Giovani “senza filtri”

Giovani “senza filtri”

Il prossimo Sinodo riguarderà il rapporto tra Chiesa e giovani. Un’occasione di riflessione in sintonia con lo stile di Francesco. Intervista al Segretario speciale, il gesuita padre Giacomo Costa

 

Quando Papa Francesco ha indetto il Sinodo della famiglia ha dimostrato di non aver paura di toccare temi “sensibili”. L’indizione del Sinodo “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” è una scelta forse ancor più “rivoluzionaria”. La Chiesa rivolge la sua attenzione alle giovani generazioni che, paradossalmente, sembrano invece interessarsi sempre meno alla Chiesa stessa. Forse, anche per questo, lo fa in maniera molto più social, come direbbero proprio i ragazzi: con siti, questionari on line, riunioni pre-sinodali in diretta sui nuovi media…

Ma perché lo fa? Ne abbiamo parlato con padre Giacomo Costa, gesuita e Segretario speciale del Sinodo, oltre che direttore di “Aggiornamenti Sociali”.

Padre Costa, partiamo dall’abc: “Sinodo”, per un giovane, è una parola oscura. Come spiegherebbe a un ventenne cos’è e a cosa serve?

«Cominciamo con il ricordare che per la Chiesa il termine “Sinodo” significa semplicemente “riunione”, “assemblea”: un incontro prolungato in cui diversi rappresentanti della comunità ecclesiale affrontano questioni importanti sulla Chiesa stessa e sulla sua missione. Si può svolgere a livelli diversi: da quello diocesano, quando il vescovo convoca sacerdoti, religiosi e laici perché lo consiglino nel suo ruolo di pastore, a quello della Chiesa universale, quando intorno al Papa si riuniscono vescovi rappresentativi delle Chiese di tutto il mondo insieme ad altri esperti. Non va però confuso con un Concilio, a cui tutti i vescovi del mondo sono chiamati a partecipare».

Un’occasione importante per fare un cammino insieme…

«È quello che, in effetti, ci suggeriscono le due parole greche da cui “Sinodo” è formata: “strada” (odos) e “con” o “insieme” (syn). Il Sinodo è così un’occasione per “camminare insieme” come Chiesa, nell’ascolto di ciò che il Signore le sta chiedendo nel mondo di oggi, nella situazione che stiamo vivendo. Uno degli obiettivi principali di un Sinodo è proprio permettere l’espressione e l’incontro di culture e spiritualità diverse nell’ascolto condiviso di ciò che il Signore vuole dalla sua Chiesa, sulla cui base elaborare prospettive concrete e procedere mettendo in gioco ciascuno le proprie risorse, ma all’interno di un cammino condiviso. È un momento impegnativo, ma molto affascinante e arricchente; un vero servizio per la Chiesa universale. Papa Francesco tiene molto all’esperienza sinodale e desidera che non siano solo i vescovi e alcuni rappresentanti ecclesiali a essere coinvolti. Questo lo abbiamo visto sia per il Sinodo della famiglia che per quello in corso: sono stati approntati questionari e incontri pre-sinodali che coinvolgessero le persone e contribuissero a formare i testi che devono essere discussi nell’assemblea sinodale».

Può sintetizzarne i contenuti e gli obiettivi principali?

«Il Sinodo del prossimo ottobre, come è stato già ribadito in molte occasioni, non sarà un Sinodo “sui” giovani; l’interrogativo di fondo è piuttosto come la Chiesa, alla luce della fede, accompagna i giovani nelle loro scelte e decisioni fondamentali: nello studio, nel lavoro, negli affetti, nell’impegno ecclesiale. Verrà toccato un punto cruciale per l’intera società: il nervo scoperto è oggi lo spazio a disposizione dei giovani per tracciare il proprio percorso di vita e il sostegno su cui possono contare per poter compiere le scelte utili a questo fine. In questo senso il discernimento in questione nel Sinodo non è solo quello vocazionale dei giovani, ma anche uno stile della Chiesa che, accompagnandoli a scoprire la loro via verso la gioia del Vangelo, rinnoverà il proprio volto. Spero che questo possa aiutare i giovani a riconoscere la Chiesa come interlocutrice credibile e autorevole, capace cioè di offrire una proposta non preconfezionata, ma all’ascolto delle situazioni».

Può fornirci qualche dato emerso dalla partecipazione al questionario on line?

«Stiamo ancora elaborando i dati, ma sarà presentato un piccolo report insieme all’Instrumentum laboris. Sono arrivati circa 200 mila questionari, di cui la metà compilati per intero: oltre la metà (il 56%) dall’Europa, circa il 20% dall’America Centrale e del Sud, il 18% dall’Africa e la percentuale restante da Asia, America del Nord e Australia. Circa il 75% di coloro che hanno risposto si dichiara “cattolico attivo”, come era prevedibile, ma c’è anche un 6% che si definisce non cattolico per cui la religione è importante e un 19% per cui la religione (cattolica o altra) non è importante».

Qual è, a suo parere, l’attitudine fondamentale che il Papa chiede ai partecipanti?

«Il Papa tiene molto alla schiettezza di coloro che partecipano, e invita a non temere divergenze e conflitti. Nel Sinodo precedente ha avuto cura di nominare membri che si erano espressi in maniera opposta e divergente sui temi trattati. Questo non per il gusto del conflitto, ma perché è convinto che ognuno, ogni spiritualità, ogni gruppo, ogni cultura abbia una ricchezza da portare e meriti di essere preso sul serio. Vale la pena ricordare quanto ha detto all’apertura del Sinodo della famiglia, quando ha affermato con decisione l’importanza di parlare chiaro: “Non va bene, questa non è sinodalità” diceva riferendosi al non dire onestamente quello che si pensa per strategia, per non offendere, per paura o per qualsiasi altra ragione. Ma aggiungeva anche: “Al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli”. Sono questi gli atteggiamenti attraverso i quali per Papa Francesco si esercita la sinodalità. E sono anche indice di uno stile che egli desidera per le nostre comunità parrocchiali, diocesi, istituti religiosi e tutti gli organismi e associazioni della Chiesa».

Quali sono state le esperienze più vivaci che ha visto finora nella preparazione del Sinodo?

«Sono davvero tante e diversissime le esperienze che sono emerse dai racconti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo; e tante persone o gruppi hanno desiderato raccontare direttamente quanto stanno vivendo e portando avanti. La ricchezza è tale che sarebbe inappropriato citare un solo esempio. Ma vorrei sottolineare che è forse la prima volta che giovani di tutti i continenti sono consultati dal Vaticano attraverso i social: il Papa tiene a che siano sentiti “senza filtri” e quanto da loro elaborato entrerà a far parte dei materiali presentati ai vescovi. Sono invitati giovani di tutto il mondo, sia cattolici, sia di diverse confessioni cristiane e altre religioni, o non credenti. In generale invito tutti, specialmente i giovani, a mantenersi aggiornati sulle iniziative in vista del Sinodo tramite il sito e i social, e a dare anche i propri contributi e consigli».

L’Italia e l’Europa non sono terre anagraficamente molto giovani, mentre in Africa e Asia la percentuale degli under 30 è altissima. Che cosa significa, in questi Paesi, parlare di giovani in vista del Sinodo? Che cosa fa – o dovrebbe fare – la pastorale giovanile in questi Paesi?

«Questo è un punto chiave su cui il Sinodo dovrà, in ascolto dello Spirito, cercare di offrire indicazioni di percorso, per cui io non mi azzardo nemmeno a tentare di rispondere… I padri sinodali e gli esperti che parteciperanno saranno chiamati a fare attenzione alle differenze tra le situazioni e le culture, e a rispettarle. Non è lo stesso crescere in una metropoli del Sud del mondo, con grosse problematiche socio-economiche, ma con una vitalità e un dinamismo per certi aspetti promettenti, o in una società opulenta ma a bassa natalità, e quindi con pochi giovani come in molti Paesi europei. L’altra sfida, in un mondo sempre più globalizzato, sarà anche identificare i tratti caratteristici di una generazione alle prese, ad esempio, con la realtà e i linguaggi delle nuove tecnologie e dei social media. È un fenomeno che definiamo spesso “virtuale”, ma le sue conseguenze sulla cultura e sulla vita delle persone sono molto reali».

Che cosa possono dire le “giovani Chiese”, fondate dai missionari nei secoli scorsi, alle Chiese del vecchio (in tutti i sensi) continente?

«Le giovani Chiese e soprattutto i giovani che ne fanno parte non possono che trasmetterci un’iniezione di speranza. Pur non avendo ancora finito l’analisi dei questionari, stiamo vedendo che specialmente nella visione del futuro ci sono importanti differenze per continente: bassa fiducia in Europa, ma anche in America Latina, più alta altrove, specialmente in Africa».

Quali sono le prossime tappe di avvicinamento al Sinodo? E a che punto siamo con l’Instrumentum laboris?

«Papa Francesco sta trasformando il Sinodo, tutti i Sinodi, da eventi puntuali a processi di discernimento, articolati nei passi che l’Evangelii gaudium chiama “riconoscere”, “interpretare”, “scegliere”. Dall’indizione del Sinodo fino a marzo siamo stati nella tappa del “riconoscere”: abbiamo cercato di raccogliere e ascoltare l’esperienza di tutte le Chiese del mondo e dei giovani; in particolare tramite i questionari, ma anche con gli incontri tra esperti e soprattutto con la riunione pre-sinodale di fine marzo, che ha visto i giovani come protagonisti. Con la redazione dell’Instrumentum laboris – che dovrebbe essere pubblicato all’inizio dell’estate – siamo passati alla fase dell’“interpretare”, dell’andare in profondità in quello che abbiamo ascoltato e del cercare di cogliere in esso ciò a cui il Signore ci chiama: questa fase porterà poi l’assemblea sinodale a formulare piste di azione da presentare al Papa, che con l’esortazione post-sinodale le riproporrà alla Chiesa intera. A tutte le comunità ecclesiali toccherà poi assumere e continuare questo processo nel concreto di un territorio».

Non si può fare a meno di “sospettare” un legame tra il Sinodo di ottobre e la Gmg di gennaio a Panama. Possiamo aspettarci che proprio lì verrà presentata l’esortazione post-sinodale?

«A quest’ultima domanda può rispondere solo Papa Francesco… Quanto alla continuità con la Gmg, pur nelle notevoli differenze tra i due tipi di evento, certamente non mancheranno richiami e connessioni: non per niente i temi delle tre Gmg dal 2017 al 2019 sono stati integrati nella conclusione del Documento preparatorio del Sinodo e suggeriscono un percorso in cui il “fare memoria” aiuta a impegnarsi nel presente, vissuto fino in fondo grazie alla speranza. Ma io vorrei sottolineare anche un’altra continuità, forse ancora più importante».

Quale?

«Non è difficile rintracciare alcune linee unificanti un po’ in tutto il Pontificato: una di queste è, ad esempio, l’insistenza sulla cura. Da questo punto di vista mi piace sottolineare la continuità di questo Sinodo riguardante l’“avere cura” dei giovani sia con il percorso dei due Sinodi sulla famiglia, culminato con l’esortazione apostolica Amoris laetitia, che ha dedicato pagine di particolare intensità alla cura e all’accompagnamento delle famiglie, sia con l’Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune. Tutti coloro che hanno un ruolo di “pastore” nella Chiesa (e quindi non solo i ministri ordinati) sono invitati dal Papa a crescere nella loro capacità di accogliere e accompagnare con uno sguardo di misericordia e con capacità di discernimento le persone che sono loro affidate».