Una Chiesa dal volto amazzonico

AMAZONAS
Che i vescovi al Sinodo abbiano la liberta e l’audacia di tracciare nuovi cammini chiedendo il dono dell’ascolto

 

L’Instrumentum laboris è nato da centinaia di momenti di ascolto e riflessione dove migliaia di donne, uomini, indigeni, consacrate e consacrati, sacerdoti e vescovi della regione pan-amazzonica hanno condiviso le sfide e le possibili risposte per «nuovi cammini di evangelizzazione» che a partire dall’Amazzonia possono essere proposti a tutta la Chiesa. Il documento si sviluppa su quattro grandi tematiche – l’ascolto, il dialogo, l’inculturazione e la profezia – che si uniscono alla tematica centrale: dare un volto amazzonico alla Chiesa dell’Amazzonia.

Se è vero che il pastore deve avere il profumo delle pecore, in Amazzonia la Chiesa deve avere il profumo degli indios, dei quilombolas (gli afro-discendenti), dei ribeirinhos (chi vive in piccolissime comunità lungo i fiumi), il profumo di coloro che sono costretti a lasciare la propria casa per colpa della distruzione provocata dai grandi progetti di «sviluppo», gli abitanti delle immense periferie delle metropoli.

Per la sua struttura geografica la Chiesa amazzonica ha in sé il germe della pluralità, non può essere pensata come uniforme; superando la tentazione dell’omogeneità deve saper assumere modelli ecclesiologici differenziati, cosciente che si tratta solo di modi culturali differenti di esprimere la stessa fede.

Un altro aspetto che caratterizza il volto della Chiesa amazzonica è la povertà. Una povertà sociale fatta di fame, analfabetismo, mortalità infantile ma anche povertà religiosa con il numero esiguo di sacerdoti a servizio delle comunità, solo il 3% del clero nazionale. Occorre per questo guardare a un’altra povertà, quella evangelica, che deve diventare elemento identificativo del suo volto.

Una Chiesa dal volto amazzonico deve saper prendere decisioni su tre aspetti in particolare: i ministeri, l’ecologia e l’inculturazione dei riti e della liturgia. La Chiesa in Amazzonia deve saper ripensare i ministeri ecclesiali da conferire a laici e laiche. Nell’Instrumentum laboris del Sinodo c’è la proposta ardita di concedere a uomini già anziani con famiglia stabile e di preferenza indigeni la possibilità di celebrare l’eucarestia nelle comunità più remote; ma la stessa audacia è necessaria per identificare il ministero delle donne, che svolgono un ruolo centrale nella maggior parte delle comunità.
Altro tratto è la difesa e protezione della natura. Perché come dice Papa Francesco, non esistono una crisi sociale e una crisi ambientale, esiste un’unica crisi che unisce il grido della terra con il grido dei poveri e può essere superata solo attraverso una conversione all’ecologia integrale.

Infine la Chiesa deve saper integrare i riti tradizionali dei popoli indigeni e adattare la liturgia. Sono riti che esprimono una visione cosmologica, una relazione sacra con la natura, con gli antenati e con il Creatore. La liturgia dovrebbe dunque saper integrare la ricchezza delle diverse lingue native, dei canti, danze, simboli che renderebbero il Mistero celebrato più prossimo. Che i vescovi al Sinodo abbiano la libertà e l’audacia di tracciare nuovi cammini chiedendo il dono dell’ascolto. «Ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del popolo; ascolto del popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama» (Episcopalis Communio, 6). MM