«Il Sinodo parli anche all’Amazzonia delle città»

«Il Sinodo parli anche all’Amazzonia delle città»

Padre Angelo Da Maren, missionario del Pime a Macapà: «Un passo oltre l’omologazione anche nelle periferie delle città che oggi esplodono ai margini della foresta»

 

Ci sono i piccoli villaggi, sperduti nei mille rivoli del grande fiume. Ma oggi c’è anche un altro volto dell’Amazzonia non meno ricco di sfide che non si può dimenticare. È l’Amazzonia delle città, letteralmente esplose negli ultimi decenni ai margini della foresta. Dove le sfide per una presenza missionaria della Chiesa oggi non sono meno significative. È quanto – proprio in queste settimane in cui a Roma si celebra il Sinodo – ci racconta padre Angelo Da Maren, missionario del Pime originario della provincia di Treviso, dal 1973 impegnato nel suo ministero a Macapà, la grande città dello Stato dell’Amapà.

«Quando arrivai io – quarantacinque anni fa – gli abitanti qui erano 65 mila. Oggi sono diventati 500 mila. Ed è la stessa esplosione avvenuta in molte parti dell’Amazzonia, corridoio di migrazioni avvenute in maniera inarrestabile e senza piani prestabiliti. Dai villaggi dell’interno, ma anche dalle altre zone del Brasile. Così oggi l’80 per cento delle persone in Amazzonia vivono in un contesto urbano».

È l’Amazzonia delle periferie, non meno terra di missione oggi rispetto ai villaggi sperduti. «Spero davvero che questo Sinodo ci aiuti a compiere un passo in avanti nel promuovere un incontro vero tra i vari popoli che arrivano nelle nostre città – commenta padre Da Maren, che a Macapà oggi svolge il suo ministero nella parrocchia Jesus de Nazaré -. Perché il rischio vero e l’omologazione, l’inaridimento delle radici a causa dell’influsso culturale della città che tende a ricondurre tutto ai suoi modelli».

Così le baraccopoli nelle periferie diventano immensi luoghi di sradicamento, «dove tante famiglie perdono il contatto con le proprie comunità indigene senza un’alternativa vera. Dove si sperimenta una vita particolarmente dura: spesso è difficile sbarcare il lunario. Perché nella foresta qualcosa lo trovi, ma in città se non hai soldi non sopravvivi. Così capita anche di spostarsi da una città all’altra, senza mettere radici. E poi ci sono i giovani, che troppo facilmente finiscono nelle mani della criminalità che gestisce il traffico della droga».

Ecco allora la necessità di rilanciare una presenza missionaria anche in queste realtà di frontiera. Perché anche per la Chiesa – in queste città che scoppiano di gente – la tentazione è quella di ritirarsi in parrocchia e occuparsi solo di chi viene a cercarci. «Oggi in periferia è molto più facile trovare il pastore pentecostale che ha aperto la sua piccola chiesa lì e vive insieme agli altri», commenta padre Angelo. E invece la Chiesa in uscita è un’indicazione di percorso anche per Macapa e per le altre città dell’Amazzonia. «Del resto ce lo ha detto il Concilio e Papa Francesco ce lo ricorda con tanta forza: o è missionaria oppure la Chiesa non esiste – annota Da Maren -. Certo non è facile, anche qui viviamo la difficoltà della scarsità del clero. Per questo far riappropriare i laici della propria vocazione di testimoni è una strada fondamentale».