Thailandia, le crepe nascoste sotto l’epopea di Tham Luang

Thailandia, le crepe nascoste sotto l’epopea di Tham Luang

L’ANALISI
La vicenda dei ragazzi salvati dalla grotta ha già una sua mitologia e suoi eroi. Alla fine mostrerà inevitabilmente una nazione coesa e vincente su ogni avversità, ma non la sua realtà

 

Finalmente la Thailandia ha tirato un sospiro di sollievo quando ieri sera è emerso anche l’ultimo dei 13 reclusi involontari dalla grotta di Tham Luang. Una felicità assoluta per i thailandesi, che nell’occasione hanno ritrovato un obiettivo comune, senza ignorare per una volta che una parte non indifferente del merito va alla dedizione del personale straniero che ha affiancato l’opera degli esperti e dei militari locali. A completare una giornata emozionante, la notizia che anche anche il medico e i tre sub della Marina thailandese che fino all’ultimo erano rimasti nella cavità sotterranea che per 18 giorni ha ospitato il gruppo, erano usciti dalla grotta.

Un Paese in festa non potrà dimenticare, però,  la morte di un ex subacqueo della Marina militare, deceduto il 6 luglio mentre partecipava alle operazioni di ricambio delle bombole d’ossigeno nei cunicoli che sono stati percorsi a ritroso tra l’8 e il 10 luglio dai giovani accompagnati da sommozzatori esperti.

Dal 23 giugno, i 12 componenti di una squadra di calcio giovanile (i Moo Po, Cinghiali) tra gli 11 e i 16 anni e l’allenatore venticinquenne avevano trovato rifugio su una ridotta area sopraelevata in una delle cavità interne della grotta di Tham Luang, nel distretto thailandese di Mae Sai, prossimo al confine birmano. Costretti a fuggire verso l’interno del complesso sotterraneo che si snoda per 10 chilometri da una pioggia improvvisa all’avvio della stagione monsonica.

Dopo il loro ritrovamento il 2 luglio, per giorni si sono studiate varie alternative di salvataggio. La prima, l’individuazione di cunicoli già esistenti o lo scavo di nuovi che dalla superficie che potessero consentire di avvicinarsi alla cavità dove si trovava il gruppo e favorirne l’uscita. La seconda, un’attesa potenzialmente di settimane se non di mesi se il monsone avesse l’innalzamento dell’acqua nella grotta, con il rischio di spazzare via il gruppo, oppure limitare ancor più lo spazio e quindi l’ossigeno presente. Alla fine ha prevalso l’impegno all’evacuazione, portato a termine con successo con una cooperazione eccellente e inedita di risorse locali e internazionali.

Secondo il ministero della sanità, i giovani calciatori e l’allenatore Ekapol Chanthawong sono tutti in buone condizioni fisiche e psicologiche. Hanno incontrato i familiari nell’ospedale di Chiang Rai e per loro si preparano festeggiamenti dopo la settimana di isolamento per il rischio di infezioni. Mancata la possibilità di assistere ala finale del Mondiali offerta dalla Fifa, difficilmente non approfitteranno dell’invito del Manchester United per la prossima stagione.

Sicuramente, la vicenda di Tham Luang, sarebbe stato un incubo per ogni paese, ma inevitabilmente ha acquistato in Thailandia sfumature coerenti con le possibilità tecniche, la mentalità, gli usi e una società che esprime fortemente propri valori e disvalori nonostante la lunga apertura alla realtà esterna, determinante per il suo sviluppo economico ma rifiutata in molti aspetti dalle élite perché contaminante (e potenzialmente destabilizzante).

Un sistema-Paese, la Thailandia di oggi, in cui il regime militare al potere da quattro anni, accettato inizialmente per la promessa di riportare serenità, moralità e benessere dopo un decennio di conflitti interni, sta dimostrando di essere il più acceso sostenitore dello status quo, più attento a un controllo assoluto sui media e sulla società civile che alla crescita democratica e civile.

La polemica sulle responsabilità della vicenda di Tham Luang è latente, ma difficilmente uscirà allo scoperto. L’impegno dei militari nelle operazioni di soccorso, che ha tenuto banco in ogni occasione, è stato indicato come esemplare e disinteressato; lo spirito di sacrificio della popolazione che ha partecipato con aiuti, messaggi di augurio, incontri di preghiera, anche con campi allagati dall’acqua deviata dalla grotta che ha distrutto ettari di riso quasi pronto per il raccolto, è stato visto e propagandato come espressione di unicità thai. La vicenda di Tham Luang ha già una sua mitologia e suoi eroi. Alla fine mostrerà inevitabilmente una nazione coesa e vincente su ogni avversità, ma non la sua realtà.