Quattro giugno a Hong Kong: inizia tutta un’altra storia

Quattro giugno a Hong Kong: inizia tutta un’altra storia

Con il Parco Vittoria vuoto nell’anniversario di Tiananmen e i manifesti intimidatori affissi fuori dalle chiese, per la comunità cattolica inizia una stagione di resistenza civile ed morale all’infelice destino in cui la città è precipitata

 

Il 4 giugno è stata una giornata di enorme tristezza a Hong Kong. La memoria del massacro di Piazza Tienanmen (Pechino, 1989) che ogni anno si tiene al Parco Victoria è stata impedita, per la prima volta, sotto la legge per la sicurezza nazionale. Com’era da aspettarsi, è stato utilizzato l’alibi del Covid: il potere le cose le fa capire bene, ma non le dice chiaramente.

Il parco, sempre gremito di centinaia di migliaia di cittadini commossi, era malinconicamente vuoto. Settemila poliziotti lo hanno presidiato, disponendosi anche lungo le strade adiacenti per contrastare gli assembramenti. Ma la gente non è rimasta a casa: moltissimi hanno reso omaggio ai martiri di Tiananmen con raggruppamenti brevi e dispersivi, con l’accessione di candele e altre forme di omaggio pacifico. Mancare a quell’appuntamento equivale, per la gente, a rinunciare alla libertà. La coscienza libera e democratica di Hong Kong, nata nelle suggestive veglie annuali, non è morta.

È molto importante quello che è successo nella comunità cattolica: in sette chiese del territorio si sono celebrate Sante Messe in ricordo di coloro che a Tiananmen hanno dato la vita per la libertà. L’anziano cardinale Joseph Zen ha celebrato nella chiesa di Sant’Andrea e ha pronunciato una omelia molto sentita in cui ha ribadito il dovere di non dimenticare i veri martiri patriottici. Anche il vescovo ausiliare Joseph Ha, che ha celebrato nella chiesa di San Francesco d’Assisi, ha invitato a non perdere la fede, in un momento come questo in cui essa viene gravemente messa in discussione.

All’esterno di queste sette coraggiose parrocchie sono stati affissi manifesti intimidatori (nella foto), in cui il cardinale Zen è raffigurato come un diavolo. Per la comunità cattolica inizia una stagione di resistenza civile e morale all’infelice destino in cui la città è precipitata. Certamente non si è violato alcuna norma celebrando quelle messe e accogliendo tanti fedeli, ma la vaghezza della legge sulla sicurezza nazionale lascia spazio alle interpretazioni più arbitrarie. E l’esplicita iniziativa intimidatoria mostra l’ostilità verso la chiesa che non sarà più celata. Per i cattolici di Hong Kong è iniziata tutta un’altra storia.