Suicidi, l’altra faccia della Corea olimpica

Suicidi, l’altra faccia della Corea olimpica

Il Paese in festa in questi giorni per i Giochi invernali di PyeongChang è attraversato da una piaga profonda. Le statistiche parlano di tassi da record e oggi preoccupa soprattutto il fenomeno crescente dei suicidi di gruppo

 

La Corea del Sud che il 9 febbraio ha inaugurato i suoi Giochi olimpici invernali con una limitata partecipazione del Nord che apre a qualche spiraglio di speranza per la pace, è tutt’altro che un paese sereno nel profondo.

A portarne nel modo più drammatico allo scoperto le ombre è l’elevato numero di suicidi: 25,6 per ogni 100mila abitanti un dato che è doppio di quello medio dei 34 Paesi membri dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico) e che ha visto una tendenza all’aumento a partire dall’inizio degli anni Duemila. Di recente, a manifestare non solo ragioni personali e immediate, si è verificata una tendenza crescente al suicidio di gruppo, sovente propiziato dai contatti permessi da blog e social network. Per questo il governo di Seul ha deciso di intervenire per rendere i patti di morte un crimine.

A sollecitare il provvedimento, annunciato il 23 gennaio, un suicidio eccellente, quello di un noto cantautore pop, Kim Jong-hyun, deceduto a 27 anni lo scorso dicembre. La sua vicenda ha aperto gli occhi su un fenomeno finora noto ma non considerato un’emergenza, che ha come vittime soprattutto gli anziani per la loro povertà o la loro condizione di solitudine o abbandono ma va estendendosi a altre aree sociali.

Non saranno solo criminalizzati patti tra individui mirati a togliersi la vita o facilitare il suicidio altrui, ma anche ogni spettacolo, cartoni animati inclusi, che incoraggino l’autolesionismo. Inoltre, sarà richiesto alle aziende di includere valutazioni psicologiche negli accertamenti medici annuali per i dipendenti dai 40 ai 70 anni e alle forze armate di educare i militari alla prevenzione del suicidio.

La convinzione espressa dal governo – che punta a ridurre l’incidenza di questo fenomeno a 17 suicidi ogni 100mila individui entro il 2022 – è che il 90 per cento dei casi finora registrati siano stati preceduti da indizi specifici e che il fenomeno può essere prevenuto attraverso una maggiore attenzione della popolazione verso i soggetti a rischio.

Sono in molti a lanciare l’allarme-suicidi in un Paese che manca di reti di sostegno sociale, che premia produttività, giovinezza, bell’aspetto e spirito di sacrificio. Un sistema fortemente competitivo che pone un peso sovente insostenibile sui giovani, sulle donne e sugli anziani, incapaci di sostenere quanto loro richiesto oppure quanto viene loro negato.

“In Corea del Sud il suicidio è ovunque”, ricorda lo scrittore Young-ha Kim, sottolineando come altri che l’attuale ruolo economico e strategico di un piccolo Paese per lungo tempo colonizzato dai potenti vicini è stato raggiunto al costo di immensi sacrifici. In modo crescente anche con una incidenza di suicidi che è la quarta causa di morte tra i 52 milioni di abitanti, con una media di 40 casi ogni giorno. Ansia e depressione ne sono le cause immediate, ma le radici sono nel profondo di una nazione divisa, nei pochi spazi individuali e sociali oltre i prolungati orari di lavoro e di studio.