Camerun anglofono: violenze contro studenti e insegnanti

Camerun anglofono: violenze contro studenti e insegnanti

Un rapporto di Human Rights Watch denuncia gli attacchi dei separatisti, che negli ultimi cinque anni hanno privato circa 700 mila ragazzi della possibilità di ricevere un’istruzione

 

È mezzogiorno del 24 ottobre 2020. Gli studenti della Mother Francisca International Bilingual Academy di Kumba, in Camerun, stanno seguendo le lezioni in classe quando sentono avvicinarsi un gruppo di motorini. Una dozzina di uomini fanno irruzione nell’edificio con machete e armi da fuoco. Scoppia il panico: sette bambini vengono uccisi, altri tredici sono feriti. Il massacro di Kumba è uno degli oltre 70 casi documentati da Human Rights Watch (Hrw) nel rapporto intitolato “Stanno distruggendo il nostro futuro. Attacchi di forze separatiste armate su studenti, insegnanti e scuole nelle regioni anglofone del Camerun”, presentato il 15 dicembre scorso.

Secondo l’organizzazione che si occupa di diritti umani, circa 700 mila studenti nell’arco di quasi cinque anni hanno perso l’opportunità di ricevere un’istruzione in Camerun. È il risultato di un’aggressione sistematica da parte dei separatisti che chiedono l’indipendenza della parte occidentale del Paese. Dal 2017 a oggi, ci sono stati casi di studenti assassinati, rapiti, picchiati, minacciati, aggrediti mentre andavano a piedi da casa a scuola. Sono nel mirino anche gli insegnanti, anch’essi vittime di violenza, e gli edifici scolastici, spesso distrutti oppure requisiti dai ribelli per essere usati come basi e depositi di armi. Human Rights Watch nell’arco di un anno ha intervistato 155 persone fra studenti e insegnanti sugli attacchi subiti fra marzo 2017 e novembre 2021. Il rapporto non documenta tutti i casi avvenuti in Camerun, ma dimostra che la violenza contro gli scolari e la classe docente non è un fenomeno marginale.

Per capire perché i separatisti si accaniscano contro la loro stessa gente, bisogna guardare alla tormentata storia di questo Paese, dapprima colonia tedesca fino alla fine della prima guerra mondiale, poi spartito fra Francia e Inghilterra. Nel 1960, la parte francese – che è maggioritaria come territorio e popolazione – ottiene l’indipendenza, l’anno successivo tocca alla zona sotto i britannici, della quale solo un’area si unisce in una federazione con il resto del Camerun. La convivenza si complica dopo il 1972, quando le autorità di Yaoundé aboliscono il federalismo centralizzando il potere e privilegiando la componente francofona. Il dissenso mai sopito porta a un’ondata di proteste pacifiche a partire dal 2016, represse dalle autorità. Una mossa che porta alla nascita dei gruppi separatisti e il 1 ottobre 2017 di un’autoproclamata repubblica di Ambazonia, nei territori anglofoni il cui presidente, in esilio in Nigeria, viene arrestato nel 2018 e condannato all’ergastolo.

I camerunensi anglofoni lamentano, durante le proteste, un’emarginazione e una discriminazione non solo a livello economico, ma anche culturale. Si reclama contro una marginalizzazione dell’istruzione anglofona nelle scuole. Da qui nasce la spinta da parte dei separatisti al boicottaggio scolastico. Il fenomeno rientra in un conflitto dimenticato, che è in corso da ormai cinque anni. Circa 600 mila persone, secondo Hrw, hanno lasciato le loro case in conseguenza delle violenze.

La chiusura delle scuole ha colpito soprattutto le aree rurali: le famiglie fuggono verso le città, dove gli edifici scolastici – piantonati da forze governative – sono più sicuri, anche se sovraffollati. Anche gli insegnanti si trasferiscono per poter continuare a lavorare. Gli studenti rimasti in campagna, che magari hanno subito il trauma di un attacco, restano esclusi dall’istruzione. «I capi dei gruppi separatisti dovrebbero annunciare subito la fine del boicottaggio delle scuole e assicurarsi che i loro combattenti smettano ogni attacco sugli edifici scolastici, gli studenti, gli insegnanti», ha dichiarato Ilaria Allegrozzi, ricercatrice senior Hwr e autrice del rapporto. «Questi attacchi criminali non si limitano a colpire fisicamente e psicologicamente le vittime, ma mettono a repentaglio il futuro di decine di migliaia di studenti».

Nel settembre 2018, il governo di Yaoundé ha aderito alla Safe School Declaration, un documento di impegno intergovernativo per proteggere gli studenti e gli insegnanti, le scuole e le università, dagli effetti dei conflitti armati. Secondo Hrw, se la responsabilità degli attacchi ricade sui separatisti, l’impegno del governo e delle forze di sicurezza a difesa delle scuole non è stato sufficiente. Le operazioni condotte contro i ribelli nelle regioni anglofone talvolta hanno avuto conseguenze sui civili. Il risultato è che insegnanti e studenti hanno finito per temere coloro che in realtà avrebbero dovuto proteggerli.

Human Rights Watch ha invitato il governo del Camerun, in quanto garante del diritto all’istruzione dei suoi cittadini, ad agire, punendo i colpevoli e creando appositi programmi di riabilitazione e di supporto psicologico per le vittime. Si auspica anche il sostegno tecnico e finanziario dei partner internazionali del Camerun, dall’Unione Europa a quella Africana, per un programma di risarcimento. Negare l’istruzione a un’intera generazione significa aggravare le condizioni di un Paese già fragile, accrescendo le gravidanze di minorenni e la delinquenza giovanile, che già affliggono tante zone dell’Africa.