I santi di carta della tradizione orientale

Le immagini devozionali fanno parte delle pratiche religiose popolari da secoli, già forse dal Concilio di Nicea (787) che stabilì la legittimità delle rappresentazioni sacre, e certamente a partire dal 1500, quando iniziarono a essere realizzate con diverse tecniche di stampa e su differenti supporti come pergamene, stoffe, carte e filati.
Anche nel mondo orientale esiste qualcosa di simile alle nostre “immaginette”: sono raffigurazioni di più grandi dimensioni chiamate paper gods, ossia divinità su carta/in carta. In Cina sono state realizzate fino agli inizi del ’900 con matrici di legno inciso: le stampe così ottenute o venivano bruciate durante le cerimonie per far salire al cielo le richieste assieme al fumo (Zhima) o venivano appese sulle porte per richiamare nelle case e nelle botteghe benevolenza e prosperità (Menshen).
Anche in India a partire dalla fine del XIX secolo, grazie all’arrivo dalla Germania della stampa litografica (da matrice in pietra) a vapore, si diffondono immagini devozionali. La prima impresa di Bombay, la Ravi Varma Press, utilizza per questo tipo di produzione proprio macchinari e tecnici tedeschi a garanzia di qualità, creando una forma nuova di arte popolare. Milioni di immagini a colori molto saturi e vivaci raffiguranti divinità indù o scene mitologiche vengono prodotte in serie, anche in forma di calendario con pagine a strappo in modo da accompagnare la vita e le cerimonie religiose quotidiane.
Quando, ad opera dei missionari, cristianesimo e paper gods si incontrano, nascono delle creazioni sincretiche molto interessanti. È così possibile vedere stampe popolari raffiguranti Maria con il Bambino e dei fedeli indiani che si rivolgono loro in preghiera, oppure un san Sebastiano con le caratteristiche somatiche di un giovane indiano che viene trafitto dalle frecce, o ancora la vita di Gesù ambientata in un contesto tipicamente cinese. Raffigurazioni come queste ultime, montate a scroll, ossia su una striscia di carta verticale retta alle estremità da due bastoncini per poterla appendere, costituivano spesso anche una specie di catechismo per immagini. 

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