Fanling, la chiesa sotterranea

Fanling, la chiesa sotterranea

Inaugurata nella solennità dell’Epifania a Hong Kong sorge sotto l’edificio storico della parrocchia di San Giuseppe a Hong Kong, affidata da decenni al Pime. In un quartiere in forte espansione per l’arrivo di tanti nuovi abitanti dalla Cina continentale. Il parroco padre Pietro Paolo Dossi: «Una nuova sfida missionaria»

 

Hong Kong da oggi ha una sua chiesa sotterranea. Ma non si tratta, in questo caso, di una metafora per indicare quella parte di Chiesa cinese che, avendo giurato lealtà al Vaticano negli anni Cinquanta, non si è mai allineata all’Associazione patriottica cattolica guidata dal Partito Comunista. Si tratta di un edificio che, «in mancanza di uno spazio edificabile, si sviluppa letteralmente sottoterra», come spiega il missionario del Pime Pietro Paolo Dossi, parroco della parrocchia di San Giuseppe nel quartiere Fanling di Hong Kong, a soli due chilometri dal confine con la Cina continentale.

In realtà esisteva già una chiesa “storica” a Fanling, dove c’era una piccola presenza cattolica sin dal 1926. Ma fu a partire dal 1949, quando il vescovo incaricò il missionario del Pime Ambrogio Poletti di svolgere qui il proprio servizio, che la comunità si sviluppò progressivamente. A quel tempo i cattolici erano poche decine e si ritrovavano per le celebrazioni nei luoghi di quella che oggi è una scuola della parrocchia. Nel 1953, sul terreno donato da uno dei fedeli, Chu Yan Kit, iniziarono i lavori di quella che poi prenderà il nome di chiesa di San Giuseppe: un edificio «costruito con pietre locali, squadrate, irregolari e tutte diverse, che richiama la chiesa di pietre vive di cui parla Gesù nei Vangeli», spiega padre Dossi, che è anche economo regionale del Pime.

Cinque anni fa, mentre partivano i lavori di ristrutturazione dell’antica chiesa, iniziava anche il progetto di costruzione della nuova struttura sotterranea, collegata al livello del terreno «con scale mobili e ascensori». Una necessità dettata dal fatto che «non c’è più spazio edificabile nel distretto – dice il missionario del Pime -. Però la comunità ha continuato a crescere e la diocesi ha approvato la costruzione di una chiesa più grande». Oggi sono circa 200 le famiglie che partecipano alle celebrazioni domenicali e tutta la parrocchia si è preparata all’inaugurazione della nuova chiesa sotterranea, avvenuta oggi nella solennità dell’Epifania.

«Per sei mesi, ogni prima Messa del mese, abbiamo fatto un’attività diversa, ripercorrendo la storia della vecchia chiesa e aspettando l’arrivo di quella nuova come se fosse un ritorno a casa», racconta padre Dossi. In attesa dell’ultimazione degli spazi, infatti, la comunità della parrocchia di Fanling si è trasferita negli stanzoni di una scuola sia per svolgere le attività parrocchiali che per le celebrazioni eucaristiche. «Nelle ultime settimane, invece, abbiamo creato un puzzle di 500 pezzi con l’immagine di cinque pani e due pesci, richiamando l’episodio narrato nel Vangelo di Marco, in cui Gesù dice ai discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. Dietro ogni tassello, ognuno ha scritto una preghiera, nel segno di una comunità che decide di entrare in un luogo nuovo e di rinnovarsi, a sua volta, a livello interiore».

L’ultimo tassello è stato posto oggi dal cardinale Stephen Chow, in occasione dell’apertura della chiesa. Il distretto nord dei Nuovi territori di Hong Kong è una zona a denso sviluppo urbanistico: «Negli ultimi anni sono stati costruiti qui vicino decine di palazzi», prosegue padre Pietro Paolo, originario di Bergamo e residente a Fanling, dove si occupa della parrocchia insieme al missionario thailandese del Pime Phongphan Wongarsa. «Sono edifici di quaranta piani ciascuno, e in ogni piano ci sono 32 appartamenti». Facendo un rapido calcolo, il sacerdote stima che nei prossimi anni arriveranno nelle zone circostanti la parrocchia circa 30mila persone. Si tratta soprattutto di studenti pendolari e lavoratori del governo che provengono dalla Cina continentale. «Negli ultimi anni si sente sempre più parlare mandarino al posto del cantonese», ammette il missionario.

Da quando nel 2020 Pechino ha imposto a Hong Kong la legge sulla sicurezza nazionale, che punisce qualunque atto di “secessione, sedizione e sovversione” contro il governo locale, è aumentata la repressione di qualunque tipo di dissenso nei confronti della Cina continentale. Le organizzazioni dei diritti umani hanno più volte denunciato l’erosione della libertà e la creazione di un clima di paura.

Allo stesso tempo, Pechino ha avviato in maniera più sottile diverse operazioni di “sinizzazione” della città, che, “riconsegnata” dal Regno Unito nel 1997, ha cercato di elaborare una propria identità indipendente dagli ex colonizzatori e dal governo centrale. «Però il pessimismo è forte – commenta il sacerdote del Pime -. Le notizie dei suicidi di ragazzi e ragazze sono all’ordine del giorno e in generale si percepisce una grande sfiducia nel futuro. Anche molte famiglie della nostra parrocchia, dopo i fatti del 2020, se ne sono andate all’estero».

I parrocchiani di Fanling sono tutti hongkonghesi, a cui si aggiungono un centinaio di donne filippine, quasi tutte impiegate come collaboratrici domestiche, mentre i cinesi presenti sono emigrati qui tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Questa migrazione rappresenta anche una sfida missionaria sempre nuova per i sacerdoti del Pime: «Non abbiamo ancora raggiunto i cinesi che si sono trasferiti nel distretto – conclude padre Dossi -, ma potrebbero essere coloro a cui ci rivolgeremo in futuro».