AL DI LA’ DEL MEKONG
Natale, «una ricchezza creata, non mia, inestinguibile»

Natale, «una ricchezza creata, non mia, inestinguibile»

«Sono tanti gli amici che sento presenti nel presepe, quest’anno». Gli auguri di Natale di padre Alberto Caccaro dalla Cambogia

 

«… era il Verbo di Dio che
sosteneva la natura umana…»

Tanti amici hanno pian piano popolato il presepe, quest’anno. Vorrei a mia volta aiutare ciascuno di loro e di voi ad allestire il proprio presepe affinché non manchi nessuno in mezzo a quella scena unica e drammatica che è la nascita di Gesù, quando – scrive sant’Ireneo – «il Signore abbracciò la condizione umana e si manifestò al mondo che era suo». «La natura umana portava il Verbo di Dio, ma era il Verbo che sosteneva la natura umana».

Ebbene, sono tanti gli amici che sento presenti nel presepe, quest’anno. Alcuni si sono avvicinati pochi giorni fa, altri sono presenti da tempo nei panorami della mia anima. Non parlo quindi solo del presepe di un giorno, ma del presepe di una vita.

Penso a padre Mario, classe 1928, che a 91 anni è ancora missionario ad Hong Kong. «Giunto a questa età per sé potrei tornare in Italia come “pensionato”» – ha scritto recentemente agli amici. «Spero tuttavia di continuare a rimanere qui fino a quando a Dio piacerà lasciarmi vivere. Rimanere qui in solidarietà con la gente di Hong Kong nella buona e nella cattiva sorte mi sembra più bello».

Sempre qualche giorno fa, un altro confratello si è fatto strada nel mio presepe: padre Pierluigi Siviero, missionario in Thailandia, morto improvvisamente per un infarto, la mattina del 16 dicembre scorso, all’inizio della novena di Natale. Aveva 56 anni.

Padre Mario e padre Pierluigi, a loro insaputa, ridestano in me «quell’amore nascosto» – scrive il poeta Carlo Betocchi – «quel sentore di terra, che resiste, / come nei campi spogli»: «una ricchezza / creata, non mia, inestinguibile». Penso alle loro vite donate… Penso e prego per chi è scomparso così prematuramente: «Sei Tu, Signore, … io da me non saprei». «Tu m’hai insegnato / dei miei giorni corti puoi fare un’eternità» (1).

Se corro invece a ritroso nel tempo, nel presepe trovo anche mia zia Bruna, che il giorno del mio Battesimo mi fu madrina. La ricordo perché trent’anni fa, il 22 settembre 1989, quando entrai ufficialmente nel seminario del Pime, mi volle accompagnare. «Alberto, ero con te il giorno del tuo Battesimo, voglio essere con te anche oggi che entri in seminario. Quel sacramento e questa vocazione missionaria, sono la stessa cosa! Ero con te piccolo quel giorno, voglio essere con te grande anche oggi». Che perfetta intuizione aveva avuto molti anni prima mia zia, ben prima che papa Francesco lanciasse il mese missionario straordinario, «Battezzati e inviati»! Anche lei scomparsa prematuramente, mi ha lasciato questa verità. Che il Battesimo, la vocazione e la missione, sono un unico perdurante momento di questo nostro «divino esistere».

Il Natale quest’anno mi da un profondo sentimento del tempo che passa, non invano. Alcune settimane fa mi trovavo in Italia per insegnare teologia trinitaria ai nostri candidati al sacerdozio. La sera, spesso, vecchi amici mi invitavano a cena. Penso ad alcuni di loro, che conosco da trent’anni. Amici fedeli, la cui amicizia resiste allo scempio del tempo. Amici immeritati, che mi hanno fatto «sentire in un diverso rapporto con la vita, e in una felicità che posso ben dire piena di gratitudine».

Quanto ai seminaristi, miei studenti invece, il giorno dell’esame uno di loro si è presentato scrivendo alla lavagna i numeri dall’uno al cinque: «1 2 3 4 5». E intendeva così esporre il mistero di Dio uno e trino. Poi si è seduto e ha cominciato: «Dio è 1, ma in Lui vi sono 2 processioni; 3 sono le persone divine; 4 le relazioni tra di loro e 5 le nozioni…» e ha continuato argomentando attorno a ciascun numero e concetto, lasciando intendere di aver raggiunto una sintesi, ancora incompleta, ma almeno chiara!

Il giorno prima di rientrare in Cambogia ho celebrato la Santa Messa presso la chiesa di San Rocco, il rione di Somma Lombardo, dove sono nato. Entrando in chiesa, ero atteso da una signora anziana. Mi aspettava per consegnarmi una busta chiusa. Conteneva il corrispettivo della sua pensione, riscossa qualche giorno prima. «Per i suoi ragazzi, padre Alberto. Li prenda!». Non sono riuscito a trattenermi di fronte a tanta spontaneità. Imprevista, immeritata, benedicente, «una ricchezza / creata, non mia, inestinguibile».

In quegli stessi giorni ho incontrato una mamma. Nello spazio di un incontro, per le cose dette, si è riaperta in lei una vecchia ferita, forse mai rimarginata. L’interruzione della sua prima gravidanza per una malformazione grave del feto. Le rimaneva solo la colpa, il dolore e il pianto. Ancor oggi chiama per nome quel suo bambino mai nato, Emanuele. Ci sono dolori che solo Dio sa lenire, colpe che solo Lui sa perdonare. Esperienze che passano, ma non se ne vanno, come se qualcosa o qualcuno fosse ancora lì dentro… «mettilo nel presepe di quest’anno, il piccolo Emanuele». «Mettilo come il più piccolo di tutti, mai nato, eppure anche lui con una sua piccola parte nella storia di Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi». Così sia, buon Natale cari amici!

 

  1.  C. Betocchi, Dal definitivo istante. Poesie scelte e inedite, BUR, Milano 1999, 90