Missione Cina formato famiglia

Missione Cina formato famiglia

Edoardo, Silvia e il piccolo Giona sono in partenza per la Cina come volontari dell’Associazione Laici Pime (Alp). Si sono messi a disposizione per un servizio ai disabili dell’organizzazione China Huiling

 

Lei il desiderio della missione lo aveva da sempre. Lui non proprio. Poi, una prima esperienza insieme, la gioia di immergersi finalmente in un contesto missionario, ma anche la paura che tutto finisca lì. Anche la loro storia d’amore che stava cominciando a sbocciare. Lei il desiderio di ripartire, anche subito, anche per un lungo periodo. Lui non proprio… Ci sono voluti alcuni anni, altre esperienze, un cammino di coppia che si è consolidato. Ora sono pronti. Non in due ma in tre: Edoardo Piubello, Silvia e il piccolo Giona sono in partenza per la Cina. Una missione formato famiglia.

Ne parlano con entusiasmo alla vigilia del lungo viaggio che li porterà il 5 novembre a Canton, ricordando le parole del beato Clemente Vismara, missionario del Pime: «La vita è fatta per esplodere, per andare lontano: se essa è costretta entro i suoi angusti limiti non può fiorire. La vita è radiosa dal momento in cui si comincia a donarla».

Anche Silvia ed Edoardo oggi sono particolarmente radiosi. Il piccolo Giona in braccio, hanno ricevuto il mandato missionario durante l’ultimo Congressino al Pime di Milano, lo scorso 17 settembre, come volontari dell’Associazione Laici Pime (Alp). Alcune settimane di preparazione, il lavoro da terminare, famiglia e amici da salutare… Ormai tutto è pronto. Anche il blog (vaincina.com) che li accompagnerà in questa nuova avventura. Una missione davvero speciale, perché sono speciali le persone con cui avranno a che fare. Silvia, che è fisioterapista, ed Edoardo, che è consulente aziendale nel campo dell’efficienza produttiva, si sono messi a disposizione per un anno per collaborare con China Huiling, una grande organizzazione che si occupa di persone con disabilità e che vede tra i suoi leader un vulcanico missionario del Pime, padre Fernando Cagnin.

Fondata una trentina di anni fa da un’intraprendente donna cinese, Teresa Meng Weina, affiancata successivamente da padre Cagnin, Huiling ha svolto – e continua a farlo – un’opera assolutamente pionieristica a favore dei disabili mentali in Cina e oggi è presente in trenta città di venti province, con 65 case-famiglia e molti altri centri e attività. Vi operano circa 450 persone che si occupano di oltre 1.500 residenti e di altrettanti che usufruiscono dei suoi servizi.

Silvia ed Edoardo conoscono già bene questa realtà. «Dopo la nostra prima esperienza con il cammino Giovani e Missione del Pime in Bangladesh, nel 2011 – racconta Silvia, 31 anni -, sono rientrata con il desiderio di fare un’esperienza non solo di conoscenza, ma di servizio. Anche per un periodo più lungo».

«In Bangladesh – le fa eco Edoardo, 33 anni – è stato tutto molto bello e interessante: la natura rigogliosa, il contatto con i bambini delle due boarding school gestite dal Pime. Silvia sarebbe rimasta là direttamente. Io, tutto sommato, ero felice di tornare, perché non mi ero sentito particolarmente utile, ero un po’ fuori posto. Avevo appena iniziato a lavorare e mi piaceva moltissimo quello che facevo. Ero spaventato dall’idea di lasciare tutto. Avevo seguito Silvia soprattutto perché temevo di perderla».

Insomma, i primi passi “missionari” di Edoardo e Silvia non sono stati propriamente in sintonia, anzi. Silvia cerca subito la possibilità di ripartire. Le propongono l’esperienza di Huiling a Canton. Parte di nuovo. Questa volta da sola. «A Canton – racconta – stavo soprattutto nel centro per adulti disabili e mi occupavo in particolare dei casi un po’ più gravi, con patologie fisiche oltre che psichiche, che faticano a essere inseriti nelle attività lavorative. Vivevo con altre quattro operatrici cinesi, di cui solo una parlava inglese; cenavo nelle loro case-famiglia. Insomma, un’“immersione” totale».

Al ritorno Silvia è più “carica” che mai. «Devo aver “contagiato” un po’ anche Edoardo – ricorda con un sorriso – che infatti ha accettato di dare una seconda chance all’idea di missione».

«La seconda volta – aggiunge Edoardo – siamo partiti insieme, sempre nello stesso centro per disabili. Io mi occupavo soprattutto di manutenzione, Silvia faceva il suo lavoro di fisioterapista. Quell’anno c’era anche una suora vietnamita che parlava bene inglese e che ci ha permesso di poter comunicare e confrontarci. È stata un’esperienza bella e ricca per entrambi. Abbiamo vissuto la possibilità di stare con i ragazzi, di metterci in gioco maggiormente come coppia e di passare più tempo con padre Fernando».

E non finisce qui. Perché l’anno successivo Silvia ed Edoardo partono di nuovo, sempre a Canton, ma questa volta per un altro progetto: la farm di Huiling, la piccola azienda agricola a una quarantina di chilometri dalla grande metropoli cinese, dove lavora un altro missionario del Pime, padre Franco Bellati. Lontano dalla città, in un contesto tranquillo e curato, a contatto con la natura, un gruppo di 12 disabili, dai 19 ai 50 anni, vive in due case-famiglia e contribuisce ai lavori agricoli e di trasformazione dei prodotti. La farm è una delle iniziative più recenti e innovative di Huiling.

«Questa esperienza – commenta Edoardo – ha rappresentato per me una specie di “conversione “. Mi sono reso conto che anch’io potevo essere utile. Utile a Silvia e utile a Huiling, che è una grande organizzazione, molto strutturata, in cui posso dare un contributo».

Subito dopo il matrimonio, nel 2014, Silvia ed Edoardo cominciano il percorso dell’Alp. Già alla fine del primo anno, viene detto loro che sarebbero dovuti partire per la prima visita in missione. Tuttavia – sorpresa! – non in Cina, ma in Guinea Bissau. Giusto il tempo di riorientarsi ed ecco un’altra sorpresa, ancora più grande. Silvia scopre di essere incinta di Giona. E la Guinea Bissau non è esattamente un Paese all’avanguardia per la salute materno-infantile.

«Ancora una volta era stato rimesso tutto in gioco!», dicono ripensando a quei momenti. Eppure, non è finita lì. Perché, grazie anche alla flessibilità dell’Alp, di padre Fernando e, ovviamente, di loro stessi, oggi che Giona ha 17 mesi, la possibilità di fare un anno di volontariato con Huiling è tornata di nuovo in campo.

«È il coronamento di un percorso che, a un certo punto, non credevamo più possibile – dice Silvia -. Ora siamo pronti e felici. Abbiamo deciso di tenere aperta la nostra famiglia alle persone che incontreremo, di tessere quanti più legami possibile e di dare una testimonianza credibile non a parole ma con la vita quotidiana, con il servizio e la condivisione. Certo, c’è qualche preoccupazione legata a Giona che è ancora molto piccolo. Ma siamo sicuri che lui ci aiuterà ad aprire tante porte nel rapporto con le persone. Sarà un grande “facilitatore”».  È vero, la lingua dei più piccoli spesso è universale, mentre il cinese… «È la cosa che ci preoccupa di più! – ammettono entrambi -. Studiare il cinese sarà una vera “impresa”. Ma tutti ci dicono che è fondamentale imparare almeno i rudimenti per entrare in rapporto con le persone e dunque ci impegneremo il più possibile».

Per il resto, la dimensione della famiglia che hanno scelto per affrontare questo tempo di missione li rassicura entrambi. «Anche se conosciamo i posti e il tipo di lavoro – conclude Edoardo -, sarà certamente un’“avventura” tutta nuova, proprio perché questa volta siamo in tre. Siamo convinti che Giona, per quanto piccolo, potrà pure lui respirare un’esperienza di gratuità e condivisione. Un’esperienza autentica di missione». «Ormai – ammette Edoardo – la missione è anche profondamente la mia dimensione. Perché la mia dimensione è dove ci sono Silvia e Giona».