L’Europa di domani? Guardiamola dall’Africa

L’Europa di domani? Guardiamola dall’Africa

Si prepara ad andare alle elezioni per rinnovare il suo parlamento. Ma come si guarda all’Europa di oggi nel continente geograficamente più vicino? Nel numero di maggio «Mondo e Missione» prova a ribaltare la prospettiva dando la parola ai missionari in Africa

 

«Africa chiama Europa». Nel mese che ci porterà alle urne per il rinnovo del parlamento europeo sentiamo tanto parlare di Europa ma poco dei suoi rapporti con il mondo. Per questo Mondo e Missione nel numero di maggio prova a ribaltare la prospettiva chiedendosi: che cosa rappresenta la nostra Europa di oggi per quello che è il continente geograficamente a lei più vicino?

La domanda vera – spiega il direttore Mario Ghezzi nel suo editoriale, è se il continente europeo abbia ancora qualcosa da dire al mondo. Dopo aver avuto una forte presenza in Africa nei secoli passati, come si deve porre l’Europa nei confronti di un continente in forte crescita? Il confronto tra le Chiese sulle due sponde del Mediterraneo può essere una risposta a queste domande perché “noi cristiani d’Europa non possiamo più guardare all’Africa solo come una realtà che ha bisogno della nostra carità e non ha nulla da darci in cambio”. Al contrario.

Alle richieste dell’Africa viene data voce nelle istituzioni europee anche grazie a voci come quella di padre Chika Onyejiuma, missionario nigeriano che a Bruxelles è segretario esecutivo dell’Africa Europe Faith Justice Network. In quest’intervista rivela il suo desiderio di affrontare il problema delle relazioni tra i due continenti alla radice. In rete con le comunità cristiane il missionario cerca “di promuovere una cultura in cui le persone, e specialmente i più poveri, siano al cuore delle politiche economiche e sociali”. A queste aspirazioni africane come si porrà l’Europa anche nei confronti di quei Paesi, in primis la Cina, che vedono il continente nero solo come un bacino di risorse da sfruttare?

Infine padre Alberto Zamberletti, missionario del Pime in Guinea Bissau, conferma molte delle contraddizioni che sussistono nei rapporti tra Ue e Africa. Se storicamente da una parte lo scambio ha dato origine importanti miscele culturali, dall’altra non sempre le relazioni sono state positive come oggi: “schiavismo, colonialismo, guerra e sfruttamento hanno segnato pesantemente lo sviluppo di questo Paese”. Oggi fortunatamente l’Unione Europea è molto attiva nella cooperazione internazionale e anche il commercio assume un ruolo sempre più importante, tuttavia la Guinea Bissau, come molti altri Paesi, resta un’area del mondo poverissima che non riesce ad assicurare un futuro ai propri giovani, i quali vedono nell’Europa “una destinazione da raggiungere a qualsiasi costo”. Come reagirà allora l’Europa a tutte queste sfide?