Il Paese con più rifugiati al mondo? Il Pakistan

Il Paese con più rifugiati al mondo? Il Pakistan

Nonostante i rimpatri sono ancora quasi un milione e mezzo i rifugiati ospitati in Pakistan. In gran parte afghani della diaspora creata dalle guerre susseguitesi a Kabul fin dai tempi dell’invasione sovietica

La conferma è arrivata dal’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati: il Pakistan è il Paese che ospita il più alto numero di rifugiati al mondo, poco meno di un milione e mezzo.

Sono gli eredi di una diaspora in maggioranza proveniente dal confinante Afghanistan e che ha le sue radici nell’invasione sovietica di quel Paese a sostegno di un governo favorevole a Mosca. Una situazione di conflitto prolungatasi negli anni nonostante i cambi di regime a Kabul e il rientro dei sovietici nel loro Paese, che ha portato milioni di afghani a cercare rifugio entro i confini pachistani e in molti casi a farne la propria casa.

Un’ospitalità al limite delle possibilità del Pakistan ma che non ha mai visto particolari fenomeni di opposizione interna nonostante i non pochi problemi posti dalla presenza di vaste comunità straniere in contesti locali a volte già difficili.

La diaspora afghana, ha dato vita a comunità operose e pacifiche, che però in molti casi sono state infiltrate da istanze jihadiste e dall’ideologia talebana, da contrasti interni su linea etnica e clanica, dai traffici di armi e di oppio. Finendo per essere oggetto di crescente insofferenza del governo pachistano che ha deciso in questi ultimi anni di bandirle, motivando il provvedimento con ragioni di ordine pubblico e una situazione più stabile nel Paese d’origine.

Come molti altri prima di loro, 1,45 milioni di afghani ancora presenti nel Paese sono sottoposti a una pressione al rientro che ha molte ragioni ma che viene attuato con gradualità e che ha più lo scopo di normalizzare una situazione che data ormai da un quarantennio, in Pakistan e in Afghanistan. Problematica comunque, perché molti afghani non si riconoscono più in un Paese ancora in guerra, dove non avrebbero risorse e che non è più il loro ormai da tempo. Per molti, nati nei campi in Pakistan, è un Paese del tutto ignoto. Il movimento di rientro si è incrociato in certi periodi anche con un movimento di afflusso simile e a volte anche superiore. La presenza afghana nel Paese ospitante non ha comunque mai superato quota 3,5 milioni di persone.

Comunque sia, il movimento di ritorno sostenuto dall’Unhcr/Acnur dal marzo 2002 a oggi ha consentito il rimpatrio di circa 4,1 milioni di afghani, il più grande sforzo attuato in questo senso da una organizzazione internazionale.

La presenza di afghani tra i boat-people e i profughi che si ammassano alle frontiere dell’Unione Europea ha origine in buona parte fuori dalla loro patria, nel confinante Pakistan. Un movimento che si è accelerato in anni recenti. Secondo i dati disponibili sono stati 137mila gli afghani che hanno ufficialmente lasciato il Pakistan nel 2015, quattro volte più dell’intero 2014. Un flusso di ritorno pianificato e incentivato dalle autorità pachistane che hanno centellinato il rinnovo dei permessi, fornendo però sostengo economico alla partenza. Kabul non apprezza la volontà pachistana di liberarsi degli afghani e non ne incentiva il ritorno. D’altra parte, un accordo tra governi per rinnovare i documenti di soggiorno e consentire, ad esempio, permessi biennali, è reso difficile dalle tensioni tra i due Paesi. In particolare, il governo afghano accusa Islamabad di non contrastare efficacemente sul proprio territorio l’azione delle fazioni talebane che non solo hanno goduto fin dall’inizio del sostegno dei servizi segreti pachistani, ma che ancora hanno oggi trovano nelle regioni di confine del Pakistan rifugio e supporto.

 

Foto: Flickr / European Union/ECHO/Pierre Prakash