma adesso siamo impegnati anche in attività di supporto alle persone. Ad esempio, stiamo dando una mano a piccole associazioni che aiutano le ragazze finite nel giro della prostituzione dei locali notturni. Incrociamo di più il mondo universitario. Abbiamo proposte tutte le sere, con al cuore la preghiera del mercoledì, di stampo cristiano, ma aperta anche a persone di altre religioni».
Un crocevia che – come è stato fin dall’inizio della missione di padre Andrea in Giappone nel 2008 – continua ad avere i giovani come interlocutori particolari. «Anche da vescovo seguirò personalmente il cammino di tanti di loro – spiega -. Resta molto da fare per i ragazzi a Tokyo: il Covid ha fatto esplodere ancora di più i problemi».
La pandemia con le sue restrizioni adottate in maniera rigidissima in Giappone ha lasciato il segno, andando a incidere sui rapporti personali, l’anello già più debole nella grande metropoli. «Gli hikikomori, i ragazzi che si chiudono nella loro stanza rifiutando il contatto fisico con l’esterno – racconta il nuovo vescovo ausiliare di Tokyo – sono aumentati in maniera esponenziale. Come pure il bullismo nelle scuole. E poi i suicidi: tre casi anche fra i miei ragazzi. L’ultimo è successo a dicembre 2022, un giovane che avrebbe dovuto ricevere il battesimo a Natale. Perché? Non lo sappiamo. Probabilmente ancora una volta ha giocato la pressione sociale sulla carriera: figlio di due famosi medici, anche lui studente di medicina con un percorso eccellente. Ma nel profondo, evidentemente, qualcosa non andava. Ora stiamo lavorando con i suoi genitori. Nella speranza di riuscire a comunicare in maniera discreta con altri giovani che vivono questo tipo di problemi. Combattendo l’emulazione, che è un problema sempre più forte».

I giovani, ma insieme gli anziani, in una società dove l’età media avanza sempre di più. Anche per loro il tempo del Covid è stata una grande sofferenza: «In parrocchia a Fuchu – ricorda padre Andrea – abbiamo avuto diversi casi di persone morte da sole in casa e scoperte dopo una settimana. E poi la tragedia di non poter celebrare i funerali, che culturalmente in Giappone sono un momento importantissimo. Ci sono persone che ancora oggi ti chiedono: “Dove sarà adesso mio marito? Non l’ho potuto salutare, sarà in Paradiso?”».
È stato un tempo di prove difficili, il Covid, ma anche di strade nuove imboccate. «Uno di quei giorni, Makito, un ragazzo di 25 anni che aveva finito l’università e stava iniziando la scuola di specializzazione, viene da me e mi dice: “Padre, mi devi aiutare perché non ce la faccio più con le spese” – ricorda il missionario del Pime -. Chiedere aiuto è una cosa rarissima per un giovane giapponese, ma con altri preti ci siamo accorti che era un problema diffuso. Così abbiamo suggerito a quanti conoscevamo di andare a vivere insieme in due o tre, stringendosi nei loro appartamenti già piccolissimi, per dividere almeno l’affitto. È stato commovente vedere i ragazzi più grandi offrire la propria casa: chi lavorava metteva il suo stipendio al servizio degli altri. Noi settimanalmente mandavamo pacchi di viveri in questi appartamenti; loro in cambio al sabato ci aiutavano per il doposcuola con i bambini poveri. Una catena di solidarietà preziosa perché anche il tecnologico Giappone si è scoperto impreparato per le lezioni on line: il Covid ha scoperchiato la pentola delle contraddizioni. E la crisi economica, con il crollo dello yen, ora sta facendo il resto».

Vescovo tra le ferite che non si vedono dietro ai paesaggi incantati del Giappone. Testimone, però, anche di tanta solidarietà nascosta. «L’amicizia – commenta il vescovo Lembo – è la salvezza personale per molti a Tokyo. E si riescono a donare belle pagine di Vangelo a tutti qui, cattolici e non cattolici. Per meditare un messaggio un po’ diverso rispetto a quello che in questa società così segnata da pressioni e solitudini si respira tutti i giorni. Provando a far ardere anche la fiamma di quel kanji che vuol dire amore».


CHI È

Originario di Treviglio (Bg), ma anche fiero delle radici siciliane della sua famiglia, il vescovo Andrea Lembo è nato il 23 maggio 1974. Ordinato sacerdote del Pime dal cardinale Dionigi Tettamanzi nel 2004, dopo i primi anni nell’animazione missionaria in Italia, dalla fine del 2008 ha svolto il suo ministero ininterrottamente a Tokyo dove ha dato vita al Centro Galilea per i giovani ed è stato parroco nella comunità di Fuchu, nell’immensa periferia della metropoli. Papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare di Tokyo il 16 settembre 2023.