Sud Sudan: il Paese con meno insegnanti

Sud Sudan: il Paese con meno insegnanti

È il Paese con meno docenti al mondo. Si tratta el Sud Sudan, arrivato all’indipendenza nel 2011, dopo 23 anni di guerra, con 15 insegnati con regolare diploma. All’inizio del prossimo anno ci sarà finalmente una scuola per insegnanti.

 

Una quindicina di insegnanti con diploma. Con questa cifra il Sud Sudan si era presentato al traguardo storico della sua indipendenza nel 2011. Oggi non sono molti di più.

In occasione dell’odierna 22esima giornata mondiale degli insegnanti, l’Unesco ha fatto sapere che mancano all’appello almeno due milioni di insegnanti per raggiungere l’obiettivo internazionale di garantire a tutti l’accesso all’istruzione primaria entro l’anno 2015, definito dagli accordi “Education for All” e dai Millennium Development Goals.

L’insufficienza di insegnanti non riguarda peraltro solo i Paesi in via di sviluppo. Nonostante l’Africa Sub-Sahariana sia la regione più carente, anche gli Stati Uniti, la Spagna, l’Irlanda, la Svezia, ed anche l’Italia, rientrano nella lista dei 112 Stati che sono colpiti da questo problema.

In Sud Sudan la guerra durata dal 1983 al 2005 ha distrutto tutto, anche le persone, azzerando di fatto quell’esiguo patrimonio di insegnanti che avrebbe dovuto contribuire a rimettere in piedi un sistema educativo allo sfascio. Questo giovane Paese  – come abbiamo raccontato su Mondo e Missione tempo fa –  ha dovuto ricominciare da zero da tanti punti di vista, con il 90 per cento della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà e l’85 per cento degli adulti analfabeti. Quella dell’istruzione è una sfida cruciale per un Paese nuovo di zecca, dove meno del 60 per cento dei bambini va a scuola; di questi, circa il 4 per cento sono bambine, costrette molto spesso ad abbandonare quasi subito gli studi.

In un terzo dei Paesi del mondo, sottolinea l’Unesco in questa infografica, il 25% degli insegnati non è formata secondo gli standard nazionali. In Sud Sudan nel 2012 erano appena 40% gli insegnanti con qualche tipo di formazione (non necessariamente un titolo di studio). Poi ci sono tutti gli altri, quelli che formano senza essere formati, quelli che cercano di trasmettere qualche nozione nelle scuolette disseminate in questo vasto e devastato Paese.

«Il cammino più affidabile per formare una nazione stabile è l’educazione della sua gente», sosteneva mons. Cesare Mazzolari, vescovo di Rumbek, deceduto lo scorso anno, all’indomani della proclamazione dell’indipendenza del Sud Sudan. Lui, all’istruzione, aveva sempre creduto molto e non aveva mai smesso, neppure negli anni più bui della guerra che ha opposto Nord e Sud, di costruire piccole scuole rudimentali con l’idea che diventassero della comunità locale (community based schools).

Le scuole cattoliche della diocesi – che la gente in Sudan chiama semplicemente “Comboni” – sono arrivate ad essere frequentate da più di cinquantamila studenti. Alcune si sono sviluppate e sono diventate più qualificate. Attualmente in diocesi ci sono quindici scuole elementari, che hanno tra i mille e i duemila studenti ciascuna, quattro scuole secondarie, due scuole professionali e una scuola per infermieri a Mapourdit, gestita in collaborazione con il governo del Lakes State.

La buona notizia è che all’inizio del prossimo anno in Sud Sudan ci sarà finalmente anche una scuola per insegnanti. Era il sogno di mons. Mazzolari, che ha messo personalmente la prima pietra di questo nuovo Teachers Training Centre nel marzo del 2011, nei pressi del villaggio di Cuilbeth. Ora questo sogno, grazie alla Fondazione Cesar (www.cesarsudan.org) e agli amici italiani del compianto vescovo, sta diventando realtà.