Più guerra, più fame

Più guerra, più fame

L’appello di numerose organizzazioni umanitarie internazionali: quasi 193 milioni di persone in condizioni critiche di insicurezza alimentare. I leader del mondo devono agire subito per contrastare l’attuale crisi, ma anche per prevenirne altre con azioni più strutturali e lungimiranti

«Se non diamo da mangiare alla gente, alimentiamo conflitti». È quanto ha dichiarato nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a margine di due incontri tenutisi a New York, una riunione ministeriale sulla crisi alimentare e un incontro del Consiglio di Sicurezza sul legame tra conflitti e sicurezza alimentare. Il riferimento è ovviamente all’attuale conflitto in Ucraina e il richiamo va alla Russia, a cui si intima di consentire l’esportazione sicura del grano immagazzinato nei porti ucraini. Allo stesso tempo, «il cibo e i fertilizzanti russi e bielorussi devono avere pieno e illimitato accesso ai mercati mondiali», sostiene Guterres, il cui appello è stato rilanciato dall’Unione Africana che ha avviato contatti con Russia e Ucraina, ma anche con Turchia, Usa, Ue e altri Paesi: «Sono fiducioso, ma c’è ancora molta strada da fare. Le complesse implicazioni di sicurezza e finanziarie richiedono buona volontà da tutte le parti», ha ribadito il segratario generale Onu.

Su questa drammatica questione sono intervenute con un documento anche molte delle più importanti organizzazioni umanitarie e di sviluppo che operano in tutto il mondo – da Oxfam a Care International, da Christian Aid all’italiana Azione contro la Fame – e che hanno esortato i governi ad «assumere impegni concreti e sostanziali e rispondere ai bisogni identificati dai Paesi colpiti, dalla società civile e dalle persone che soffrono la fame».
Secondo il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari del 2022, quasi 193 milioni di persone si sono trovate in condizioni critiche di insicurezza alimentare nel 2021, con un aumento di 40 milioni di persone rispetto al precedente record raggiunto nel 2020.

Si prevede che i livelli già preoccupanti di insicurezza alimentare si manterranno o addirittura si aggraveranno quest’anno; l’impatto della crisi ucraina sui sistemi alimentari globali, inoltre, non potrà che contribuire a questo peggioramento.

«La crisi alimentare a livello globale coinvolge soprattutto le persone vulnerabili ed emarginate – fanno notare i firmatari del documento – che hanno poche possibilità di gestire ulteriori difficoltà. Tra di loro troviamo donne e ragazze che, nonostante il ruolo chiave che svolgono nella produzione e nella preparazione del cibo, spesso sono le ultime a poter mangiare e ricevono meno cibo durante i periodi di insicurezza alimentare acuta; inoltre, sono a maggior rischio di subire violenza di genere e varie forme di sfruttamento e abuso e spesso sono escluse dalle conversazioni su come affrontare l’insicurezza alimentare».
Secondo le organizzazioni umanitarie non basta affrontare all’emergenza, ma occorre guardare al futuro e creare sistemi alimentari sostenibili per prevenire future crisi alimentari: «Abbiamo bisogno di soluzioni complete che riescano ad affrontare la moltitudine di fattori e influenze dell’insicurezza alimentare».
Purtroppo i finanziamenti umanitari finalizzati a questo scopo non solo non sono sufficienti a porre fine alla crisi attuale, ma non sono neppure in grado creare meccanismi che possano prevenirne altre. Meccanismi che implicherebbero diverse politiche commerciali ed economiche, ma anche climatiche, dei sistemi alimentari e, in particolare di protezione sociale basate sui diritti. Troppo spesso, però, diritti e interessi non coincidono. Come il dramma di quest’ennesima guerra e di milioni di persone affamate continuano a ricordarci.

«Non possono essere tollerati – sostengono le organizzazioni firmatarie – impedimenti all’accesso all’assistenza umanitaria, l’uso della fame come arma di guerra e gli atti di violenza che minacciano o danneggiano i civili o distruggono infrastrutture civili fondamentali».

Il vertice dei leader del G7 a giugno e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre saranno momenti fondamentali per concentrare nuovamente l’attenzione globale su questa crisi e promuovere azioni mirate. Anche se «il mondo non può aspettare una dichiarazione di carestia per agire. A quel punto sarà troppo tardi».

 

I firmatari della dichiarazione:

CARE International

Water for South Sudan, Inc.

Concern Worldwide

Islamic Relief USA

Women’s Refugee Commission

ADRA

Humanity & Inclusion

International Rescue Committee

World Vision

Foundation for Rural Development Pakistan

Refugees International

Welthungerhilfe

Norwegian People’s Aid (NPA)

Norwegian Church Aid (NCA)

INTERSOS

CAFOD

IMPACT Initiatives

Global Refugee Youth Network (GRYN)

Polish Humanitarian Action (PAH)

Norwegian Refugee Council

Christian Aid

Plan International

DRC Danish Refugee Council

Dochas

Mercy Corps

Ethiopian Community Development Council

Helping Hand for Relief & Development

ChildFund Alliance

Women for Women International

Azione contro la Fame

Dignidad y Justicia en el Camino A.C.

Solidarités International

Oxfam international

People in Need

The Hunger Project

International Medical Corps

Bread for the World

InterAction