Hong Kong: Articolo 23

Hong Kong: Articolo 23

A Hong Kong la nuova legge sulla sicurezza nazionale punisce i reati di “tradimento” e “collusione con forze straniere” cancellando gli ultimi spazi di libertà rimasti dopo la repressione delle manifestazioni pro-democrazia del 2019

CHE COS’È LA LEGGE SULL’ARTICOLO 23?
La Basic Law di Hong Kong – la legge costituzionale in forza della quale l’ex colonia britannica nel 1997 è tornata sotto la sovranità cinese – prevedeva all’articolo 23 la facoltà di emanare una norma specifica contro le “minacce alla sicurezza nazionale”. Il governo locale già nel 2003 aveva provato a farlo, minando il principio “un Paese due sistemi”, cardine dell’accordo tra Pechino e Londra, che avrebbe dovuto tutelare la libertà di espressione a Hong Kong. In quell’occasione erano state imponenti manifestazioni di piazza a fermare il tentativo. Poi, però, è arrivata la durissima repressione dei movimenti pro-democrazia del 2019. E ora, nel giro di poche settimane, un Consiglio legislativo svuotato di ogni voce non allineata con Pechino ha potuto approvare all’unanimità un provvedimento ancora più duro.

QUALI REATI REPRIME QUESTA NORMA?
La legge mira a colpire i reati di tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il governo centrale o furto di segreti di Stato. Per i primi due è previsto addirittura il carcere a vita. Il problema fondamentale è l’arbitrarietà con cui possono essere utilizzati per colpire qualsiasi voce critica nei confronti del governo di Hong Kong, rigidamente controllato da Pechino. È stato inoltre introdotto il nuovo reato di “interferenza esterna”, che con un ampio margine di ambiguità persegue la collaborazione con “forze esterne” (come possono essere per esempio gli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani), con una pena massima di 14 anni. Infine alla polizia è data la facoltà di negare a un arrestato il colloquio con un avvocato nelle prime 48 ore dal fermo, aprendo così la strada a gravi forme di abuso per estorcere informazioni.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELL’APPROVAZIONE?
Di fatto con la Legge sulla sicurezza nazionale vengono smantellate le garanzie dello Stato di diritto che erano uno dei cardini di Hong Kong. Il tutto in un contesto in cui sono già oltre 1.800 le persone in carcere per motivi politici, dopo la repressione che ha colpito i vertici del movimento pro-democrazia che nel 2019 aveva portato in piazza milioni di persone. Da allora non è più possibile a Hong Kong organizzare un corteo o pubblicare un giornale indipendente, come era il quotidiano Apple Daily, soffocato dalle autorità locali. Il suo editore, l’imprenditore cattolico Jimmy Lai, da quattro anni è ormai in carcere e attualmente a processo proprio con le stesse accuse per cui la Legge sulla sicurezza nazionale ha inasprito le pene.