La scomparsa di Little Africa nella Cina dell’era Covid

La scomparsa di Little Africa nella Cina dell’era Covid

La Cnn racconta come la pandemia abbia modificato la presenza africana in Cina: la comunità di Little Africa nel distretto di Guangzhou, da vent’anni casa per molti imprenditori africani, sta scomparendo tra pandemia e tensioni. Questo clima mette in difficoltà le generazioni afro-cinesi che non sono “abbastanza cinesi” né “abbastanza nere” per integrarsi

 

Youssouf Dieng, un senegalese che da vent’anni è commerciante nel centro manifatturiero di Guangzhou, nel sud della Cina, era tornato in Senegal allo scoppio della pandemia. Al suo ritorno, un anno dopo, ha trovato una città dove il coronavirus ha cacciato centinaia di africani. “Non ci sono molti stranieri ora, e tutti i piccoli negozi sono chiusi” racconta Dieng in un reportage della CNN parlando di Little Africa, l’angolo di Guangzhou chiamato così per gli uomini d’affari africani che una volta vivevano lì in gran numero.

Nei primi anni 2000, infatti, Guangzhou aveva attirato un gran numero di imprenditori africani grazie alle regole sull’immigrazione e alle fabbriche dai prodotti a basso costo. Secondo le stime, nel 2012 erano 100 mila gli africani affluiti in città, ma ad aprile 2020 erano appena 4.550. Dieci mesi dopo il numero è sceso ulteriormente, a causa di diversi voli di rimpatrio verso la Nigeria e il Kenya, e di regole più severe sui visti.

Quando il Covid-19 ha impedito agli stranieri di visitare la Cina, i proprietari delle fabbriche hanno dovuto ripensare il loro modello di business, utilizzando siti e-commerce per entrare in contatto direttamente con i clienti africani piuttosto che aspettare il loro arrivo in città, come era stato per decenni.

Negli ultimi anni Little Africa è stata luogo di tensioni: le chiese cristiane sono state chiuse dalla polizia e gli africani musulmani hanno visto i ristoranti rimuovere le scritte in arabo dai menu e dalle insegne. Nel 2011 le autorità provinciali hanno offerto ricompense ai cinesi che avessero denunciato gli overstayers, gli illegali rimasti nel Paese una volta scaduto il visto; dal 2014 Little Africa ha visto un aumento della presenza delle forze di polizia e di dispositivi di sorveglianza.

Mentre in molti pensavano di lasciare Guangzhou ancora prima della pandemia, gran parte della comunità è rimasta, spesso radicata da matrimoni, figli, una mancanza di migliori opportunità in Africa o altrove. Guangzhou ha, infatti, prodotto una generazione di bambini afro-cinesi. Molti sono ancora adolescenti, e quanti hanno raggiunto l’età adulta stanno cercando di capire come la loro identità mista si inserirà nel panorama sempre più nazionalista della Cina. La 24enne Zhong Fei Fei, racconta di aver lottato contro il fatto di non essere “abbastanza cinese” in Cina e non “abbastanza nera” in Congo.

In molti hanno sviluppato un senso di appartenenza che è stato scosso lo scorso aprile, quando gli africani di tutta la città sono stati sfrattati da case e alberghi e costretti a vivere per strada. Quando, in fatti, una manciata di nigeriani è risultata positiva al Covid-19, le autorità hanno messo in quarantena e testato tutti gli africani, scatenando timori che fossero vettori del virus.