Padre Parolari ora è in Italia. Nuove ipotesi sull’attentato

Trasferito in ospedale a Roma il missionario ferito in Bangladesh, che ora ha bisogno di calma e terapie adeguate. Intanto prende corpo la pista di un legame tra l’attentato e gruppi fondamentalisti islamici locali che avrebbero trovato sotto la bandiera dell’Isis nuovo vigore. Già nel 2005 in quella zona ci fu una serie di bombe contro obiettivi quali luoghi sacri, eventi musicali e cinema
 

Bangladesh: eseguite le due condanne a morte

Uccisi per impiccagione quando a Dhaka era notte Salauddin Quader Chowdhury e Ali Ahsan Mohammad Mujahid, i due leader dei partiti d’opposizione accusati di crimini di guerra per fatti avvenuti nel 1971. È dentro alle tensioni legate a questa vicenda che mercoledì è maturato l’agguato a padre Parolari. E in Bangladesh il clima resta incandescente: il partito islamista ha convocato per lunedì una «mobilitazione generale»
 

Il Pime: «Agguato dell’Isis? Più credibile il caos politico in Bangladesh»

La Segreteria generale del Pime ha diffuso ieri sera una nota che ricostruisce i fatti sull’agguato a padre Parolari. E – dopo le notizie sulla rivendicazione dell’Isis rilanciate dai media – riporta l’opinione dell’ambasciatore italiano a Dhaka, secondo cui è più probabile che l’attentato sia legato a un «tentativo di seminare il caos in queste ore di attesa del verdetto contro due politici dell’opposizione accusati di crimini contro l’umanità»
 

Parolari reagisce bene alle cure. Ma a Dhaka ore tesissime

Il missionario ferito è cosciente e ha ricevuto la visita dei confratelli. Padre Cagnasso: «Non lasciateci soli nel desiderio di amare questa gente». Intanto però il Bangladesh vive ore delicate per lo scontro politico sulla condanna a morte di due leader dei principali partiti di opposizione. E un capo locale di Jamaat-e-Islami è stato arrestato con l’accusa di essere coinvolto nell’agguato
 

La strage di Parigi vista dall’Asia

Le similitudini con quanto avvenuto a Mumbai nel 2008. I timori per le minacce all’India, oggi alle prese con nuove tensioni che il radicalismo induista non aiuta ad allentare. La situazione di Paesi come Bangladesh, Indonesia, Malaysia e Pakistan al tempo stesso centrali di reclutamento del jihadismo globale, teatro di operazioni destabilizzanti e centri della persecuzione di non-musulmani e di musulmani moderati
 
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