Sostenere la vita sempre e ovunque

L’EDITORIALE
Al di là dei pretesti ideologici e delle molte strumentalizzazioni, il sostegno alla vita – prima dei più deboli e poi di tutti – è di sicuro la strada maestra e l’unico possibile principio ispiratore

 

Nelle “Case delle mamme“ della Guinea Bissau, Africa occidentale, dove le donne dei villaggi con gravidanza a rischio vengono ricoverate alcune settimane prima del parto, si ha la sensazione quasi fisica delle difficoltà che la vita incontra a farsi strada e a prevalere. In quel contesto, a minacciare il nascituro sono la povertà, le credenze ancestrali, l’assenza di un servizio sanitario di base e capillare. Altrove, invece, sono fattori ancora più complessi – e che mettono seriamente in discussione le nostre scelte economiche e politiche – a minacciare la vita da ogni punto di vista e a ogni età. Il diffuso inquinamento e la produzione e lavorazione del cibo con abbondante uso di sostanze chimiche, sono causa di tumori anche tra i bambini.

Il terrorismo tiene in scacco intere comunità e semina morte a grappoli a ogni singola esplosione di violenza. Un conflitto armato, pur con diversi protagonisti come quello attuale in Siria, è in grado di spezzare da solo mezzo milione di vite. L’enorme industria degli armamenti, diffusa in quasi tutti i Paesi, non ha altro scopo e obiettivo che l’attacco deliberato alla vita umana. Si aggiungano il traffico di esseri umani, il naufragio di migranti non soccorsi, la criminalità organizzata e di strada con omicidi ed esecuzioni sommarie, la reazione violenta e indiscriminata dei governi (come ora nelle Filippine) e si avrà un quadro molto triste e negativo circa il riconoscimento della vita come dono per ogni individuo e comunità del pianeta Terra.

Nel nostro contesto sociale poi – e parlo dell’Occidente evoluto, in pace, ricco al punto da poter (se volesse) provvedere a tutti – si fanno strada riserve sottilissime riguardo alla vita, alla sua sacralità, alla sua difesa e al suo sostegno. Ogni menomazione o incompletezza fisica o psicologica diventano fonte di angoscia insostenibile e poco condivisa. La società anonima e la scomposizione abitativa delle famiglie e dei singoli rendono estranei gli uni agli altri, anche i vicini di casa. Così si spezzano anzitempo le vite di persone in difficoltà: genitori soli con un figlio disabile, coppie in crisi, gravidanze indesiderate, superstiti di gravi incidenti stradali… Cresce la tentazione di chiedere alla società e allo Stato di sanzionare e sostenere una decisione di morte a fronte di una solitudine e di un senso di impotenza così grandi.

Che cosa chiedere ora al legislatore o come giudicarne l’operato? Al di là dei pretesti ideologici e delle molte strumentalizzazioni, il sostegno alla vita – prima dei più deboli e poi di tutti – è di sicuro la strada maestra e l’unico possibile principio ispiratore. Ce lo indicano anche i cristiani del Pakistan (cfr. “Primo Piano”, pp. 6-11), che temono un’altra Pasqua di terrore, ma si aggrappano con ostinazione e con fiducia alla vita e al futuro.